In attesa

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Il tempo passa. I mesi, le settimane e le giornate scorrono. Si susseguono notizie e spifferi relativi alle svariate problematiche rossonere. L’unica cosa che non cambia è la totale confusione nella quale la nostra società si trova da ormai oltre un lustro. La nuova proprietà e la nuova dirigenza sono qui da poco più di un anno, è vero, ma hanno già dimostrato di riuscire a muoversi a stento in un percorso labirintico, com’è il Milan attuale. Lunedì mattina avete avuto l’ennesima possibilità di leggere un post lucido, chiaro e diretto come quello di Max. Voglio ripartire dai suoi spunti per cercare di aggiungere “carne al fuoco”.

Mentre, per diversi motivi, prima siamo stati impegnati a scovare “pippe” e, successivamente, a tracciare movimenti bancari, con conseguenti smentite e rinvii, il resto del calcio italiano è andato avanti. Non parlo del calcio europeo, dove abbiamo raggiunto livelli di distacco degni della maglia nera del Giro d’Italia, perchè come più volte ho scritto in passato, il Milan che tutti noi (o gran parte di noi) ricordiamo, non esiste più. Il calcio italiano, quello dei petroldollari e delle spese folli, ha inserito una marcia diversa dalla nostra. Non si tratta di una vera e propria quarta ma di certo non è la retromarcia che abbiamo innestato e che non ci sta facendo progredire da tanto, troppo, tempo. Hanno usato una formula magica, il suo nome è programmazione. La differenza che si è aperta è importante. Mentre le altre squadre programmano le loro future stagioni, facendo acquisti (utili o meno) e costruendo un futuro, noi siamo fermi. In attesa. In attesa costante. In attesa di bonifici. In attesa di soci. In attesa di acquirenti. In attesa di caparre. In attesa della venuta di Gengis Khan con la borsa dei soldi.

Ora siamo in attesa della sentenza UEFA che è un fardello che va portato, ma come è vero che ci siamo arrivati per le gestioni scellerate precedenti. È altrettanto vero che a quel tavolo ci hanno rimbalzato già due volte in questa stagione. Colpa solo del passato? Non credo. Impostare una società sulle basi dalle quali si è partiti l’estate scorsa è stato un grandissimo rischio. Ti deve andare tutto, perfettamente, dannatamente bene. Quando parti con il botto, giocando subito fiches pesanti sul tavolo con un mercato scoppiettante è normale che l’attenzione di chi osserva inizi ad essere più alta. Quando, ormai da tempo, intorno al Milan si stanno muovendo solo “affaristi” e “comparse” di quarta serie, secondo vuoi la UEFA cosa pensa di questa situazione?

Abbiamo visto passare i Pablo Dana con gli sceicchi, i Nelio Lucas con Doyen, le dame cinesi e i Mr. Bee con gli investitori. Tutti comparsi come dei lampi a ciel sereno e scomparsi alla stessa velocità con la quale sono apparsi. Gente che non ha lasciato certo un’immagine nel calcio mondiale e che, successivamente alla “scalata” rossonera ,ha collezionato altri grandi e miliari successi. Chiedere a Pisa, Como, Mantova per citarne alcuni. Addirittura Mr. Bee si è dato alla filantropia…
Oltre a tutto questo bel quadretto, che già di per sè risulta essere inquietante, abbiamo anche sbandierato ai quattro venti il progetto dello stadio al Portello. Aste, offerte e rendering. È finita con una multa di 10 milioni e tanti insulti dalla Fiera Milano. Tutto questo fa parte della credibilità che ci è stata lasciata in eredità. Nessuna colpa per chi c’è ora ma questo scenario doveva essere preso in considerazione.

Il percorso dei bonifici segue gli itinerari di Gengis Khan

In tutto questo contesto, pensiamo ancora di essere credibili davanti alle istituzioni. La vecchia proprietà si è affrettata ad incassare senza nemmeno controllare. “Lascerò il Milan in buone mani…” è stata l’ultima perla di un ex presidente che ha chiuso il cerchio del suo regno. Vittorie e bugie, ma soprattutto interessi politici ed economici, sempre davanti a tutto. Sia chiaro, a me che Li abbia onorato tutti gli impegni economici interessa fino ad un certo punto. Questo signore, chi c’è con lui, dietro di lui, davanti a lui, deve capire che l’immagine del Milan è in declino da tempo e questa situazione non fa altro che aggravare la posizione. Si doveva agire con intelligenza, discrezione e chiarezza. Troppi segreti, troppi punti oscuri che danno adito ad ogni pensiero. Basta guardarsi intorno ed essere obbiettivi. In queste settimane di vacanza ho parlato con diversi tifosi di calcio non italiani e non milanisti. La domanda è sempre stata la stessa: “What’s happening?” o “Que pasa?”. Sappiamo che i nostri quotidiani sono dei soloni, probabilmente anche all’estero non stanno tanto meglio, ma l’immagine del Milan è ancora la stessa di prima? I silenzi ingiustificabili dell’attuale presidente, hanno semplicemente permesso a tutti di farsi le proprie idee e hanno minato la credibilità di tutto il contesto rossonero. Certo che se poi si parla davanti alla credenza della nonna Abelarda, forse… Nelle nostre ultime estati (tranne l’anno scorso), mentre gli altri compravano attaccanti o difensori, noi ci siamo ridotti a parlare di: parametri zero, fidejussioni, tesoretti, due diligence, plusvalenze, CdA, advisor, fatturati, closing, regali del presidente, bilanci, bonifici, edge fund, scadenze, sentenze, caparre, cose formali, petroldollari, FFP e Canistracci Oil. Siamo così sicuri che la UEFA giudichi solo i bilanci degli ultimi tre anni o un lustro ed oltre di questi scempi? La UEFA non deve guardare a queste cose “extra” ma è comunque un organizzatore di un torneo e, volente o nolente, devi stare alle sue “esigenze”. Si è tappata il naso con altri? Vero, ma nessuno al Milan ha fatto nulla per “smorzare” le ipotesi intorno a Li e alla proprietà.

Ci siamo buttati in questo oceano di palta da soli. Prima grazie ad una fanfara che proteggeva, inneggiava e lodava le nefandezze di un volatile spennacchiato incapace di fare il suo mestiere. Dopo, mi ci metto io in primis, con la scusa “beh di peggio non si può fare” abbiamo osservato e aspettato. Aspettato e aspettato. Aspettiamo e vediamo. Puntualmente arrivava il pagamento, la caparra, il bonifico ma dietro l’angolo saltava fuori un problema nuovo. Colpa solo di una stampa accanita? Non credo. Colpa solo di quello che si sono trovati in mano? Non credo. Questa situazione è assolutamente ridicola. A prescindere dalla sentenza della UEFA. Qualsiasi essa sia. Quando leggo che l’Europa in precedenza è stata negata solo al Galatasaray mi vengono i conati di vomito. Il Galatasaray…
Questo siamo diventati. Una nobile decaduta paragonata ad una squadra turca (con tutto il rispetto per i giallorossi di Istanbul).
Intanto, dopo le decisioni UEFA, saremo in attesa di qualche altra nuova. In attesa dell’appello al TAS. In attesa del socio. In attesa di qualche bonifico. Intanto il resto del mondo calcistico va avanti.

Qui si sta giocando con la passione di milioni di tifosi. Gli stessi che hanno accolto a braccia aperte i “liberatori” donando un amore a loro sconosciuto ma che ora meritano onestà, sincerità e chiarezza.

È un periodo nefasto e logorante. Mi piacerebbe tanto parlare di calcio giocato ma non ci riesco. Il mio livello di sopportazione è al limite e vorrei solo rivedere il Milan. Quei due colori che tanto ci fanno stare bene. Così non si può andare avanti. Basta cordate, basta speculatori, basta avventurieri, basta soci e basta percentuali. Basta tutto. Ridateci il nostro Milan. Quello del pane e salame. Quello dei Casciavit.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.