Il mio 1 maggio 1988: come una radiolina ha cambiato la mia vita da tifoso

​È il Primo Maggio 1988. Un ragazzo di 14 anni aspetta con trepidazione l’inizio di Napoli-Milan. La sua unica, fedele compagna di viaggio di questo meraviglioso campionato è la radio.

​Quel ragazzino sono io. Porto sulle spalle il peso di due retrocessioni in Serie B, l’umiliazione della sconfitta interna con la Cavese e gli sfottò di Peppino Prisco: “Il Milan in B? E per due volte: una pagando, l’altra gratis”.

​Ma in questo pomeriggio caldo, sento finalmente di avere l’occasione di riscattare tutte quelle amarezze. Finalmente posso essere protagonista, provare la sensazione di vincere uno scudetto, capire cosa si prova davvero.

​Resto lì, in attesa di ricevere notizie dalla mitica voce di Enrico Ameri. La squadra è in fiducia: la settimana prima abbiamo annichilito l’Inter in un derby dominato. Ruud Gullit, il nostro nuovo Messia, è una forza della natura e la squadra lo segue. Di fronte, però, c’è il Napoli di Maradona che carica l’ambiente: “Non voglio vedere nessuna bandiera rossonera”.

​Loro sono i campioni in carica, lo stadio è stracolmo. Ho paura che, anche stavolta, rimarrò solo con la mia delusione.
​Mi affido totalmente ad Ameri. La sua voce mi trascina dentro il San Paolo, dove i miei eroi iniziano a giocare. Attacchiamo, ma non riusciamo a sfondare. All’improvviso, un’interruzione: “Scusa, scusa, sono Ameri da Napoli…”.

Il cuore si ferma per un istante. “Milan in vantaggio, gol di Virdis!”.
Il resto non lo ascolto nemmeno. Esulto urlando tutta la mia gioia: siamo in vantaggio, non ci credo. Forza ragazzi, dai!

​Ma allo scadere del primo tempo è Maradona a segnare, pitturando una punizione all’incrocio. Galli non ci arriva. 1-1, tutto da rifare. L’intervallo è un’agonia, quei quindici minuti non finiscono mai.

​Sacchi decide di togliere Donadoni: entra lui, il Poeta, Marco Van Basten. Penso: “Forza, o la va o la spacca”.
La partita riprende e la voce di Ameri riporta la mia immaginazione dentro il catino del San Paolo. Come nel primo tempo stiamo attaccando, ma il gol non arriva.
​Poi, un urlo squarcia il silenzio irreale di casa mia: “GOL!”. Siamo di nuovo avanti. Virdis si fa trovare pronto sul cross di Gullit, che ha seminato i difensori del Napoli.

Cerco di visualizzare, attraverso i racconti della radio, l’incornata di Virdis, il cross… sono in estasi.
​Il Napoli prova a pareggiare, preme e si avvicina alla nostra area impegnando il nostro portiere. Galli rilancia su Gullit: Ruud prende palla sulla nostra trequarti, percorre sessanta metri, la mette in mezzo da sinistra e arriva Van Basten… 3-1.

​È fatta. Il ritorno del Diavolo è completato. Careca accorcia le distanze per il 3-2, ma io sono già fuori in strada a sventolare la mia bandiera rossonera e a festeggiare il sorpasso in classifica.

​A fine partita Sacchi dirà: “Non so se siamo i più forti, oggi siamo stati i più bravi”. A me non importa se eravamo i più bravi o i più forti. So solo che i miei eroi hanno compiuto un’impresa e io sto finalmente assaporando il sapore della gloria.

​L’anno successivo ci sarà l’esodo a Barcellona, ma tutto è partito da quel pomeriggio. E quando ci ripenso, sento ancora la pelle d’oca.

Buon 1 maggio Nighters

W Milan
Harlock

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"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.