C’era una volta il Calciomercato: Estate 1982, la rivoluzione che accende la rinascita

​L’estate del 1982 è uno spartiacque unico, doloroso e al tempo stesso mitico per il calcio italiano. Per chiunque, è l’estate del Mundial di Spagna, delle braccia al cielo di Pertini, dell’urlo di Tardelli e degli azzurri di Bearzot sul tetto del mondo. Per i tifosi del Milan, però, quel sapore dolce si mescola a un retrogusto decisamente amaro. Mentre il Paese festeggia, il club rossonero si ritrova a fare i conti con la realtà più dura della sua storia recente: una sanguinosa retrocessione in Serie B, maturata sul campo in una stagione maledetta.
​Da un baratro del genere si può solo risalire, ma per farlo serve coraggio. A guidare la ricostruzione c’è il presidente Giuseppe Farina, insediatosi a maggio alla guida della società. Consapevole che le macerie lasciate dal recente passato sono profonde, Farina decide di azzerare tutto. La parola d’ordine è una sola: rivoluzione. Per metterla in atto, la società si affida alla competenza di Silvano Ramaccioni e sceglie come nuovo allenatore Ilario Castagner, l’uomo che ha plasmato il celebre “Perugia dei miracoli”.

​Castagner ha le idee chiare e mette subito sul tavolo le proprie richieste: per il suo gioco servono l’esperienza di Oscar Damiani e la qualità di Vinicio Verza. Ma il calciomercato di quell’estate calda è dominato soprattutto da un clamoroso scossone sull’asse cittadino. Fulvio Collovati, lo stopper cresciuto nel vivaio rossonero, decide di non scendere in Serie B e fugge sull’altra sponda del Naviglio, sposando la causa dell’Inter. Un addio vissuto come un vero e proprio sgarbo, un tradimento che la tifoseria milanista non perdonerà mai.
​Farina e Ramaccioni, però, riescono a monetizzare al massimo la partenza del difensore imbastendo una maxi-operazione proprio con i cugini nerazzurri. Per compensare la perdita di Collovati, il Milan pretende e ottiene dall’Inter un vero e proprio blocco di giocatori pronti a tutto: arrivano così in rossonero il bomber Aldo Serena, l’esperienza difensiva di Nazzareno Canuti e la sostanza a centrocampo di Giancarlo Pasinato. Vedere tre giocatori compiere il percorso inverso, svestendo il nerazzurro per indossare la maglia del Milan in Serie B, è il segno di un mercato d’altri tempi. Si tratta di innesti di categoria, uomini di carattere scelti per battagliare sui campi polverosi della cadetteria e garantire una pronta risalita.

​L’addio di Collovati non è l’unico. La società decide di tagliare col passato in modo netto, smantellando quasi per intero il vecchio blocco dei reduci dello Scudetto della Stella del 1979. Salutano il Milan pilastri come Roberto Antonelli, Ruben Buriani, Aldo Maldera e Walter Novellino, e non trova spazio per la conferma nemmeno Adelio Moro. È un taglio netto con la nostalgia, necessario per far nascere un ciclo completamente nuovo.

​In mezzo a questo terremoto di cessioni e addii, c’è una decisione che cambia per sempre la storia del club e la geografia del cuore dei tifosi. A differenza di Collovati, che sceglie i rifugi sicuri della Serie A, un ragazzo di ventidue anni decide di fare una scelta controtendenza. Quel ragazzo si chiama Franco Baresi.
​Poche settimane prima, pur senza scendere in campo, si è laureato Campione del Mondo a Madrid. Eppure, con la medaglia d’oro ancora calda in tasca, Baresi evita le sirene del mercato e rifiuta le ricche offerte delle big per rimanere al Milan e giocare la Serie B per la seconda volta nella sua giovane carriera. Da quella stagione indossa la fascia al braccio: diventa il Capitano. È il gesto che lo consacra alla leggenda, l’atto d’amore definitivo che gli garantisce la gloria eterna agli occhi del popolo rossonero. Un leader silenzioso attorno a cui edificare le fondamenta del futuro Milan.

​Accanto ai nuovi acquisti arrivati dall’Inter e alla leadership di Baresi, il progetto di Castagner poggia con forza sulla valorizzazione delle forze fresche. Resta in rosa lo scozzese Joe Jordan, lo Squalo, voglioso di riscattare un’annata opaca e pronto a dare battaglia in un campionato fisico come la Serie B. Ma lo spazio vitale viene concesso ai giovani terribili del vivaio milanista. Calciatori come Sergio Battistini, Maurizio Icardi e Andrea Icardi iniziano a trovare continuità, e insieme a loro crescono ragazzi del calibro di Chicco Evani e un giovane difensore di grande prospettiva: Mauro Tassotti.

​Il primo agosto 1982 la squadra si ritrova nel ritiro di Pinzolo per dare ufficialmente il via alla stagione. L’atmosfera tra i tifosi è un misto di curiosità e scetticismo, ma ci pensa Ilario Castagner a spazzare via i dubbi con una sola, fulminea dichiarazione di presentazione: “Mi ispiro a Nereo Rocco”.
​Bastano queste ematiche parole per toccare le corde giuste, evocare i fantasmi benefici del passato e riaccendere l’entusiasmo dei casciavit. Quella frase restituisce il sorriso a una tifoseria ferita. Sarà un’annata di purgazione, ma vissuta con una cavalcata trionfale che riporterà immediatamente il Diavolo in Serie A, gettando i semi di una mentalità e di un gruppo che, pochi anni più tardi, conquisterà il mondo.

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"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.