The show must go on ?

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Credo che mai come in questi giorni il dilemma sia attuale. Al di là delle scaramucce verbali tra lega, federazione, CONI e mondo della politica (e praticamente chiunque segua il calcio a qualsiasi titolo), dove ognuno semplicemente tira l’acqua al suo mulino (niente di nuovo sotto il sole), davvero non saprei dire dove stanno torti e ragioni. Stiamo vivendo una situazione del tutto nuova e, almeno apparentemente, tutte le posizioni hanno lati condivisibili.

Lecito che il mondo del calcio voglia riprendere e provare a chiudere la stagione. Non sono solo interessi di quartiere di chi avrebbe potenzialmente un obiettivo per cui giocare ma la comune necessità di tutte le squadre, nessuna esclusa, di limitare il danno economico al minimo possibile per poter accedere all’intera posta dei diritti televisivi e, immagino, al monte sponsorizzazioni. Se si chiudesse qui il campionato è chiaro che gli usufruttuari dei relativi diritti TV chiederebbero una decurtazione proporzionale dei relativi pagamenti (questo è già assodato) che rappresentano una parte consistente dei proventi dei club e, ma questa è solo una mia sensazione, anche gli sponsor, probabilmente, chiederebbero sconti consistenti. Immagino che si aprirebbero contenziosi infiniti con relativi strascichi legali ma, in ogni caso le conseguenze, da un punto di vista finanziario, sarebbero devastanti in un mondo dove, già in condizioni normali, molte squadre navigano costantemente sul filo del rasoio della sopravvivenza. Ci sarebbero morti e feriti e non solo in serie A ma anche nelle serie minori che vivono di sussidiarietà.

Altrettanto lecito che chi è tenuto a prendere decisioni, chi ne ha la responsabilità, veda il problema da un altro punto di vista. Se, al momento, il “distanziamento sociale” risulta essere il rimedio più efficace per contenere il virus capisco altrettanto bene come sia difficile garantirlo. Se è forse possibile durante gli allenamenti, seguendo protocolli piuttosto rigorosi, faccio davvero fatica ad immaginare come sia possibile durante lo svolgimento di un match essendo il calcio sport di contatto per eccellenza a meno di non inchiodare i giocatori in un punto specifico del campo facendoli giocare da fermo come facevamo da bambini (bambini si fa per dire…) con il subbuteo. Nel caso, ahimè, la cessione di Suso si rivelerebbe un boomerang clamoroso visto che, da fermo, è un vero fuoriclasse. L’unico giocatore automattonellizzato di cui si abbia memoria. Il rischio da covid c’è, non è sparito per magia. Non tanto per i giocatori stessi che, per età e stato fisico, sarebbero quelli a rischiare meno in caso di contagio ma per tutti quelli che girano loro intorno (tecnici, staff, addetti vari dei centri sportivi etc.) per poter garantire allenamenti e partite che, a loro volta, hanno famiglie e parenti da preservare. Non dimentico che questo virus ha tempi di incubazione lunghi e poco prevedibili ed il rischio di contagiati asintomatici, che però potrebbero infettare (molti) altri, è elevato e che i tempi per guarire e diventare “non più infettivi” altrettanto lunghi (vedi Dybala, positivo ma asintomatico da 7 settimane). E per fare ripartire l’ambaradan ne basta uno che si infetti il giorno dopo i controlli…

L’impressione è che il ministro abbia dato il via agli allenamenti (per quanto individuali) salvo poi vedere cosa succederà nelle prossime settimane e decidere di conseguenza. Una decisione che lascia aperte le porte ad ogni soluzione. Decisione un pò ponziopilatesca se vogliamo, ma anche capibile. Intendiamoci bene; è lo stesso problema che viviamo nella vita reale. Un sottile e difficilissimo equilibrio tra la necessità di fare ripartire l’intera nazione prima di un crollo finanziario e sociale irreversibile e l’altrettanto importante necessità di preservare la salute pubblica il più e meglio possibile. Per non farci mancare nulla aggiungiamo, a questo quadretto idilliaco, che la situazione a livello nazionale non è per nulla uniforme e, se in alcune regioni il peggio sembrerebbe passato ed i rischi al momento limitati, in altre (specie nel nord-ovest) il quadro non è ancora così ottimistico. Così alle polemicucce di bassa lega si aggiungeranno le irresistibili tentazioni di sfruttare a proprio vantaggio la situazione perché è tradizione italica pensare sempre prima alla propria scarsella che all’interesse comune e figuriamoci nel calcio che di queste “bad habit” è la quintessenza.

Per finire mi chiedo pure, da un punto di vista puramente sportivo, che senso avrebbe portare a termine un campionato in questo modo. Che valore potrà mai avere un titolo guadagnato in una situazione così anomala dove la parità di condizioni tra le contendenti non può essere garantita? Con un campionato stoppato e poi fatto ripartire in fretta e furia, giocando a porte chiuse ed ogni tre giorni per poter concludere nei tempi massimi che il calendario permette? Va bene che siamo in Italia dove assegniamo scudetti di cartone e dove in alcune sedi (lascio a voi decidere quali) la matematica ed i relativi conteggi diventa un opinione ma a tutto ci dovrebbe essere un limite.

Se dovessi scommettere 10 Euro giocherei che il campionato non si chiuderà, che se anche si proverà a giocare è quasi certo che un giocatore, un allenatore, un accompagnatore, un addetto ai lavori, si contagerà con il rischio che prima ancora di scoprirlo abbia passato il virus a molti altri obbligando ad un nuovo stop, questa volta definitivo. Ma è solo la mia impressione. Lo ammetto; sono contento di non far parte di coloro che sono tenuti a decidere. Nonostante il periodo spero di avervi dato qualche spunto. Adesso diteci Voi che ne pensate. The show must go on?

Non è facile neppure per noi, nel nostro piccolissimo, ricominciare a pubblicare regolarmente ma stiamo cercando di ritornare ad una sorta di pseudo normalità nella speranza di offrivi qualche minuto di distrazione da un quotidiano difficile e monotono, con l’auspicio che voi ed i vostri cari stiate tutti bene.

Forza Milan

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.