Senza parole

Che c’è da dire? Qualificazione Champions totalmente buttata al vento dopo che sembrava scontata, meritata, conquistata. Una volta perso il treno per l’Europa che conta, ecco i licenziamenti di tutto il management rossonero (o quasi), ma senza nemmeno avere pronto un vero piano B. Ora, dopo quasi due settimane di repulisti, ancora nulla è stato deciso. Questo semplicemente perché pochissimo era stato programmato in precedenza.

L’idea di Iraola poteva essere corretta, ma il Milan si è mosso troppo tardi. Come sempre capita, la maggior parte degli affari più importanti si chiudono o comunque si costruiscono con larghissimo anticipo, non all’ultimo momento. Noi invece abbiamo approcciato il tecnico basco solo qualche giorno prima del patatrac col Cagliari. Era necessario, se possibile, chiudere un principio di accordo sicuramente prima, se quella di un mister più giochista era una direzione che si voleva prendere senza indugi. Non parliamo poi nemmeno dei discorsi DT, DS e AD, perché potrebbe essere ancor più imbarazzante. Cacciare Tare, Moncada e Furlani è sembrata ancora di più una mossa per dare risposte (e colpevoli) a un ambiente arrabbiato e profondamente deluso, ma senza lo straccio di una vera strategia. Una decisione, a prescindere dalla correttezza o meno, di pancia e non ponderata.

Ora Ibrahimovic, Cardinale e Calvelli dovranno trovare una soluzione a tale complicatissima soluzione. Quella che porta i nomi di Ferrari AD, Ragnick DT e Glasner allenatore sembra la più probabile. Poi toccherà al mercato, con tutto quello che ne consegue, vale a dire un rinnovamento di una rosa che ha mostrato parecchie lacune. Un ulteriore anno senza Champions non sarebbe ammissibile e sopportabile per una squadra come il Milan, ma se lo scorso anno costruire una squadra che potesse agguantare almeno il quarto posto poteva sembrare fattibile (senza impegni infrasettimanli), il prossimo, con l’Europa League di mezzo, sarà ancora più difficile.

Attendiamo, sempre più disorientati e sfiduciati. Non c’è molto altro da commentare ragazzi, c’è solo una profondissima delusione.

Fab

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Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.