I 90 minuti della marmotta

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Lo spunto me lo suggerisce Forthose. E’ come nel famoso film di Bill Murray anche se non capita tutte le mattine ma circa una volta a settimana. Ogni fischio d’inizio la parte tifosa di me si illude che questa partita sarà diversa, che sarà migliore, che vedrò finalmente il segno che qualcosa sta cambiando. Poi i 90’ più recupero si dipanano lungo il solito canovaccio. Qualche volta va un po meglio e porti pure a casa tre punti, spesso va male. A volte persino peggio come nell’ultima a Bergamo prima della sosta. Ma è solo frutto del caso. Siamo questi ed è inutile girarci intorno.

Eppure oggi (forse ieri per chi legge e forse no… ndr) c’erano tutti gli ingredienti perché andasse diversamente. In casa contro una squadra tutt’altro che irresistibile, San Siro pieno per l’annunciata apparizione della madonna di Malmö, una squadra che avrebbe dovuto scendere in campo con l’idea fissa di vincere a mani basse e la determinazione di chi deve riscattare una disfatta umiliante dimostrando qualcosa e sotto la spinta dell’effetto Ibra che avrebbe dovuto generare almeno qualche millilitro di adrenalina nelle vene di questa banda di debosciati. Invece il nulla.

E’ il 25° quando inquadrano Ibra in panca per la prima volta visto che in campo non c’è nulla di interessante da inquadrare. La faccia è la stessa che ci ha mostrato D. Raine qualche giorno fa. Quella di quando gli hanno detto che “doveva sacrificarsi per Suso”.
Dobbiamo attendere il 35° per ascoltare la prima illuminazione di Adani sulla via di San Siro. “Il Milan fatica a finalizzare”. La rivelazione è sconvolgente ed il suo cellulare squilla. E’ il rettore di Harvard che lo vuole a tutti i costi per la cattedra di “logica avanzata” del master PhD; roba per menti finissime con punteggio MENSA maggiore di 98.
Al 38° l’illuminazione si trasforma in pensiero sublime: “Se il Milan velocizza sale la possibilità di tirare in porta”. Il cellulare squilla nuovamente. E’ una conference call tra Adani,  il fantasma di Einstein ed il direttore del CERN. Lo vogliono, subito, prima che qualche stato canaglia lo rapisca per metterlo a capo del suo progetto di sviluppo delle armi nucleari tattiche. Nel frattempo chiamano pure la NASA, la CIA ed il Pentagono trovando occupato, disperati per aver essere arrivati tardi ed aver perso questo fine pensatore.
Arriva il 45°+3 quando inquadrano DonneIBRAsco. Più che una faccia è un muso. Quello di un Pittbull con la bava schiumante al quale hanno pestato la coda. “Adesso ho capito tutto”, esclama tra un ringhio e l’altro. “Lefty Massara” lo guarda allargando le braccia. “che te lo dico a’fare…”, risponde. A buon intenditor…
Una finta magata di Suso fermata in extremis da una vera magata di Chabot, Theo che produce le uniche altre due mezze (mezze per essere buono) occasioni e Bennacer che sembra essere l’unico con in testa qualche idea decente ed un po di voglia. Il primo tempo è tutto qua. E se le uniche cose che ricordo sono due commenti e due inquadrature di un giocatore in panchina i conti fateli voi.

Il secondo è diverso. L’ingresso di Ibra sembra effettivamente scuotere qualcosa. Anche da fermo (fermo, non imbullonato come Suso), conquista palle, spizza per i compagni, riesce a fare da boa predicando nel deserto, prova a fare qualcosa. Non è l’Ibra che ricordavamo, non potrebbe essere altrimenti perché il tempo passa per tutti, ma anche da fermo almeno sa giocare al calcio e se l’attaccante migliore che abbiamo è un signore di quasi 39 anni i conti, per favore, continuate a farli voi che io mi sarei stancato. Nel frattempo prendiamo quattro contropiedi sanguinosi. Solo la buona vena di Dommarumma, che fa tre uscite basse da urlo, la fortuna ed il badile che Gabbiadini ha al posto del piede sinistro evitano di trasformare una brutta e scialba partita nell’ennesima disfatta.

Anche quando giochiamo meno peggio ci manca sempre qualcosa. Se Jack imbrocca la giornata si perde Calha, se Suso gioca su tre mattonelle anziché la solita, si imballano Calha e Jack. Dietro tra Calabria, Musacchio, Romagnoli (il meno peggio) o Conti, qualcuno che fa una vaccata per regalare un gol agli avversari si trova sempre e spesso più di uno nella stessa partita. In fondo perché negare agli avversari qualche piccola soddisfazione? A centrocampo togli Kessie per Krunic e non cambia nulla, togli Krunic e metti Biglia e non cambia nulla. Togli Biglia e metti… Chi metti ? Vabbè, non cambia nulla lo stesso. E così la storia si ripete. I 90’ della marmotta si trasformano nel mese, poi nell’anno. Se il simpatico animaletto non decide di passare a miglior vita ci troveremo nel secolo della marmotta. Intanto il tempo passa, le partite si susseguono, niente cambia. Non ha senso nemmeno prendersela con qualcuno in particolare, col Suso o Calha o Calabria (mettere un nome a vostra scelta) di turno. L’errore di credere che sia tutta colpa di qualcuno, che rimosso “quel” problema, molto si risolva non lo corro più. Adesso vi saluto e vado a letto a smaltire la mia incazzatura sperando di non svegliarmi domani, che sia l’epifania e che si giochi di nuovo Milan-Sampdoria.  Sapete com’è, non vorrei che la marmotta fosse arrivata fino a qua…

FORZA MILAN

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.