Grazie

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Mancano ancora tre durissime partite alla fine di questo campionato, ma mi sento in dovere di dire grazie a questa squadra e a questi uomini. No non sono impazzito, vincere lo scudetto o vedere i cuginastri con la seconda stella sul petto fa tutta la differenza del mondo come tifoso, ma dopo un decennio di melma sono tornato ad essere un tifoso vivo. Già, vivo perché negli anni passati abbiamo ingoiato qualsiasi cosa ed eravamo fuori da tutto già a novembre, altro che panettone. Sì l’anno scorso abbiamo avuto una prima scosserella con il pathos per la qualificazione alla champions league, ma adesso siamo tornati a lottare per vincere. Ripeto la parola: vincere.

Questo vocabolo era scomparso dalla mia mente da tempo immemore grazie a gestioni food & karaoke prima, alla ‘nduja poi e infine al bacio di Giuda. Quanta merda fumante fatta passare per cioccolata ci han messo sotto al naso, a volte abbiamo capito la fregatura altre eravamo troppo disperati per non dare una possibilità a chiunque proponesse un’alternativa.
Adesso però è tutto reale, è tutto vero. Se escludiamo la versione gianninesca del Milan per cui non prevedevo altro futuro che il pattume, questa è probabilmente la versione rossonera su cui non avrei scommesso una centesimo per una lotta punto a punto per il titolo. Capiamoci, non sono brocchi perché non si fanno due stagioni a questi livelli se non si hanno dei valori, ma che si spingessero così in alto fino a questo momento della stagione non lo pensavo. Non posso che dirgli grazie e glielo dirò qualunque cosa accada perché certe tensioni, certe nottate chiudendo gli occhi con la strizza per la partita, dormire male e svegliarsi peggio con lo stesso identico pensiero di quando ho chiuso gli occhi e una tensione che ti avvolge lo stomaco togliendoti l’appetito non la vivevo da troppo tempo. Troppo. Il tifo è una malattia e ne sono ben conscio, però quello che ti smuove nell’anima è immenso e soprattutto inspiegabile.

Io li ringrazio perché questa squadra è prima di tutto un gruppo, con limiti per me evidenti ma sono uomini e anche quando toppano a me danno sempre l’idea di aver fatto quello che potevano ed il pubblico lo ha capito, i tifosi si sono stretti attorno a loro perché ci hanno ridato prima dignità e poi orgoglio. Come si fa a non esserlo di questo Milan in arte povera fatto di sudore, lotta e coesione? Non sto dicendo che vanno in campo senza uno spartito o con la baionetta tra i denti, dico che sono squadra e scusate se vi può sembrare un’ovvietà ma nell’ultimo decennio siamo sembrati qualsiasi cosa tranne una squadra. Grazie mister.
Nonostante direzioni arbitrali alquanto discutibili e rigori a favore che mancano da quasi quattro mesi questo gruppo è rimasto lì, a volte con le unghie e con i denti ma non ha mollato anche quando per gran parte dei tifosi le speranze si erano ridotte al lumicino. Loro la speranza l’hanno coltivata anche nei momenti più bui e ci hanno dato un sogno. Io li ringrazio.
Ringrazio questi ragazzi e non posso che ringraziare Maldini e Massara autori a mio avviso di un miracolo, con pochi mezzi han fatto un capolavoro fatto di tenacia e scelte anche controcorrente. Chapeau.

Li ringrazio perché domenica ho rivisto un San Siro che non vedevo da tantissimo tempo, non saprei nemmeno dire quanto. C’ero anche a Milan-Craiova con 80 gradi in pieno agosto e circa 65 mila persone, eravamo fiduciosi ed eravamo lì per dire alla squadra “noi ci siamo” ma le sensazioni nelle nostre teste e nei nostri cuori erano diverse. San Siro questa volta era magico, non trovo un termine più adatto, ed era magico sulla fiducia perché i biglietti come nel mio caso sono stati acquistati un mese fa. Questa squadra ha riunito finalmente il pubblico dopo tantissimi anni, da “game over” e “insert coin” ne è passata di acqua sotto i ponti ed i tifosi non chiedevano che una squadra che li rappresentasse degnamente e l’amore è stato subito ricambiato. San Siro è stato una vera bolgia trascinando questi ragazzi (perché questo sono) quasi ininterrottamente per tutti i 90 minuti anche quando sbagliavano per evidente tensione. Il pubblico non ha mollato, è rimasto unito sempre e a dirla tutta nonostante il tempo passasse inesorabile non riuscivo ad essere teso nel vero senso della parola; ero in uno stato di nirvana dato da quell’atmosfera, quel dodicesimo uomo che mi faceva dire “in un modo o nell’altro oggi vinceremo”, magari in un futuro alternativo Terracciano non avrebbe sbagliato e sarebbe stato uno zero a zero, ma quello era lo stato d’animo che avevo addosso. Io non posso che ringraziare la squadra e noi tifosi per quella sensazione e per quel boato con l’esaltazione generale vissuta al gol di Leao. Non posso che ringraziare i tifosi che in gran parte sono rimasti lì dopo il fischio finale ancora a cantare quasi si volesse rendere interminabile quella giornata rossonera.

Infine li ringrazio perché era anche il debutto di mia figlia allo stadio, debutto rimandato per via del covid prima e delle restrizioni poi. Difficile potesse andare meglio grazie a uno stadio magnifico e ad una squadra che seppur limitata ha un grande cuore come dimostra l’esultanza tutta nervi di Krunic. Sensazioni da Milan, sensazioni che si è già portata nel cuore. Grazie Milan.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.