Semplicemente

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La sconfitta contro la juventus è passata fra le mere statistiche in un amen, forse già dal post partita. Già fra noi ci sono stati pochi commenti e molto pacati, al contrario del solito livore spesso giustificato più dall’impotenza che da altro. Lo scontro coi bianconeri ha certificato che loro hanno una rosa più profonda e ricca di soluzioni rispetto agli altri, specie dopo l’ora di gioco, e con talenti individuali che possono bypassare l’insipida conduzione tecnica di Pirlo. Ma anche che noi non abbiamo paura di nessuno e ce la giocheremo con tutti in ogni situazione di calendario, di rosa, di forma con la consueta applicazione. Tanto basta. Sette assenze e piani tattici saltati a poche ore dal match: una sconfitta prevedibile e coraggiosa, a livello di una Termopili rossonera; la sensazione lasciata è quella di uno stop che può fornire da base psicologica a futuri successi.
Il Toro era forse l’avversario ideale per chiarire che noi non ci fermiamo alla doppietta di Chiesa. Così lento, incerto e privo di talento, ma lo abbiamo fatto secco rapidamente senza complicarci il percorso e con la stessa formazione ancor più rimaneggiata. Era importante farlo, un bel messaggio.

Sulla gestione dei cartellini c’è poco da dire, 15 anni fa l’inchiesta di Calciopoli mise in luce che nella pratica del campo il ‘sistema’ Moggi si basava (anche) su una scientifica e sistematica distribuzione dei cartellini gialli alle rivali della juventus, dunque niente di nuovo.
Il Milan ha scelto di stare in silenzio sia in campo che fuori, va bene così. Non combattere una guerra che non puoi vincere, sposta lo scontro su un terreno favorevole: son massime di 2500 anni fa. Noi non abbiamo peso nella politica del calcio, luogo fra l’altro molto diverso dagli anni in cui eravamo protagonisti, ormai teatrino più che baraccone dove si va solo a dare avanspettacolo come fanno altri soggetti. Di un presunto sistema juve abbiamo avuto un assaggio con il caso Suarez, forse la prima vera finestrella aperta sul ‘retrobottega’ del calcio italiano 2010-20xx. A voi pare un sistema scalfibile?
La juve è invincibile fuori dal campo. Ma ha fatto la scelta di proseguire il proprio dominio nel rettangolo verde in modo arrogante fino all’illogico e ne ha già pagato qualche conseguenza accumulando del ritardo, oltre alla perenne necessità di far girare giocator(ucol)i per nutire il proprio bilancio e quello delle società amiche di plusvalenze, cosa che di certo non sta creando valore sportivo. Noi su quel terreno non dobbiamo entrare, quindi inutile barrire e macchinare, pensiamo solo all’unico campo in cui al momento siamo più forti poichè ce lo dice la classifica.
Il VAR è uno strumento manipolabile fino a un certo punto, e la dimostrazione l’abbiamo avuta a Benevento e l’altroieri: non si può negare l’evidenza con la revisione delle immagini; quando è successo c’è stata una immediata compensazione (vedi contro la Roma, nel nostro caso). Inoltre quando interviene il VAR si parla di molte persone diverse, va bene la “longa manus” di qualcuno ma non esageriamo. Questo, rispetto a 15 anni fa, è un gran bel passo avanti che ci può lasciare concentrati sul nostro.
La juventus ha vinto più duelli a distanza per psicologia e mentalità che per “furti”. Mai dimenticarselo.

Esiste anche un Ibra di governo, oltre che di lotta?

Il ritorno sulla scena di Ibra pare molto pacato, mi sarei aspettato nuove dichiarazioni di guerra totale e smargiassate invece il profilo è basso. Prudenza, o nuova strategia da parte del Leader Maximo milanista? E’ lecito attendersi che la squadra lo riaccolga con rinnovate risorse, prima trascinata dalla classe dello svedese, ora in grado di muoversi in autonomia con un fuoriclasse al centro dell’attacco. Che può anche permettersi di non rimarcare ogni domenica di essere Dio in Terra, se non coi fatti. Se la situazione si confermerà tale, dando i risultati sperati in un continuo quasi ideale con quanto visto finora, il percorso di beatificazione di Zlatan non potrà fare altro che proseguire con nuovi insegnamenti per tutti.
Nel mentre anche il suo protège Leao ha trovato continuità e identità. Chi scrive è fra i pochi che non ha pretese: il portoghese mi va benissimo così, ha dei punti di forza e dei punti deboli, ovviamente con un normale percorso di crescita anno su anno; non è che mi deve fare 50 gol se no non dormo di notte. Sono stato tuttavia scettico sulla possibilità che si affermasse, oltre che all’inizio (non si poteva chiedergli di incidere da subito, come fu probabilmente pensato), anche dopo. Ebbene la delizia assoluta di questo Milan è che ha smontato tutti i pregiudizi.
Il 2020 è stato un anno di demolizione e rimozione delle famose macerie del Giannino, contaminate dai cinesi. Macerie fra cui il cumulo dei giudizi affrettati, in qualche caso, o parziali, o motivati ma dalle prestazioni di qualche periodo, o dagli atteggiamenti, che nel calcio non sono tutto; come anche l’analisi delle carattertistiche o dei numeri. Insomma è un Milan assemblato e guidato da gente capace che ha lavorato bene, e che ha una visione, e per questo non ha retto nessuno dei pregiudizi di nessuno di noi. Ditene uno, non ha retto. O meglio si, qualche pregiudizio è diventato giudizio (es. Duarte è na pippa atomica), ma ininfluente perchè tanto gli scarsoidi il campo non lo vedono mai.
Stiamo tutti meglio, e non vediamo l’ora di tornare a San Siro senza quei giudizi negativi e quella ‘nostalgia’ dei tempi che furono quando tutto era più colorato, più forte (inclusi i cori della gente) e più allegro. Perchè lo è di nuovo, semplicemente.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.