Mezzogiorno di fuoco

Eravate pronti per il nostro Mezzogiorno di fuoco, ragazzi? Io sì. Lo sceriffo Will Cane? Max nostro, naturalmente. Il bandito Frank Miller? Ecco, qui mi sorge qualche dubbio per abbondanza di candidati. Uno ottimo sarebbe Gerry nostro. Sentita la sua intervista? Io ne ho captato solo qualche eco. Non mi fermerò fino a quando non vincerò. Questa è una tremenda, orribile minaccia. Una condanna a una duratura mediocrità. L’ecosistema olistico è una roba da far sganasciare, anche se la nostra drammatica situazione non induce alla risata. Bisogna avere le persone migliori. Avevi Paolo Maldini. L’hai liquidato. Hai dato pieni poteri sia in campo economico che tecnico a Furlanette, distruggendo il Milan, asino! Non mi va di ascoltare le tue sciocche parole. Non do loro un peso uguale a quelle dello scemo del villaggio. Non mi permetterei mai. Ho molta più considerazione dello scemo del villaggio. Sì, Gerry sarebbe un Frank Miller perfetto. Cosa volete, però. Sono molto affascinata da Furlanette. La sua faccia è una continua tentazione per le mie sberle. E concedo questo ruolo a lui. I panni dei suoi complici sono rivestiti alla perfezione da individui che voi ben conoscete. Mezzogiorno. Bell’orario, davvero. D’altra parte, cosa ci si può aspettare, quando il responsabile è uno che è stato definito perfettamente dal Presidente della Federtennis Binaghi? Butti ha i suoi paletti da mettere, ha il suo lavoro da svolgere nell’interesse di qualcuno. Mica si può pretendere che prenda in considerazione la finale degli ATP 1000 di Roma. A proposito, immenso Jannik. Che gioia mi hai regalato. Tu sei nella leggenda. Ma torniamo al calcio. In realtà non ho vissuto un Mezzogiorno di fuoco.

Potevi valerne la pena. Hai preferito farla.

La mia non invidiabile situazione psicologica è chiara. Sono preda della consapevolezza che la nostra Champions sarebbe liberarci dai maledetti che ci possiedono e ci dirigono. Con loro in sella, anche se strappassimo il pass per la prossima stagione, il nostro futuro sarebbe nerissimo. Certo, meglio andarci che non andarci. La nostra Società ha fatto di tutto, per mettere la squadra in condizione di far bene a Marassi. Un florilegio di voci inquietanti. Tare fuori. Pure Max. Il tapino ha litigato con Ibra, che rischia di diventare il prossimo plenipotenziario. Ibra, io ti amavo. Ora mi fa schifo anche solo sentire pronunciare il tuo nome. Davvero hai telefonato a Leao, Pulisic, Tomori, Fofana per dire loro che Allegri li vuole far fuori, ma tu li difendi? La cosa sarebbe di una bassezza inaudita. Proprio per questo non mi sorprenderebbe che l’avessi fatta, visto oltretutto che te ne freghi del bene del Milan. Per tirarmi su, sento dell’interesse verso niente po’ po’ di meno che il Ds del Tolosa. Leao, il reprobo, out. Out anche altri giocatori. Dipende dalle offerte. Furlani rischia. Anzi no. Occhio a Briatore e Galliani. Buoni pure quelli. Forse da fare in salmì. Ma per piacere…. Insomma, uno stillicidio inverecondo che rende, e non da oggi, il Milan il club peggio gestito del mondo. Anche dell’universo. Sia di quello conosciuto che di quello sconosciuto. Venghino, signore e signori! Venghino al circo Milan! Strano che la squadra sia crollata, eh! Colpa di Max. Colpa dei giocatori. La Domenica mattina mi sveglio senza particolari pulsioni. Sinceramente penso che a Genova non vinceremo e che saluteremo la Champions proprio nel giorno dei festeggiamenti della Banda degli Onesti. Vengo assalita da una mareggiata d’angoscia. Cerco di scuoterla via. Quanto vorrei accettarli con un’ascia grande. Con un Ascione, insomma. Non cambio i miei soliti programmi per il Mezzogiorno di fuoco. Si pranza alle 12.30. Guardo distrattamente la partita mentre preparo le cotolette alla milanese. Solita prestazione. Poi mi siedo a tavola e mangio anche con un certo appetito. Non mi stupisce il vantaggio della Roma. E neppure la nostra difficoltà non solo a fare gol, ma anche a creare occasioni pericolose. Mi sorprende, invece, il vantaggio della Fiorentina a Torino. Penso che, comunque, la Juve la ribalterà. Sono ancora a tavola a bere il caffè, dopo aver mangiato i pasticcini del compleanno, quando Umberto mi telefona : “ Rigore! Rigore!” E io “ Per chi?!” “ Per noi! Ma sei scema?” No, non sono scema. O forse anche sì. Il problema è che io sto guardando direttamente da DAZN. Non dal 215, perché la mia Elisa segue la Juve su Sky dalla TV della sala. E Dazn, quanto a ritardi, potrebbe fare concorrenza a Trenitalia. “ Stai in linea, che te lo dico io, se segniamo. Tanto lo sbagliamo, vedrai.” Gli butto giù il telefono. Con i miei tempi guardo il rigore. Gol. E qui il mio cuore un sussultino lo prova.

A questo punto la mia condizione psicologica cambia. Entro in empatia con una squadra che lotta contro i propri limiti e una Società che le è nemica. Siamo a questo paradosso, purtroppo. E inizio a soffrire. Sempre di più. Tiro un sospiro di sollievo al gol di Athekame. Niente da fare. Dopo lo spavento per lo sciagurato retropassaggio di Jashari, segnano. Siamo quasi alla fine? No, ci sono 10 minuti di recupero. Praticamente un tempo supplementare. Tutto questo perché la partita era stata interrotta a causa di fumogeni e monetine lanciate in campo dall’assatanata curva rossoblù. Un osservatore poco informato avrebbe pensato che fosse il Genoa a giocarsi la Champions. Bizzarro anche il comportamento dei tifosi laziali. Sono tornati sugli spalti solo ed esclusivamente per incitare la squadra contro il Milan. Il derby? Pure quello hanno schifato. Bah! Si vede che noi siamo importanti. La partita finalmente finisce. E con lei se ne va il mio Mezzogiorno non proprio di fuoco. E ora? Abbiamo fatto un importante passo avanti per la Champions. A me piacerebbe raggiungerla. Ne sarei felice per Max e i ragazzi. A proposito, Max non è scappato negli spogliatoi un po’ prima del triplice fischio, more solito. Inusuali anche l’esplosione di gioia, gli abbracci. E quel sorriso un po’ sardonico e perfido a me è parso indirizzato verso una Società che lui odia esattamente come me. Credo che, se vedesse qualcuno farsi male e avesse un cellulare, lo userebbe per ordinare la pizza. Esattamente come me. Non è detto, comunque, che riusciamo a vincere con il Cagliari. E, anche se andiamo in Champions, se non cambia nulla a livello societario, cosa ci andiamo a fare? Non è che la Champions allungherebbe semplicemente la nostra agonia?

Domenica è ancora lontana. Inutile fare ragionamenti su classifiche avulse e pensare che per noi sarebbe stata meglio una sconfitta della Roma, piuttosto che della Juve. Nel primo caso, infatti, ci sarebbe bastato un pareggio con i Sardi. Bisogna vincere e basta. Ma, osservando le nostre prestazioni, la cosa mi sembra tutt’altro che facile. Vedremo quali veline verranno consegnate in settimana ai giornalai amici. Sarà uno stillicidio che farà inquietare noi e la squadra. Un ottimo viatico per la partita con il Cagliari. Io spero tanto che continui la contestazione agli Indegni. Mi piacerebbe vedere tante persone con la maglia di Maldini. Questo farebbe imbestialire lorsignori. Tanto è inutile? Loro sono indifferenti alle contestazioni? Col cappero! Questi sono ragionamenti da imbelli. Certe cose gli danno molto fastidio. Li mettono in difficoltà. E come! Paolo era l’ozono che proteggeva Milanello dalle radiazioni malefiche provenienti dall’alto. I malnati l’hanno spazzato via. Era un acrimonioso che non sapeva lavorare in gruppo, vero, presidente di ‘sta ceppa? Mamma mia, che magnifico lavoro ha svolto il malefico GLI. Direi che gli individui che lo compongono sono speciali. Proprio come alcuni rifiuti. E, in effetti, il loro posto è nella spazzatura della Storia del Milan. Sogno un Mezzogiorno di fuoco in cui vengano impallinati i tipi che dico io, perché…. Je suis Paolo Maldini. Je suis Zvonimir Boban.

Chiara

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Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.