Storie di calciomercato: così Berlusconi costruisce il suo primo Milan

Ci sono estati che cambiano la storia di una squadra. L’estate del 1986, per il Milan, non è una semplice sessione di calciomercato: è il giorno zero di una nuova era.
Pochi mesi prima la situazione è drammatica. La gestione del presidente Farina porta il club sull’orlo del fallimento. A salvare tutto ci pensa Silvio Berlusconi, che acquista la società a febbraio ed evita il disastro. Sul campo il Milan finisce fuori dalle coppe europee, ma le basi per ripartire ci sono già. La spina dorsale è fortissima: in difesa ci sono Baresi, Tassotti, Filippo Galli e il giovane Maldini; a centrocampo l’esperienza di Di Bartolomei e Wilkins; in attacco la coppia Hateley-Virdis. In panchina viene confermato Nils Liedholm.
Su queste fondamenta, Berlusconi si prepara a vivere il suo primo mercato da presidente. E per farlo si affida a due uomini chiave: Adriano Galliani e Ariedo Braida.
​La prima mossa riguarda il portiere. Il Milan decide di cambiare e punta su Giovanni Galli, ventisettenne della Fiorentina fresco di Mondiale in Messico. Per averlo, Berlusconi spende più di 7 miliardi di lire. Con il suo arrivo, Giuliano Terraneo, titolare delle ultime due stagioni, viene ceduto alla Lazio. ​Per rinforzare la difesa arriva invece dalla Roma Dario Bonetti, uno stopper potente e grintoso, pagato un paio di miliardi. È l’uomo giusto per dare muscoli al reparto e proteggere la porta di Galli. ​Il dialogo con la Fiorentina continua anche per un altro giocatore. Insieme a Galli arriva a Milano Daniele Massaro. Cresciuto nel Monza e lanciato a Firenze, Massaro è un pallino di Galliani, che versa altri 7 miliardi nelle casse viola. La sua duttilità si rivelerà preziosissima negli anni a venire.
​Cambia volto anche l’attacco. Il nome nuovo è Giuseppe Galderisi, detto Nanu, eroe dello scudetto del Verona nel 1985. Per portarlo in rossonero servono 5 miliardi più il cartellino di Paolo Rossi. L’avventura di Pablito al Milan si chiude così dopo un solo anno, lasciando spazio a forze fresche.

​Il vero capolavoro di quell’estate, però, ha un nome e un cognome: Roberto Donadoni.
​Il ventiduenne dell’Atalanta è uno dei talenti più cristallini del calcio italiano. La Juventus sembra averlo già in pugno grazie ai suoi ottimi rapporti con la società bergamasca. Ma Berlusconi decide di intervenire di persona. Con un blitz a sorpresa anticipa tutti e il 30 aprile chiude l’affare: all’Atalanta vanno 4 miliardi di lire più Icardi e Incocciati.
​Donadoni diventa rossonero tra lo stupore dei rivali. È il primo grande “scippo” di mercato della nuova gestione, un segnale chiaro a tutto il campionato: il Milan fa sul serio.
​Con gli arrivi di Galli, Bonetti, Massaro, Galderisi e Donadoni, il primo mercato di Berlusconi si chiude con un messaggio forte: il Milan vuole tornare in alto.
Serve ancora del tempo per trovare il gioco perfetto e far girare la squadra al meglio. Quel primo mercato è solo il primo seme piantato in un terreno nuovo. Ma chi guarda lontano capisce già che da quel seme nascerà una squadra capace di vincere tutto, in Italia e nel mondo, per oltre vent’anni.

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"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.