Aprile dolce fallire, il film che non volevamo rivedere

Ti perdono, Max.

Sì. L’umore non è dei migliori, senza girarci attorno. Anche se la vittoria di Verona ha aggiunto un mattoncino importante all’ormai usuale obiettivo Champions – anche e soprattutto grazie ai passi falsi del Como – l’atmosfera che si respira attorno al Milan è sempre la stessa. La medesima da anni, da quando il nostro cammino ha visto la bandierina a stelle e strisce interporsi tra noi e la gioia del trionfo. Il più classico e melancolico dei ‘Anche oggi si vince domani’. La rete di Rabiot al ‘Bentegodi’ ha scacciato pericolose nubi che incombevano su Milanello ma, la sostanza generale, non cambia. Ancora una volta, neanche a dirlo, si ha quasi la percezione di essersi salvati dal baratro vissuto l’anno scorso e, certamente, è frustrante dover assistere alla solita retorica ottimista legata al vicino traguardo del piazzamento Champions. Fin dall’inizio della stagione eravamo, freddamente e lucidamente, consapevoli che non si disponeva dei mezzi necessari per competere con l’obiettivo del successo ma, allo stesso modo, speravamo in una marcata evoluzione progettuale mentre, nuovamente, facciamo i conti con la mediocrità. La mediocrità che ci porta ad esultare per le non-vittorie del Como, la stessa mediocrità che, a ridosso del finale di stagione, alimenta le solite chiacchiere foraggiate da chi ne ha sempre spiccato interesse.

Il solito prospetto estivo della super rivoluzione che potrebbe cambiare tanti nomi tra le file del Milan, tranne quelli che non cambiano mai. Ed è così che ti ritrovi ad essere contento delle parole del tecnico Massimiliano Allegri che, ai microfoni, ha chiarito di voler proseguire la sua avventura al Milan. Una soddisfazione che riguarda più la continuità di lavoro piuttosto che la garanzia di un ritorno ai vertici. Nelle ultime stagioni, eccezion fatta per l’emozionante annata 21/22, il distacco dalla vincente del campionato è stato indecoroso per il nome del Milan stesso. Il mese di aprile ha ribadito e messo ben a fuoco la mediocrità che ormai va di pari passo con le trame del Diavolo. Aprile dolce fallire, tra la fuga dell’Inter verso il 21esimo tricolore e le tre sconfitte nelle ultime 5 partite disputate dai rossoneri. Le solite analisi fataliste e i malumori costanti completano il quadretto e ci ripropongono il solito film di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Ora cosa dobbiamo aspettarci? Qualcuno ne ha idea? Allegri resterà? Tare? La dirigenza rimarrà la stessa? Il mercato sarà condiviso con l’area tecnica? Ci saranno addii pesanti ed eventuali rimpiazzi all’altezza? Ovviamente non abbiamo risposte ma neppure previsioni. Possiamo solo basarci su ciò che abbiamo visto recentemente e quindi… c’è poco da stare ‘allegri’. Che cosa ci portiamo di questa stagione? Sicuramente la rinnovata consapevolezza di non essere mai abbastanza attrezzati, di dover imparare a vivere di fiammate e periodi senza una piena capacità di lasciare il segno, di creare qualcosa. Qualcosa che, oltre che vincente, sia d’impatto per i propri tifosi. Le grandi firme, le serate memoribili, i momenti impressi. E lo abbiamo anche vissuto qualche istante di pura soddisfazione quest’anno ma, alla fine, il vortice ti risucchia e ti riporta sempre lì. Anche se hai un allenatore completamente diverso da quelli precedenti. Anche se i tuoi protagonisti sono diversi dal recente passato. Anche se hai migliorato qualcosa, la posizione in classifica in primis. Insomma, non si scappa. Ti porti dietro il solito ritornello di esser tornato sul paloscenico importante delle big europee e finisce lì.

Niente di più, niente di meno (speriamo, perchè mancano ancora 5 giornate). Quando finirà? Quando torneremo a guardare le stagioni e le partite del Milan con quella sana e inattaccabile voglia di vincere, di emozionarsi, di sognare nuove fotografie all’altezza di quelle di ogni album personale del tifoso? La sensazione è che di tempo ce ne vorrà ancora molto e che, per quanto si possa provare ad isolare le dinamiche del campo dal resto, ciò che cade dall’alto impatterà sempre su ciò che vedremo la domenica, per inerzia o per banale forza di gravità. Perché, in soldoni, se continui a lavorare come stai facendo, puoi pure trovare sempre il gol della domenica o inventarti il gioco migliore al mondo ma, alla fine, tutto ciò che di buono può venire fuori verrà sistematicamente sciupato. Ci aspetta un’altra estate di profonde rifilessioni e rinnovate chiacchiere con la solita altalena di emozioni e, non ce lo faremo mancare, qualche thriller di mercato come siamo abituati ad offire. Quest’anno, con il ‘caso André’, ci siamo messi avanti già a campionato ancora in corso. Ne vedremo delle belle. Forza Milan.

Joker

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Un bisbiglio, un nuovo gioco. Una poesia da imparare, due colori che inebriano la mente ancor prima della vista. Uno spettro di emozioni da cui imparare a essere uomo. Questo è stato il Milan nella mia vita: il silenzio più profondo della passione, l'urlo più solenne e selvaggio dell'anima.