IL CAPITANO C’E’ SOLO IL CAPITANO

E’ arrivata la notizia che nessuno di noi avrebbe mai voluto sentire: il Capitano se n’è andato. Ogni milanista avrà il groppo in gola per un pezzo di cuore che se ne va troppo presto, lasciando un dolore immenso.
Per questo vi lasciamo solo qualche breve pensiero per un uomo, un simbolo che meglio di chiunque altro ci ha rappresentato e ci rappresenta. (Post in continuo aggiornamento)

Franco per me è il Milan e non lo dico come frase fatta. Ero un bambino al primo anno delle elementari proveniente da una famiglia atea calcisticamente e non sapevo che squadra tifare. Di certo i colori rossoneri mi piacevano, ma ciò che mise un punto a tutto fu un giocatore che entrò in scivolata con l’ovazione del pubblico. Aveva uno sguardo fiero, era sicuro, sembrava un comandante, colui a cui ti affidi sempre e comunque perchè lui sapeva esattamente cosa fare. Da lì divenni milanista, incarnava esattamente lo “spirito dell’eroe”, del guerriero mai domo e da quel momento l’unico ruolo in cui ho desiderato giocare è sempre stato quello di difensore centrale perchè nulla era meglio di impersonificarsi in Franco Baresi. Per me se ne va un vero mito, un vero supereroe dell’infanzia e ve lo scrivo con gli occhi lucidi di chi perde qualcuno di molto importante. (Seal)

Franco Baresi, il mio Capitano: il faro nella tempesta che mi ha insegnato cosa significa amare il Milan. ​Ci sono calciatori che vincono trofei e ci sono uomini che diventano l’anima di una squadra. Per me, Franco Baresi è stato e sarà per sempre l’anima del mio Milan.
Se oggi qualcuno mi chiede cosa sia davvero il Milan, io non rispondo pensando a un logo, a uno stadio moderno o a una coppa ricoperta d’argento. Io penso a Franco Baresi. Penso al mio Capitano di mille battaglie, che ho visto guidare la difesa con la fascia al braccio e la testa sempre alta, sia sotto le luci luccicanti della Coppa dei Campioni, sia sui campi spietati della cadetteria.
​Per me è stato facile amarlo quando alzavamo i trofei più prestigiosi del mondo, ma il mio legame con lui si è saldato per sempre nei momenti più difficili. Per me è stato un vero e proprio supereroe in campo soprattutto quando il mondo sembrava girarsi dall’altra parte, quando non dominavamo in Italia o in Europa e la nostra storia sembrava scivolare nel buio. Non potrò mai dimenticare quei pomeriggi polverosi di Serie B: l’ho visto correre a Campobasso, lottare a San Benedetto del Tronto, battagliare a Varese e a Cava de’ Tirreni. In quegli anni bui, dove io e tantissimi altri tifosi ci sentivamo completamente dispersi e smarriti, Franco ci ha presi per mano. La sua luce è stata il nostro faro.
​Ricordo che era poco più di un ragazzo, ma in campo ai miei occhi si muoveva già come un gigante. Fin da quel giorno in cui il Barone Nils Liedholm lo ha fatto esordire in Serie A, quando non era ancora neanche maggiorenne, ha dimostrato una maturità fuori dal comune. La vita gli ha chiesto di diventare grande in fretta e lui ha risposto presente, caricandosi sulle spalle il peso di una maglia che è diventata la sua seconda pelle.
​Franco ha vestito i nostri colori per vent’anni, senza mai un rimpianto, senza mai uno sguardo indietro. E c’è una sua frase che mi è rimasta scolpita nell’anima come un mantra, detta con la semplicità e la dignità dei grandissimi: “Il Milan è la squadra che mi ha fatto diventare prima uomo e poi calciatore ed io resto qui. Se anche si deve affondare, si affonda insieme…”. ​E lui non è affondato mai. Nemmeno quando la tempesta della Serie B ci ha travolti per due volte.
Quegli anni d’inferno non lo hanno scalfito, anzi: hanno temprato ancora di più il suo spirito. È stato e è rimasto un Casciavit nell’animo: orgoglioso, umile, indistruttibile. Il suo è stato un atto di fede puro, di quelli che nel calcio di oggi non esistono più. ​La storia, alla fine, ha ripagato quel suo amore sviscerato con una pioggia di trionfi leggendari. Ma io so che la coppa più grande che Franco ha alzato al cielo non è stata di metallo prezioso: è stata il rispetto eterno di chiunque ami questo gioco, persino dei nostri rivali.
​Per me è stato il punto di riferimento che non tremava mai, la certezza a cui mi aggrappavo nei momenti di sofferenza, il coraggio quando intorno c’era solo buio. Descrivere uno come Franco Baresi per me è un’impresa quasi impossibile, perché i simboli non si descrivono: si vivono. ​Oggi il campo si fa silenzioso, ma la sua luce rimane qui a illuminare la mia strada di tifoso. Grazie di tutto, mio eterno Capitano. W Milan (Harlock)

Addio Capitano. Uomo vero e porto sicuro in ogni tempesta.
Sei stato in assoluto il giocatore che ho amato di più nei miei sessant’anni da milanista: leader silenzioso e carismatico, giocatore immenso per tecnica, cuore e temperamento, esempio per compagni ed avversari. Simbolo più di chiunque altro dell’essenza stessa di essere milanista, nella buona come nella cattiva sorte, due volte nella polvere, infinite volte sull’altare.
Con te se ne va un Milan che non c’è più, e di cui non possiamo far altro che custodire gelosamente il ricordo, riposa in pace (Max)

Per motivi anagrafici non ho avuto la fortuna di vivere il tempo di Rivera, ma ho fatto in tempo a vedere una sequenza di Capitani che non ha eguali al mondo. Franco e Paolo. Ma se Paolo era il cavaliere “arthuriano” senza macchia, figlio di nobiltà e che sedeva nella tavola rotonda, Franco era un po come “Il calvo”, protagonista delle nostre favole da bambino. Il figlio del popolo che va ad uccidere il drago e salva il villaggio. Senza doti apparenti, ma con dentro di sé tutto il coraggio, la forza, la determinazione, l’anima “casciavit” e l’astuzia del popolo. Non gli interessa cambiare il mondo, vuole solo uccidere il drago e salvare il villaggio. E’ il popolo stesso. Ecco, questo era Franco per me. Il figlio del Milan, rappresentante del popolo del Milan e uccisore del drago per noi. Uno così lo puoi solo amare. Grazie di tutto Franco! Grazie Capitano! 6 tutti noi, 6 il Milan! (Peshku83)

Mi sono avvicinato al calcio troppo tardi per poter ammirare in pieno tutta la sua carriera. Del Baresi milanista il ricordo che mi viene subito in mente è il goal a Padova che aprì la stagione del quindicesimo scudetto. Quello che però di lui mi rimane scolpita nella memoria è la sua avventura a USA ’94. In soli 24 giorni dalla rottura del menisco, tornò in campo per disputare una finale, con il caldo massacrante degli Stati Uniti dell’epoca; finale in cui praticamente da solo e senza un ginocchio, fermò l’attacco del Brasile che aveva come punta di diamante Romario. Di lui mi hanno sempre raccontato molti amici che hanno avuto la fortuna di vivere il periodo d’oro berlusconiano ma anche il periodo buio della serie B. La sua grandezza si rivive in un aneddoto che mi è stato raccontato. Il calciatore che ha raccolto la sua eredità e Baresi dovevano girare uno spot pubblicitario. Baresi era in ritardo, allora il regista propose di iniziare le riprese senza di lui. Ferma opposizione del figlio di Cesare che rispose: “Senza IL capitano io non faccio niente”. Penso sia stato un punto di riferimento fondamentale prima di tutto per gli uomini e poi per i calciatori che hanno fatto grande la nostra squadra. Titanio puro in campo, nella vita purtroppo è stato fragile, come tutte quelle persone che se ne vanno per un male bastardo come il suo. 6XSEMPRE CAPITANO! (Deadoc3)

Ciao, Franco. Tu 6 x sempre. Sei leggenda, sei passione, sei amore. Ti ho visto esordire a Verona il 23 Aprile 1978, Piscinin. Era la prima volta che tornavo al Bentegodi dopo il tremendo 20 Maggio 1973. Fu amore a prima vista. E la mia meravigliosa storia d’amore con te è continuata, diventando, se possibile, sempre più intensa. Si dice che ti accorgi di invecchiare, quando il tuo calciatore preferito è più giovane di te. Ecco, Franco, tu mi hai fatto provare questa sensazione. Ti ho voluto, anzi ti voglio, tanto bene. Ti immagino lassù, in cielo, a rincorrere un pallone con la maglia rossonera, la tua seconda pelle. Scusami, ma non riesco a proseguire, perché sono accecata dalle lacrime. Le leggende non muoiono mai. Tu vivi e vivrai per sempre, fino a che ci sarà il Milan, perché tu sei il Milan. Il nostro cuore è tuo, Franco. Che la Terra ti sia lieve, campione. (Chiara)

Di Baresi ho visto la parte finale della sua carriera, un po’ per l’età, un po’ perché nei primi anni ‘90 delle pay-tv, delle partite in diretta e degli highlights disponibili on demand neanche (o quasi) l’ombra. Le sue prime partite di cui ho memoria risalgono a USA ‘94. Nemmeno troppe, tra l’altro, dal momento che contro la Norvegia ecco il crack del menisco. Ricordo però Italia-Brasile, arrivata due mesi dopo quel Barcellona-Milan saltato per squalifica. Probabilmente la singola prestazione difensiva migliore di tutti i tempi. Una partita a cui nemmeno il rigore sbagliato nella lotteria finale dagli 11 metri può togliere qualcosa o scalfire la grandezza. Per me Baresi è stato, un po’ per questo, un po’ per i racconti di mio nonno milanista, qualcosa di inarrivabile, intoccabile e insondabile. Come può esserlo una divinità di cui avverti la presenza ma che non puoi mai essere in grado di conoscere davvero fino in fondo. Una divinità fatta uomo, che sapeva piangere e non aveva vergogna di farlo, come quel giorno del luglio 1994 tra le braccia di Sacchi o quella sera dell’ottobre 1997, con l’interminabile ultimo giro di campo tra le lacrime, sue e dei tifosi rossoneri. È stato, è e sarà per sempre la pietra angolare su cui si fonda il milanismo, spuntata quasi per caso ottant’anni dopo la fondazione del Club, la singola e unica persona in cui si incontrano i nostri valori: il sacrificio, il coraggio, la leadership, l’umiltà, la capacità di soffrire, ma soprattutto la consapevolezza che è attraverso la sofferenza e il sacrificio che si può acquistare grandezza. Una grandezza che non equivale al vincere sempre, ma al poter sempre camminare a testa alta, con la consapevolezza e l’orgoglio di aver fatto tutto e dato tutto. Che fosse per la maglia, per i compagni, per la famiglia. Franco Baresi è per me un esempio di Capitano, Calciatore, Milanista, ma soprattutto Uomo. Viva il Capitano. (Fabio)

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Community rossonera, da sempre in prima linea contro l'AC Giannino 1986. Sempre all'attacco. Un sito di curvaioli (La Repubblica). Un buco nero del web (Mauro Suma)