Milan-Lecce presentazione

Prima sconfitta stagionale per il Milan di Amorim, e che sconfitta. Una bella sveglia con due schiaffi dal Benfica, zero goal segnati, pochissima grinta e ancor meno risposte dalle cosiddette riserve. E forse, per parlare del Milan di mercoledì, si dovrebbe partire proprio da qui: le riserve. Perché il turnover in casa contro il Benfica, all’esordio a San Siro in Europa League contro una squadra blasonata e affiatata, per giunta dopo un anno senza coppe continentali? Perché non pensare a qualche eventuale cambio per il match contro il Lecce? Si snobba l’Europa League e si preferisce giocarsi le proprie carte al meglio in Italia? Una scelta da spiegare. Meglio Terracciano contro i salentini che contro i portoghesi. Idem per quanto riguarda Hutchinson, mentre per Bartesaghi farei un discorso diverso.

Questa squadra sarà pure in costruzione da un nuovo allenatore da solo un paio di mesi, ma, si sa, se si deve correre ai ripari meglio farlo prima che pentirsi dopo. Ci sono diversi nodi in questa rosa che sarebbe il caso di sciogliere immediatamente. Il primo: De Winter. A mio avviso non è all’altezza e dubito lo sarà mai. Buona prestazione a Torino sponda bianconera, anzi buonissima, ma lo vedo troppo spesso in difficoltà a leggere le situazioni. So già, leggendo i commenti ai miei post, che l’idea non scalda, ma Bartesaghi dovrebbe essere arretrato e utilizzato come braccetto di sinistra al suo posto. Perché? Perché ha gamba e può partire in sortite offensive come ci ha abituato Pavlovic, perché è un ragazzo con grande attenzione e abnegazione (per quanto anche lui difetti, e tanto, in cattiveria… vedi la rete dello 0-1 di mercoledì), perché ha un sinistro che, insieme al destro di Gila, potrebbe essere utile in fase di costruzione. In più, perché Pavlovic è un marcatore arcigno, fatto e finito, uno che deve stare in mezzo alla difesa con cattiveria. Gila-Pavlovic-Bartesaghi dovrebbe essere la nostra difesa titolare, con De Winter-Gabbia-Diawara primi cambi.

Ci sono poi i due più grandi temi che Amorim deve sviscerare, entrambi a centrocampo: Modric e gli esterni. In effetti, sul centrocampo ancora nessuno ci ha capito qualcosa. Siamo rimasti con un solo vero giocatore difensivo e di corsa: Musah. Per questo una settimana fa auspicavo un inserimento rapido nelle rotazioni di Comotto: il giovane canterano è sì molto diverso dallo statunitense, più box-to-box alla Tonali, ma l’unico che può essere alternativo all’ex Valencia. Poi abbiamo Rabiot, Jashari, Modric, con Bondo fuori rosa e Loftus-Cheek di cui preferirei non parlare, un mistero che sia ancora a Milano. Modric, fuoriclasse, va per i 42. Un anno fa ha stupito tutti la sua tenuta fisica, ma in una squadra che giocava spesso col blocco basso, avendo ai suoi fianchi due centrocampisti e non uno, in una stagione senza doppio impegno. Quest’anno è impossibile che possa giocare gli stessi minuti e sugli stessi livelli della scorsa stagione. Jashari è la sua unica alternativa, e nella maggior parte dei casi, contro Lecce, Venezia, Parma, Cagliari, Frosinone, Genoa, Ferencvaros, eccetera, lo svizzero deve bastare e avanzare. Non dovrebbe essere Modric a salvare la Patria a inizio gennaio in una partita casalinga contro una squadra che lotta per non retrocedere. Il croato andrà utilizzato in situazioni diverse, quando serviranno carisma, talento, lucidità, geometria, freddezza e genio. Al fianco di Jashari serve però esperienza: Rabiot, che come trequartista non ha lo spazio per accendersi. E chi corre? Dovranno farlo loro, così come tutti gli altri, e Amorim deve trovare il modo di non dover contare sempre e solo su Musah per dare equilibrio alla squadra (avessi detto Makelele o Gattuso, tra l’altro).

Arriviamo infine agli esterni, la situazione più indecifrabile in assoluto. A sinistra la scommessa Chukwueze, nato ala offensiva e destinato tutto l’anno ad arare la fascia con anche dei tanto gravosi quanti necessari compiti difensivi. Quando dovrà rifiatare chi al suo posto? Boh, non c’è il suo sostituto. Athekame? Partito. Saelemaekers? Amorim lo vede trequartista. Musah? Eventualmente lui, sì, ma poi che alternative abbiamo a centrocampo? L’unico vero suo sostituto, oggi come oggi, è l’adattabile tornante Terracciano. E a sinistra? Se a destra abbiamo un’ex ala a piede invertito… a sinistra abbiamo un terzino mancino, che sia Estupinan o Bartesaghi. La strategia sarebbe quindi di attaccare più a destra che a sinistra? Utilizzare il tornante mancino per, all’occorrenza, schierarsi a 4 dietro? Chissà, finora non si è capita molto bene la strategia di Amorim. Piuttosto, se vogliamo avere coraggio e giocare più offensivamente sulle fasce, facciamola davvero: a destra Chukwueze, a sinistra Saelemaekers. Al loro posto Terracciano ed Estupinan, sperando quindi di aver il meno possibile bisogno di entrambi.

I trequartisti, infine. Devono essere Pulisic e Moreira, con Cisse prima alternativa e Hutchinson seconda. Moreira è l’unica delle mezze punte che può garantire strappi in velocità e ha, come dimostrato a Roma, una buonissima conclusione da fuori. “Dobbiamo fallire? Allora falliamo in grande”. Così ha detto Amorim pre Milan-Benfica. Perfetto, e allora se l’idea è quella di giocare un calcio offensivo usiamo gente che suoni questa musica.

Morale della favola? Maignan; Gila, Pavlovic, Bartesaghi; Chukwueze, Jashari, Rabiot, Saelemaekers; Pulisic, Moreira; Ramos. Fantacalcio? Probabile. Rischio di sbilanciamento? Assolutamente sì. Ma con attenzione, ordine tattico, squadra corta, cattiveria e affiatamento si può giocare anche senza mediani o portatori d’acqua. È qualcosa che è stato ampiamente dimostrato, e non solo da squadre che potevano vantare tra le proprie fila Xavi, Iniesta e Busquets. Serve coraggio e visione, speriamo Amorim abbia entrambe queste qualità.

Fab

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Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.