Roma-Milan presentazione

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La partita contro il Lecce ha a tratti ringalluzzito l’animo di parte del tifo rossonero. Per buona parte del match, specie la prima frazione, l’atteggiamento della squadra è stato buono, soprattutto quello di Calhanoglu. Parliamo di approccio, di verve e grinta, non di molto altro, meglio specificarlo sin da subito. Si tratta di una reazione a quanto accaduto nelle ultime due settimane, non di un vero e proprio cambiamento radicale nelle abitudini disfunzionali di un gruppo di cui da anni abbiamo imparato a conoscere i difetti. Tornando a noi, maggiore aggressività, più pressing e rapidità nei passaggi sono di per sé un buon segno, ma oltre al fatto che siamo usciti dai 90 minuti di una settimana fa con comunque solo un punto, vedremo fra quanto tempo i nostri eroi si stuferanno di fare tutta ‘sta fatica per risalire la china di una classifica impietosa, ma ancora più che aggiustabile. I precedenti ci dicono di non aspettarci molto di più, e personalmente questo è l’atteggiamento che seguirò almeno fin quando non vedrò un mutamento più profondo nelle abitudini della squadra.

Per il resto, che sia a livello tattico o di prestazioni individuali, le chiacchiere stanno a zero. Nel senso che non hanno molto senso, allo stato attuale. Qualche piccola novità di schieramento si è vista nella prima uscita del Milan di Pioli, come l’abitudine di schierarsi a 3 (o 2+1) in difesa in fase di impostazione. Senza troppe sorprese, l’ex tecnico della Lazio si è affidato a Biglia (la cui prestazione contro il Lecce è stata a mio avviso meno negativa di quanto sottolineato da molti tifosi), e così dovrebbe essere almeno per il primo periodo di assestamento. Non è inoltre in vista un cambio di gerarchie sulla destra, dove il sempre più odiato Suso (almeno, dai tifosi) ha il posto assicurato; lo stesso non si può dire di Piatek, che nonostante il gol (su azione, questa è la notizia) di una settimana fa non sembra partire come punta favorita. Vedremo come si evolverà questa seconda versione stagionale della squadra. Fatti, non parole.

Stasera si vola all’Olimpico per disputare una sfida mai banale, per quanto giocata da due squadre non esattamente al massimo della propria espressione agonistica. La Roma viene da un momento estremamente complicato dal punto di vista dei risultati, ma soprattutto degli infortuni. Una formazione decimata dai guai muscolari (e non solo) che ha dovuto richiedere il massimo della creatività di Fonseca per essere schierata in un modo decoroso, o quasi. In porta Pau Lopez, difesa a quattro con Spinazzola, Fazio, Smalling e Kolarov, mediana composta da Veretout e Mancini, tridente di trequartisti con Florenzi, Zaniolo e Perotti a supporto di Dzeko. Out Kalinic, Diawara, Zappacosta, Cristante, Mkhitaryan, Under, Pellegrini e Kluivert, quasi una formazione titolare completa. La Roma ha dimostrato finora molto poco di quello che potrebbe essere il proprio potenziale, soprattutto offensivo. Solo 12 le reti segnate fino a questo momento, a fronte delle 10 incassate. Il motivo è principalmente la poca continuità di quelle che dovrebbero essere le sue stelle del futuro: Zaniolo, Kluivert e Under. I tre non si sono mai ritrovati contemporaneamente in quella che gli americani definirebbero “finest hour”, uno stato di grazia. Comprensibile: il più “vecchio” dei tre ha 22 anni e nessuno ha dovuto finora davvero fare i conti con le proprie responsabilità. Il futuro è loro, certo, ma è nel presente che si giocano le partite.

Dal canto nostro, Pioli dovrebbe schierare il Milan ancora con il solito 433. Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Theo Hernandez; Paquetá, Biglia, Kessié; Suso, Rafael Leao, Calhanoglu. Sarà interessante vedere il tipo di approccio che Pioli sceglierà per un match come quello di stasera, in trasferta e contro una squadra di buon livello. Mi aspetto (e spero) di vedere un Milan più d’attacco che di contenimento, che punti non solo alle ripartenze, ma anche a controllare il gioco, complice una qualità di palleggio non eccelsa nella formazione capitolina. Insomma, un test sulla personalità di squadra e staff tecnico, ma anche sulla tenuta del campo di un gruppo che sta ricominciando a lavorare sotto nuovi dettami.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.