
Il 12 marzo 1989 a San Siro va in scena Milan-Juventus. È la ventunesima giornata del campionato 1988-1989 nato tra mille difficoltà, con troppi punti persi ingenuamente per strada e un’Inter che sembra ormai irraggiungibile nella sua corsa scudetto.
Per il Milan di Arrigo Sacchi, quella contro la Vecchia Signora non è mai una partita come le altre, ma in quel momento storico rappresenta uno spartiacque fondamentale per la fiducia di un gruppo che sta ancora cercando la sua definitiva consacrazione europea.
Nonostante manchino solo tre giorni al ritorno dei quarti di finale contro il Werder Brema — una partita da dentro o fuori dove vincere è l’unico verbo ammesso — Sacchi decide di non fare calcoli né turnover. In campo vanno i migliori, perché il tecnico di Fusignano sa che la mentalità si costruisce attraverso le grandi vittorie.
Quel pomeriggio a San Siro, però, la stanchezza sparisce non appena l’arbitro fischia l’inizio. Il Milan sta crescendo, sta diventando quella macchina perfetta che cambierà per sempre la storia del calcio, e per la Juve di Dino Zoff non c’è scampo. Bastano quattordici minuti per trasformare il big match in un monologo rossonero. Al 12’ Ruud Gullit pennella un cross verso il centro dell’area, Van Basten si coordina e colpisce di sinistro: la palla, deviata in modo decisivo da Tricella, finisce in rete. È il vantaggio, ma il Milan non si ferma a respirare. Passano solo centoventi secondi e Gullit inventa ancora una giocata d’esterno destro verso il Cigno di Utrecht; sponda intelligente per Chicco Evani e palla nel sacco. 2-0.
Il dominio è totale, fisico e tecnico. Stefano Tacconi, l’estremo difensore bianconero che qualche anno prima aveva ironizzato pesantemente sul Milan consigliando ai giocatori di usare gli elicotteri per scappare dalle contestazioni, stavolta deve usare le mani solo per raccogliere palloni in fondo alla rete.
Al 69’ entra in scena l’eroe inaspettato: Graziano Mannari. Subentra a Evani e dopo pochi minuti, su un cross perfetto di Donadoni, segna in tuffo la rete del 3-0. San Siro è in estasi, ma il ragazzino di Livorno non ha ancora finito. All’86’ Mannari scatta ancora e firma la sua personale doppietta per il definitivo 4-0. Mezz’ora di gioco, due gol alla Juventus: un pomeriggio leggendario da raccontare ai nipotini.
Tre giorni dopo quel trionfo, il muro tedesco del Werder Brema metterà effettivamente in difficoltà i rossoneri, ma lo spirito nato da quel 4-0 alla Juve è ormai inarrestabile. Superato lo scoglio tedesco, si spalancheranno le porte per la prima Coppa dei Campioni dell’era Berlusconi.
Da quel momento in poi, né il Real Madrid né lo Steaua Bucarest riusciranno ad arginare la marea rossonera.
Altri tempi, altri campioni, altro Milan, un’altra storia.
Meditate gente.
W Milan
Harlock
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