Milan-Lazio: presentazione

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Tocca ancora a lui…

Un girone fa fu proprio la partita contro la Lazio, persa 4 a 1 all’Olimpico, a far sorgere i primi dubbi sulla guida tecnica del Milan, nonché sul mercato portato avanti dalla dirigenza rossonera. Un girone dopo, quei dubbi sono stati in parte fugati (nel senso che Montella è fuggito da Milanello) e in parte no, essendoci ancora oggi molti punti interrogativi sulla rosa del Milan. Le risposte da dare alle domande che ci poniamo dallo scorso settembre, però, sono difficili da dare, e per le stesse ragioni che vado descrivendo da diverse settimane (se non mesi): i calciatori acquistati, a mio avviso, continuano a essere di valore. Peccato non lo dimostrino…

Tornando a noi e alla partita di questo pomeriggio, quello che fra poche ore animerà “La Scala del Calcio” sarà il primo dei tre scontri che vedranno il Milan di Gattuso contrapposto alla Lazio di Simone Inzaghi. Oltre che in Serie A, il Milan se la vedrà con gli aquilotti anche mercoledì sera nell’andata della semifinale di Coppa Italia, per poi giocare la gara di ritorno in febbraio. I capitolini sono avversario particolarmente ostico, diventati sotto la guida di Simone Inzaghi di fatto una macchina da gol e risultati. L’Immobile rivitalizzato, il Luis Alberto inedito e l’esplosivo Milinkovic Savic sono solo tre dei giocatori di assoluto livello che può vantare la Lazio.

Oltre gli elementi, certamente di valore, Inzaghi è stato in grado di costruire una squadra prima di tutto equilibrata, capace di subire poco e nulla durante le partite. La difesa a tre è solida, con i tornanti (Basta/Marusic, Lulic/Lukaku) sempre ottimi nel presidiare i 100 metri di lunghezza della fascia di competenza. Parolo e Leiva di spessore in mezzo al campo, con i tre più avanzati liberi di creare, svariare, segnare. Una serie di meccanismi semplici, quasi banali, ma che proprio per questo funzionano, e bene. Si può dire che la Lazio sia l’esatto opposto del Milan di questa stagione. Una difesa colabrodo e sempre in affanno, i tornanti/terzini raramente all’altezza della situazione, i centrocampisti centrali poche volte in grado di incidere davvero, gli avanti sterili, egoisti, indecisi. La Lazio è ciò che il Milan sarebbe dovuto essere, e che magari tornerà (o comincerà) a essere, se a breve o nella prossima stagione lo scopriremo tra poco.

Nel match di questo pomeriggio ai nostri avversari mancherà il vero deus ex machina della stagione, quel Ciro Immobile in grado di segnare 20 gol in 19 partite di A. Un’assenza che è impossibile definire secondaria, per quanto gli episodi e le giornate di grazia del sostituto (Nani) o dei suoi compagni possano far passare inosservata la defezione. Si tratta tuttavia, innegabilmente, di una botta di fortuna che dovremo essere in grado di sfruttare. Un Milan attento potrebbe riuscire a dare molto filo da torcere alla Lazio di oggi, specie in una retroguardia che, a parte De Vrij, conterebbe su Radu e Caceres/Bastos, certo non dei fulmini di guerra. In avanti Gattuso darà spazio a Cutrone, che sostituirà l’infortunato Kalinic (l’ostracismo nei confronti di Silva continua a lasciare perplessi). Sul centro sinistra spazio ancora per un Calhanoglu in costante crescita, così come a metà campo, dove Biglia incontrerà il suo passato. Infine lo squalificato Rodriguez verrà sostituito da Calabria.

Per il Milan e soprattutto i suoi giocatori, questa può essere la partita dell’orgoglio, con cui inaugurare un girone di ritorno che al momento, se non altro, lascia qualche briciolo di fiducia in più rispetto alla conclusione di quello d’andata. Battere finalmente una squadra che ci precede in classifica potrebbe dare un minimo di coraggio e spinta in più anche per il futuro più immediato. In Serie A questo continua a essere per noi un tabù: la speranza è che oggi vada finalmente in scena questa “prima volta”.

Fabio

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.