I chiodi sulla bara

Il fu AC Milan è ormai stato adagiato in una bara da circa 19 anni.

Qualche sussulto nel 2011 e nel 2021 ha fatto pensare ad una resurrezione, ma puntualmente il coperchio della bara è tornato a chiudersi.

Da quando è arrivato a mettere le mani sulla maggioranza delle azioni rossonere l’american boy, prodigio della finanza, il coperchio ha iniziato a essere sigillato con i chiodi, proprio per evitare che ci possa anche solo essere la speranza di vedere la resurrezione nell’olimpo del calcio che conta.

Il primo chiodo è stato piantato con l’allontanamento di Maldini dal club. Non me ne vogliate, non sono una vedova di Paolo, vorrei solamente una persona competente in un ruolo così delicato come quello del DT. Nel caso di Maldini la competenza calcistica è indiscutibile, così come il milanismo; peccava nell’esperienza, ma con il tempo sono sicuro che si sarebbe fatto.

Il secondo chiodo è coinciso con la nomina di Furlani come AD e la promozione di Moncada da capo scout a DT del club; a completare il gruppo di lavoro arriva anche Ibrahimovic come consulente esterno.

Ad un anno dall’insediamento, nonostante pubbliche rassicurazioni sulla non necessità di vendere i pochi buoni, viene piantato il terzo chiodo. L’occasione è ghiotta per prendere due piccioni con una fava: sistemare il bilancio per coprire\finanziare le magagne del nano e allo stesso tempo togliere l’anima nascente del Milan, quel Sandro Tonali che incarna tutto il milanismo ammirato nelle epoche d’oro rossonere. Un ragazzo che aveva fatto carte false per vestire la maglia dei suoi sogni, uno che durante il primo anno al Milan aveva sofferto così tanto la pressione e il peso di quei colori da far quasi gridare al bidone. Il secondo anno l’anatroccolo sboccia e si trasforma in quel cigno che tutti si aspettavano. Nemmeno il tempo di sognare la rinascita con al braccio la fascia di capitano su quella maglietta numero 8 appartenuta a un certo Rino da Corigliano, che i nostri prodi accettano la prima offerta pervenuta e impacchettano Sandrino verso l’Inghilterra.

Per carità, come sfuggito al nostro prode presidente con la trafficofobia, l’avrebbero anche fatto con Leao, peccato che non lo voglia ormai da anni nemmeno la madre.

Non entro nel merito di dinamiche curvaiole o di tifo organizzato. Non conosco l’ambiente e non mi permetto quindi di sentenziare. Caso strano vuole però che in seguito ad una pacifica manifestazione di dissenso davanti Casa Milan, venga piantato il quarto chiodo. Il tifo organizzato viene colpito da Daspo manco avessero sterminato tutto il personale di Casa Milan e iniziano i divieti di ingresso degli striscioni di protesta allo stadio. Foto recenti hanno immortalato anche un tifoso che protestava pacificamente con la maglia numero 3 venire allontanato da uno steward.

L’intenzione della proprietà sembra proprio quella di eradicare dallo stadio il tifo organizzato e trasformare il Milan in un evento occasionale per turisti danarosi che non sanno nemmeno cosa stanno guardando se non 22 scemi che rincorrono un pallone.

Il quinto chiodo è stato piantato con la distruzione completa della credibilità del Milan, in qualsiasi ambito. In Italia sono anni che non abbiamo più nessun peso politico; il trafficofobico presenzia alle riunioni di Lega quasi per obbligo, ma si guarda bene dall’aprire bocca se non per dire che bisogna ammirare Marotta. Sbattere i pugni in seguito ai torti arbitrali è proprio fuori discussione. Tralasciamo il fatto che dopo il repulisti di fine Maggio alla presentazione dei calendari abbiamo mandato il team manager.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al climax di questo delirio. Sputtanati urbi et orbi e costretti a ripiegare sull’unico profilo che ha deciso di giocarsi la carriera nel manicomio che è diventato ormai l’AC Milan:Ruben Amorim.

Poco importa che ci sia il tecnico ma manchi tutto il resto della struttura dirigenziale sportiva. Tanto la rosa è competitiva, avendo mancato il quarto posto per un soffio. Ecco il sesto chiodo: aver spento ogni ambizione sportiva anche ai calciatori. Allegri, pur con tutti i suoi limiti sul piano del gioco, era riuscito a compattare il gruppo e farlo remare nella stessa direzione.

La scelta di affidarsi ad Amorim ha tutti i prodromi per rivelarsi catastrofica, per vari motivi. Il tecnico non conosce la serie A e, tolta la stagione dello scudetto alla guida dello Sporting, ha fallito in un ambiente che sembra molto simile al nostro. A Manchester, sponda United, hanno in più rispetto a noi solo i soldi che sperperano sul mercato. Alle due ragioni sopra, bisogna aggiungere che a circa 2 settimane dal raduno ancora non ci sono stati movimenti in entrata, se non i rientri dai prestiti dei vari bidoni che si sono accumulati in questi anni. Cominceremo il mercato con un ritardo stratosferico e già adesso la rosa non si adatta alle idee di gioco proposte negli anni da Amorim, che tra l’altro viene dipinto come un integralista tattico. A questo aggiungiamoci che probabilmente perderemo mezza preparazione per fare il solito tour senza senso in giro per il mondo. Resta da capire quando la squadra avrà modo di metabolizzare le idee e gli schemi di Amorim. Probabilmente a Pasqua, quando saremo in gioco per non retrocedere, in una sorta di Fiorentina formato 2026.

E’ inoltre notizia di ieri che Calvelli abbia rilevato ruolo e deleghe di Furlani; libertà di operazioni fino ai 10 milioni di euro, per cifre superiori serve l’autorizzazione. Già lo vedo il prossimo AD recarsi presso il reparto di geriatria di un ospedale generico a recuperare giovami prospetti che rientrino nei parametri economici fissati per il mercato.

Secondo voi, invece, sono stati piantati altri chiodi? Se si, quando?

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Ho scoperto il calcio e il Milan forse un po' troppo tardi rispetto alla media dei miei coetanei, ma questo non mi ha impedito di vedere fior fiori di campioni indossare la nostra maglia e di godermi le vittorie, in Italia e nel Mondo, del nostro amato Milan.