Storie di Calciomercato: L’estate 1992 del Milan

​Ci sono stagioni che cambiano la storia di un club e stagioni che, semplicemente, ridefiniscono i confini del possibile nel gioco del calcio. La stagione 1991/1992, per il Milan, appartiene alla prima categoria, ma è l’estate del 1992 a traghettare definitivamente il Diavolo in una dimensione ultraterrena.

​Facciamo un piccolo passo indietro per capire il contesto. Nel maggio del 1991, l’ambiente rossonero è tutt’altro che sereno. Il Milan saluta Arrigo Sacchi e deve fare i conti con la pesante squalifica dalle coppe europee dopo la notte dei riflettori spenti a Marsiglia. La panchina viene affidata a Fabio Capello, un tecnico friulano accolto inizialmente dallo scetticismo generale. E invece, l’allenatore di Pieris compie un autentico capolavoro: rivitalizza il gruppo, compatta l’ambiente e vince lo Scudetto al primo colpo, firmando un’impresa leggendaria. Il Milan si laurea Campione d’Italia senza subire nemmeno una sconfitta. Sono gli Invincibili.

​Se nell’estate precedente il calciomercato del Diavolo è stato di basso profilo, quasi d’attesa, la musica cambia radicalmente dopo il trionfo tricolore. Come “premio” per lo scudetto, il presidente Silvio Berlusconi decide di mettere mano al portafoglio in modo vistoso. Per essere competitivi sul doppio fronte, difendendo il titolo in Italia e dando l’assalto alla neonata Champions League, la rosa ha bisogno di un upgrade spaventoso. Serve aumentare il numero dei giocatori, certo, ma è la qualità complessiva a dover toccare vette mai viste prima.

​​L’estate del 1992 porta con sé una grande novità regolamentare: viene aumentato il numero di calciatori stranieri tesserabili da ogni club, anche se vige ancora la rigida regola che ne consente solo tre contemporaneamente in campo. Una dinamica che spinge il Milan a fare incetta di talenti internazionali, creando una concorrenza interna ferocissima.
​Il primo tassello è, in realtà, un ritorno a casa. Zvonimir Boban, acquistato l’anno prima dalla Dinamo Zagabria per ben 10 miliardi di lire e girato in prestito al Bari per saggiare l’impatto con la Serie A, rientra alla base. Il talento croato, mix perfetto di eleganza, visione di gioco e carattere fumantino, è pronto per la grande sfida.

​Ma i radar di via Turati continuano a guardare con insistenza verso i Balcani. Sempre da quella terra di poeti e guerrieri del pallone, il Milan mette le mani su un talento puro, anarchico e celestiale: Dejan Savićević. Il Genio arriva a Milano da Campione del Mondo in carica con la Stella Rossa di Belgrado. I tifosi rossoneri lo conoscono bene, avendolo affrontato e sofferto nella celebre e nebbiosa sfida infinita del 1988. Savićević è l’uomo capace di spaccare le partite con una singola giocata, l’imprevedibilità fatta calciatore.

​​Il Milan non si ferma e decide di attingere anche da chi, solo dodici mesi prima, aveva spento i sogni europei del club. Dalla Francia arriva Jean-Pierre Papin, il centravanti implacabile dell’Olympique Marsiglia e Pallone d’oro in carica del 1991. Per strapparlo ai francesi, Berlusconi sborsa la cifra monstre di 14 miliardi di lire. JPP va a comporre un reparto offensivo da fanta-calcio insieme a Marco van Basten, regalando a Capello una potenza di fuoco spaventosa.

​Il vero fiore all’occhiello di quella campagna acquisti faraonica, l’operazione che fa saltare i banchi e infiamma le cronache nazionali, parla però italiano. Il Milan porta alla corte di Capello l’astro nascente del calcio nostrano: Gianluigi Lentini.

​Il ventitreenne centrocampista del Torino è l’esterno moderno per eccellenza: forte fisicamente, velocissimo, devastante nell’uno contro uno. Il suo trasferimento in rossonero si trasforma immediatamente in un caso politico e sociale, uno dei primi grandi acquisti mediatici della storia del calcio moderno. I tifosi granata scendono in piazza in preda alla rabbia, scatenando vere e proprie proteste a Torino per la cessione del loro idolo. Lo stesso Lentini, inizialmente, è tormentato e non vorrebbe lasciare i colori della sua vita. Le polemiche, i sussurri sulle cifre reali dell’operazione e il clamore giornalistico accompagnano ogni singolo passo del ragazzo verso Milano.

​​Con gli arrivi di Papin, Savićević, Lentini e il rientro di Boban, volendo ci sarebbero anche De Napoli ed Eranio, che vanno ad aggiungersi al blocco storico degli olandesi (Van Basten, Gullit, Rijkaard) e alla leggendaria difesa italiana guidata da Baresi e Maldini, prende forma una delle rose più profonde, ricche e qualitative che la storia del calcio ricordi.

​È il via ufficiale all’era del “turnover” ragionato, una necessità di gestione che Capello cavalcherà con polso di ferro e intelligenza tattica. Quell’estate del 1992, vissuta a colpi di miliardi e colpi di scena, cambia per sempre i connotati del calciomercato, trasformando il Milan in una vera e propria corazzata globale, costruita con un unico, ossessivo obiettivo: vincere tutto, ovunque, senza lasciare nemmeno le briciole agli avversari.

W Milan
Harlock

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"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.