​La luna, il dito e la provvidenziale Verona

Il tabellino dice che il Milan ha sbancato Verona, si riprende il secondo posto assieme al Napoli e scappa a +8 sulla quinta in classifica. Ragionando come a Casa Milan, possiamo dire che la pratica sarebbe chiusa qui: missione compiuta.

Ma chi segue il Milan con il cuore, oltre che con gli occhi, sa che la realtà è un’altra. Quella del Bentegodi è stata una vittoria sudata, quasi soffocante, ottenuta contro un avversario che ha già i piedi in Serie B. Tre punti che pesano, certo, ma che non coprono il rumore delle crepe di una squadra che oggi fatica a stare in piedi, mentalmente prima ancora che fisicamente.
​Vedo un gruppo fragile. Mi sembra una squadra scollata dalla realtà, troppo influenzata da quello che succede fuori dal campo. Il problema non è solo tattico: è l’incertezza che si respira in società a pesare sui piedi dei giocatori. Quando non sai bene cosa succederà domani, è difficile correre forte oggi. La sensazione è che manchi quella serenità che ti permette di rischiare la giocata. Oggi il Milan gioca con il freno a mano tirato, quasi avesse paura della propria ombra.

​Il calcio di Allegri lo conosciamo: conta solo il sodo. All’inizio questo pragmatismo ci ha dato sicurezza, ma oggi quella fiducia è sparita. A Verona ho visto una squadra impaurita, capace di complicarsi la vita anche nei passaggi più banali. Quando la testa si scollega dal corpo, il campo diventa una salita insuperabile. Non vedo più quella cattiveria agonistica e quella unità che ci ha portato a non perdere per oltre venti partite. Vedo invece tanta confusione e poca lucidità nelle scelte finali.
​Il primo tempo ci regala il lampo di Rabiot su assist di Leão, l’unico sprazzo di qualità in un pomeriggio grigio. Poi, il solito brivido: regaliamo palla al Verona e Mike deve fare il miracolo.

La ripresa, poi, è stata un lungo sospiro di sollievo durato quarantacinque minuti. Ci siamo chiusi dietro, lasciando palla a loro e rischiando grosso. Se Gabbia non avesse salvato quel pallone nel finale, oggi parleremmo di un disastro. Matteo oggi è l’unico pilastro vero della difesa, molto più di nomi più pubblicizzati. È incredibile come un ragazzo che sembrava ai margini sia diventato l’unico su cui fare affidamento totale.

Il finale di gara è stato un calvario perché davanti non teniamo più un pallone. Se Leão e Pulisic hanno provato a inventare qualcosa, ma con l’americano in netta crisi, i cambi hanno spento la luce. Giménez è entrato malissimo, sembrava un corpo estraneo; Allegri ha quasi pensato di richiamarlo fuori dopo pochi minuti. Nkunku non ha fatto di meglio, restando ai margini di una partita che chiedeva ben altro spirito. È frustrante vedere giocatori di questo livello entrare in campo con così poca grinta.
​In questo scenario, vedere Modric a 40 anni lottare come un ragazzino mi mette i brividi. È una lezione di professionalità enorme. Possiamo criticare il gioco di Allegri quanto vogliamo, ma con questo materiale umano, esiste davvero un piano B? Io ne dubito. L’allenatore sta provando a navigare a vista con quello che gli hanno dato. Spesso ci dimentichiamo che un sarto può fare un bel vestito solo se ha la stoffa buona. E qui la stoffa mi sembra un po’ logora.

​Come scritto la settimana scorsa, faccio sempre fatica a seguire il Milan, una cosa non definita che non mi appartiene perché questo non è il mio Milan. Ma c’è un’altra cosa che proprio non mi va giù: il modo in cui veniamo presi in giro dai media. Facciamo un passo indietro. Nell’estate 2023 hanno usato e strumentalizzato De Ketelaere per distruggere Maldini. Ogni sua incertezza, ogni palla persa, ogni sguardo basso veniva analizzato sotto il microscopio. Molto probabilmente non era il campione che ci si aspettava, ma era la prova vivente che Paolo avesse fallito. Lo hanno trasformato in un processo pubblico permanente e in una condanna.
​Oggi però guardo Jashari e mi viene da sorridere. È costato più del belga, sta giocando una stagione anonima, quasi invisibile, eppure il racconto intorno a lui è ovattato, protettivo. Perché? Semplice: Jashari è l’investimento della società. Se Jashari fallisce, cade il castello della nuova dirigenza. Allora ecco che spuntano le giustificazioni: il tempo, l’adattamento, il nuovo campionato. Tutte cose che per De Ketelaere non valevano. Uno serviva per fare fuori Maldini, l’altro serve per salvare la faccia a chi comanda oggi. È politica sporca, non è giornalismo sportivo. E mi dispiace vedere quanti tifosi cadano ancora in questo trucchetto elementare.

​Ma andiamo avanti, lo stesso vale per Ricci: trenta milioni per prestazioni piatte, ma zero critiche. O per Athekame: due fiammate e subito le fanfare, poi il nulla e il silenzio dei giornali. Qui non si racconta la realtà, si fabbricano percezioni. Si sceglie a tavolino chi deve essere l’eroe e chi il cattivo. Estupiñán sta fallendo esattamente come Emerson Royal. Commettere lo stesso errore per due anni di fila è dilettantismo, ma mediaticamente va tutto bene. Nessuno che alzi la mano e chieda spiegazioni seriamente. Chiudiamo con l’attaccante messicano Gimenez, milioni spesi inutilmente al netto del suo infortunio. Tralasciamo Nkunku, 42 milioni sull’unghia non si sa ben per che cosa.

​Il tifoso intanto abbocca: la scorsa stagione ce l’aveva con Theo, un giorno con Maignan, oggi con Leão. Rafa è il parafulmine perfetto: finché si parla di lui, non si parla di una dirigenza mediocre che ha costruito una squadra senza anima. Con Maldini si facevano i processi, ora si cercano le scuse.
Ogni flop di oggi viene etichettato come “investimento da aspettare”, mentre prima era solo un errore da punire immediatamente. Meditate gente.

​Tornando al campo, domenica arriva la Juventus. È uno scontro vitale, ma abbiamo il lusso di due risultati su tre. Per come stiamo, è ossigeno puro. La Champions è l’unico appiglio per non far crollare tutto. Se arriverà, tecnico e giocatori avranno la forza per pretendere di più dalla società. Senza quei soldi e quel palcoscenico, la situazione rischierebbe di diventare davvero drammatica, anche e soprattutto per il bilancio. Perché i soldi che arriveranno dalla Champions serviranno a sistemare i conti, magari a segnare un risicato “più” a bilancio. Il resto arriverà, come al solito, dalla vendita dei giocatori.

​Verona è stata provvidenziale, sì, ma non facciamoci distrarre dal risultato finale. Questo Milan merita trasparenza, merita una visione chiara e merita gente che sappia costruire, non solo manipolare il consenso. Dobbiamo smettere di cercare il colpevole della domenica e iniziare a guardare dove nascono davvero i problemi. Perché finché continuiamo a guardare il dito, non vedremo mai la luna. E la luna, oggi, ci dice che questo Milan ha bisogno di molto più di una vittoria sporca al Bentegodi per definirsi guarito e per riavere un’anima.

W Milan

Harlock

P.S.: Nella storia del Milan non un giorno banale, oggi compie gli anni Smoking Bianco Kakà, un giocatore straordinario che in questo Milan farebbe sfacelli anche la seconda versione che abbiamo visto.

E’ il compleanno del Generale Van Bommel, breve esperienza rossonera ma intensa.

E’ anche il giorno della seconda fatal Verona, quella del 1990, io ero lì, che dire la sensazione che ci stessero portando via lo scudetto c’è ancora oggi come quel giorno. Da quel giorno non ho più messo piede al Bentegodi.

Un anno fa ci lasciava il Presidente Farina, un pensiero ti raggiunga.

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"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.