Canguri, capitani e IL CAPITANO

Da una settimana scarsa rimbomba nel nostro petto il vuoto pneumatico lasciato dall’addio, prematuro anche se ahinoi atteso, al nostro Capitano. Diventa complicato assai occuparsi quindi di un Milan lontanissimo da quello del Piscinin. Ma non solo lontanissimo, come livello, risultati e qualità, da quello scintillante dell’epopea euromondiale di Berlusconi, ma anche lontanissimo da quello derelitto e sciagurato delle due discese in serie B a cui Franco non si sottrasse, guadagnandosi forse già in quel momento in cui era poco più che ventenne lo status di leggenda che poi sarebbe stato sancito definitivamente negli anni successivi.

Quel Milan, appunto povero e sciagurato, aveva comunque un’anima e un senso di legame con la propria gente che invece questa società (intesa come Milan e intesa come collettività generale dell’anno domini 2026) non ha minimamente: di acqua sotto i ponti in più di 40 anni ne è passata tanta e non è passata invano.

Diventa complicato, alla mia veneranda età, appassionarsi alle vicende di un club gestito da un fondo speculativo, “posseduto” da un signore che non sa neanche se a calcio si giochi con la mazza, col casco, con le mani, con i piedi o con il belino, che tratta i propri tifosi come allocchi o polli da spennare, senza rispetto per nulla.

Ma, a differenza dei nonmonetizzatori a targhe alterne ma moralizzatori del web, a me un filo di fuoco (fatuo?) sotto la cenere continua a rimanere e quando la palla ricomincerà a rotolare sul serio e non nelle amichevoli down under, so già che qualcosa dentro mi si smuoverà. Certo non sarà come quando dal tunnel uscivano Franco con dietro Seba o quando Rino entrava per il riscaldamento sul campo di San Siro (che già mi manca ancora prima di perderlo) come un toro inferocito a dare la carica a tutti. Non sarà così, ma comunque qualcosa credo che nel mio animo di tifoso canuto succederà. Come credo che anche che sarebbe successo nell’animo di Franco, tanto grande e insuperabile durante la carriera da calciatore tanto, almeno ai miei occhi di osservatore esterno, sperso e in cerca di una identità mai veramente trovata dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 1997.

Di speranze reali di vittoria ovviamente non ne nutro, visto a chi siamo in mano, vista la concorrenza e visto che di vincere interessa solo ai tifosi, forse nemmeno a tutti. Ma so già che non riuscirò a sbattermene come mi riprometto di fare ogni estate da svariati anni a questa parte.

Non sto seguendo tantissimo il calciomercato e il precampionato, che non mi hanno mai sfiziato granché neanche nei tempi belli visto che ho sempre preferito la suddetta palla che rotola su un rettangolo verde in partite ufficiali. Ma per quel che poco che ho percepito, spero che, visti i soliti chiari di luna cui siamo soggetti da tre lustri, quantomeno si dia spazio a qualche ragazzo come Cissé, Camarda, Comotto e Torriani.

Può darsi non diventino campioni, ma per la fase storica che stiamo attraversando abbiamo disperato bisogno anche “solo” di nuovi Gabbia (magari di un livello un filino più alto, con tutto l’affetto che ho per Matteo che è uno di noi),  che abbiano un po’ più di rossonero nel sangue rispetto a chi passa da qui come se fosse solo uno scalo aeroportuale verso altri lidi.

Chiudo, per non tediarvi oltre in questa canicola infernale, con una considerazione che certamente avrete letto altrove ma che voglio fare mia: data l’importanza monumentale di Baresi, il Milan avrebbe dovuto far presenzare almeno Maignan e Gabbia (e anche Amorim, che però è appena arrivato quindi vabbè ci sta anche l’assenza) al funerale di martedì scorso. Chi se ne frega delle vacanze in Polinesia, degli inutili derby tra i canguri e delle ore di volo. Per quanto riguarda specificamente Mike credo che, essendo in ferie, il moto organizzativo sarebbe potuto venire anche da lui stesso, ma forse chiedo davvero troppo a un grande giocatore ma capitano un po’ per caso o per mancanza di alternative praticabili.

Sarebbe stato invece GIUSTO (con tutte le maiuscole al loro posto), ma dentro di noi sapevamo già benissimo che non sarebbe MAI successo e quindi in qualche modo non ci siamo neanche rimasti male, che venisse sospeso tutto in Australia e si facesse tornare l’intera squadra per le esequie della nostra bandiera e della nostra anima. O tempora o mores.

ps: scusate per il post, dopo tanto tempo, da vecchione nostalgico… ma l’addio al mio Capitano è una brutta botta da assorbire

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

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Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!