Io che ho visto i giganti: perché in un anno nero mi è bastato Luka Modric

C’è un momento preciso, durante le domeniche a San Siro, in cui sento il cuore battere con la stessa intensità di un tempo. Succede quando la palla arriva tra i piedi di Luka Modrić. Intorno a lui il calcio moderno corre a cento all’ora: una tonnara di muscoli, scatti furiosi e scontri fisici. Ma quando della sfera tocca il suo scarpino, la frenesia sparisce. Modrić non corre contro il tempo; lo domina. Quest’anno, avere la fortuna di osservarlo da vicino con la nostra maglia numero 14 sulle spalle è stata un’esperienza che mi ha riconciliato con questo sport. È una gioia pura, quasi infantile, che va oltre i gol o le classifiche. È il piacere estetico di vedere un uomo che fa la cosa più difficile del mondo facendola sembrare la più naturale sulla Terra.

​Diciamoci la verità: è stata un’annata calcisticamente difficile, a tratti deprimente. Eppure, in mezzo al grigiore di una stagione storta, io confesso una cosa: guardavo le partite solo ed esclusivamente per Lui. Sei stata la luce in questo anno difficile e buio, Luka. Quando la manovra era farraginosa e la delusione prendeva il sopravvento, mi bastava stringere gli occhi e focalizzarmi sul rettangolo di campo calpestato dal croato. Sapere che ogni novanta minuti avrebbe regalato almeno una giocata capace di valere il prezzo del biglietto era la mia unica certezza, la mia ancora di salvezza in un anno di sofferenza sportiva.

​Io sono cresciuto respirando la grandezza. Ho fatto in tempo a vedere l’eleganza regale di Van Basten, la potenza travolgente di Gullit, la perfezione difensiva di Baresi e la grazia infinita di Paolo Maldini. Ricordo le accelerazioni divine di Kaká e, anche se ero troppo piccolo per viverlo appieno, i racconti su Gianni Rivera hanno plasmato la mia idea di cosa debba essere un numero dieci. Per questo, lo ammetto, sono un tifoso difficile da accontentare. Ho gli occhi viziati dalla bellezza. Eppure, veder muovere Modrić in mezzo al campo quest’anno mi ha ridato i brividi dei primi giorni.
​La sua bellezza sta tutta in una disarmante semplicità. Quando riceve il pallone spalle alla porta, pressato da due avversari che corrono il doppio di lui, non cerca il fallo e non si scompone. Gli basta un impercettibile movimento d’anca, un finto passo da una parte per andare dall’altra, e i difensori spariscono, risucchiati dal vuoto. Senza doppi passi acrobatici, solo con la postura del corpo. E poi c’è quel miracolo geometrico del suo esterno destro: un colpo di polso invisibile che trasforma un passaggio banale in una traiettoria tridimensionale, telecomandata. Modrić sa cosa accadrà sul campo tre secondi prima di tutti gli altri.

​Ma la classe, da sola, non basta a spiegare il fenomeno. Ciò che mi lascia senza fiato, e che a Milanello ha sconvolto tutti fin dal primo giorno, è la sua mentalità pazzesca. A quarant’anni suonati, dopo aver vinto cinque Champions League e un Pallone d’Oro, Luka si allena ancora come se fosse un ragazzino della Primavera a caccia del primo contratto da professionista. Chi frequenta i campi d’allenamento racconta di un professionista maniacale, il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, uno che non accetta di perdere nemmeno la partitella del giovedì. Ha una personalità d’acciaio nascosta dietro un volto timido: non urla, non cerca le telecamere, ma guida con l’esempio. Quando vedi un monumento del genere rincorrere un avversario a perdifiato in allenamento, l’intero gruppo non può fare altro che seguirlo.

​Anche quando la stanchezza si è fatta sentire nella seconda parte di stagione, o quando ha dovuto stringere i denti giocando con la maschera protettiva sul viso pur di non saltare una partita, il suo atteggiamento è rimasto impeccabile. Nei mesi più bui di questa transizione rossonera, Luka mi ha restituito il lato più romantico e pulito di questo sport. Mi ha ricordato l’emozione che provavo da bambino quando vedevo qualcuno fare qualcosa di magico con un pallone tra i piedi.

​Ora che la stagione è conclusa e siamo l’alba di quella nuova, le voci sul suo futuro si rincorrono, ci troviamo a un bivio. C’è chi parla di un addio al calcio, chi sussurra di un clamoroso rinnovo per un altro anno in rossonero. Io non lo so cosa succederà nelle prossime settimane, ma so come mi sento. Se deciderai di continuare a illuminare San Siro per un’altra stagione, la mia gioia sarà immensa. Se invece deciderai che va bene così, che è arrivato il momento di fermarsi, capirò e rispetterò ogni tua scelta, con la consapevolezza che a un re non si chiede mai conto della propria corona.

​A me resta l’orgoglio immenso di poter dire, oggi e per sempre: “Io c’ero. Io ho visto Luka Modrić giocare per il Milan”. Ho visto l’essenza stessa del calcio sposarsi con la maglia più bella del mondo. Qualunque sia il tuo domani, Luka, il mio è solo un enorme, infinito ringraziamento. Se quest’anno non ho mai smesso di guardare il Milan, lo devo soltanto a te.

W Milan
Harlock

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"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.