Cagliari-Milan presentazione

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Nel gergo del Palio di Siena, quando un fantino riesce a evitare il proprio sopravanzamento da parte di un avversario, si dice che “l’ha parato”. Ecco, il Milan deve parare il colpo che ieri sera l’Inter ha inflitto alla classifica, ma anche il segnale che i cugini hanno dato al campionato. Dopo l’1-3 di San Siro la Juventus sembrava in ascesa, pronta a mangiare i punti che la separavano dalla testa della classifica. Come molti avevano giustamente evidenziato era stata non tanto la prestazione, ma il risultato in sé a dare questa sensazione, ma tant’è. Con la sconfitta di ieri le azioni della Juve sono invece scese con rapidità, facendo rialzare quelle dell’Inter, che ha agganciato il Milan a quota 40. In più il Milan deve anche “parare” le difficoltà dettate dalle tante assenze, vuoi per COVID (Calhanoglu, Theo, Rebic e Krunic), o infortunio (Gabbia, Saelemaekers e Bennacer, gli ultimi due ancora in fortissimo dubbio). Insomma, la trasferta in terra sarda somiglia molto a un trappolone da scansare, considerato anche che si tratta dell’ultima spiaggia per Di Francesco.

Il doppio scontro di San Siro contro il Torino ha ridato fiato al gruppo di Pioli, apparso unito e concentrato, vuoi anche in salute dal punto di vista del gioco. Con il match contro l’Atalanta in programma la prossima settimana i tre punti sarebbero una manna dal cielo per rimanere in testa in solitaria e al contempo dimostrare che la forza dei rossoneri, più che nei singoli, è nel collettivo. Il ritorno di Ibrahimovic, in quello stadio che lo ha rivisto tornare al gol in maglia rossonera un anno fa, può dare tanta fiducia e forza, ma non può bastare. Servono concentrazione e fame, spirito di sacrificio e attenzione tattica. Con 37 partite consecutive in gol, il Milan è protagonista della terza miglior striscia offensiva della storia della Serie A; in 16 delle ultime 17 partite ha inoltre segnato almeno due reti, mentre in trasferta è, al momento, la miglior squadra italiana (7 vittorie e un pareggio).

Di contro il Cagliari sta performando molto al di sotto delle proprie potenzialità. La rosa, per potenzialità da prima metà della classifica, sta invece valendo ai sardi un pericolosissimo quartultimo posto, un solo punto sopra la zona retrocessione. I gol subiti sono 34 (terza peggior difesa della A), vero punto debole della squadra di Di Francesco, che dovrà rinunciare a Faragò, Carboni, Nandez e Rog, ma potrà contare sul nuovo acquisto Duncan. Probabile formazione (4231): Cragno; Zappa, Godin, Walukiewicz, Lykogiannis; Oliva, Marin; Nainggolan, Joao Pedro, Sottil; Simeone.

Nel Milan come detto tante assenze. I tre trequartisti alle spalle di Ibra saranno le riserve dei titolari, che aggiunti a Tonali e Dalot fanno arrivare a cinque i “rincalzi” che dovranno cercare di non far rimpiangere i titolari dei rispettivi ruoli. L’ex Brescia e Kessiè daranno sostanza a una mediana che dovrà reggere l’urto del confronto fisico con il vecchio Nainggolan (ancora temibile) e con il più offensivo Joao Pedro, la vera punta di diamante degli isolani. Ibra unica punta si renderà protagonista di un duello dall’avanzata età anagrafica con Godin: per lo svedese un match complicato al rientro dal 1’. Il neo acquisto Meite parte dalla panchina. Probabile formazione (4231): Donnarumma; Calabria, Kjaer, Romagnoli, Dalot; Kessiè, Tonali; Castillejo, Diaz, Hauge; Ibrahimovic.

Stringere i denti e portare a casa i tre punti, anche oggi non ci sono molte alternative. Dietro l’Inter ha ripreso a correre, e come sappiamo è molto più facile non mollare con davanti l’avversario da superare, che ricoprire il ruolo da volpe in fuga. Al momento non abbiamo però molte alternative se non quella di confermarci ancora in testa, ragionando una partita per volta e continuando a rimanere uniti nelle difficoltà per cercare di dare seguito a un sogno che ci sembra anche troppo vero. Forza Milan!

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.