Numeri

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Che qualcuno mi fermi, per favore! Io do i numeri. E tanti. Almeno 78, come i gol presi dal Benevento prima della sua festa a S. Siro. Come si fa a perdere in casa contro l’ultima in classifica, retrocessa già ad Ottobre? Queste sono imprese che riescono solo a noi. Solo degli specialisti hanno l’abilità di fare tanto bene le cose pessime. Gli abbiamo regalato il primo, storico punto in Serie A. Erano al quindicesimo tentativo, eh! Ed ora pure la prima vittoria in trasferta. Pazzesco. Siamo entrati nella storia del Benevento e tutti stanno ridendo di noi. Non ho parole. Mi piacerebbe chiudermi in un dignitoso silenzio stampa. Non ho più niente da dare, io. Mi sento vuota. Ma sono un vuoto pieno fino all’orlo di delusione, frustrazione, amarezza. Basta pensare al calcio! Basta scrivere di calcio. Odio il calcio! Molto meglio il sodio, il magnesio, il potassio. Anche lo stronzio! Anzi, no. Siano maledetti tutti i metalli alcalini. Ce l’ho col mondo intero. Di solito scrivo appena dopo le partite. Questa volta non ne avevo la forza. Ho preferito dormirci sopra. Domani è un altro giorno, diceva Rossella O’Hara. Io vorrei andarmene via col vento. Invece sono qui a leccarmi le mie ferite. Il sole splende nel cielo, ma a me sembra che piova. Le mie colline non sono verdi. Tirano al marron. Il Garda che intravedo in lontananza non brilla di azzurro. E’ scuro. Tende al nero. Niente come il Milan sa influire sul mio stato d’animo. Non mi aspettavo questa batosta. Provo un senso di umiliazione e di vergogna.

Meno male che la formazione mi piaceva! “Finalmente, Rino!”, dice sciaguratamente allegra una donna ignara del crudele destino che l’attende. Peccato per l’assenza di Calha, il giocatore ideale per innescare le mie due punte. Ma, insomma, pazienza. Io, grazie alle mie robuste capacità divinatorie, vedo una doppietta di Andrè. Me la pregusto e me la coccolo. Poi un gol di Cutrone e, perché no, anche uno di Borini. Insomma, vado alla grande. Mi spiace per la Spal, ma sono contenta per la vittoria della Roma. Sono diventata tifosa delle due romane per motivi facilmente intuibili. Detesto il Sassuolo. Il fatto che abbia battuto la Fiore, però, non è male, dai. Magari dopo la nostra gara guarderò il Siviglia contro il Barça. Sento odor di manita. Ma pensiamo a noi. Forza André, Forza Patrick! Non sto più nella pelle per la voglia di vedervi giocare insieme. Quanti gol mi farete? Non voglio darei i numeri. Porta male. Dai, che si comincia! E io finisco. Mamma mia, che brutta partita abbiamo giocato. Almeno stavolta non ha segnato il portiere. Nemmeno il quasi omonimo del goleador dell’andata. Uno Iemmello qualsiasi ci ha castigato. Peccato per il Benevento che ci sia solo un Milan. Ce ne fossero tre o quattro, si salverebbe in carrozza. Che sberla, ragazzi. Ne ho prese tante, è vero. L’animo umano sa forgiare lo scudo dell’abitudine, è vero. Ma qui non c’è scudo che tenga. Questa tremenda botta mi fa malissimo. Mi è arrivato un cazzottone, mentre avevo la guardia abbassata.

Meno male che possiamo divagarci con quanto accade fuori dal campo, per tirarci su. Consistenza economica della Società, Settlement agreement, plusvalenze, minusvalenze. Ce n’è di carne al fuoco. Io adoro i numeri. Sono capace di perdere ore a fantasticare sulla solitudine dei numeri primi, che si fa sempre più profonda mano a mano che diventano più grandi. E c’è chi ha dedicato e dedica una vita nel tentativo di scoprire una regola che codifichi il loro diradarsi. Mi piacciono un sacco i numeri che viaggiano nel cielo terso dell’astratto. Il calcolo differenziale e integrale per me è bellissimo. Quasi come una vittoria del Milan. Sono meno affascinata, invece, dai calcoli contabili. E li capisco pure poco. Possiedo la cultura sobria ma efficace delle persone semplici. Insomma, con la storia delle plusvalenze e degli artifici intorno ad esse, uno può avere i bilanci in attivo e un rosso da vergogna in banca. Che senso ha tutto questo? Bah! E che senso ha la nostra sconfitta casalinga con il retrocesso Benevento? Quello di buttare a mare il nostro Mercato estivo? Legittimo avere questa opinione. I risultati sono davanti agli occhi di tutti. Io, però, sono cocciuta e non la penso così. Non butto a mare Fassone e Mirabelli. O, quanto meno, nel mare mi getto insieme a loro, dato che ho condiviso quasi tutte le loro scelte. Non lapido neppure Gattuso. Me le hai date, finalmente, le mie due punte, Rino. Ed è accaduto quel che è accaduto. Anche il faccione contento del Condor in tribuna ho dovuto sorbirmi. Si vede che non mi deve essere risparmiato niente. Proprio niente, eh! Devo pagare per i miei errori. Amen. Ma non c’è colpo dell’avverso destino che possa abbattermi. La batosta sannita è stata peggio delle forche caudine. Molto peggio. Però non c’è insuccesso dal quale non si possa ripartire. Spero che da qui non venga tratta la conclusione che il Milan del prossimo anno debba essere un 4-3-3 fondato su Suso. No, eh!

Io vorrei essere qui

I numeri della classifica sono impietosi. Ora anche il sesto posto diventa un traguardo davvero ostico. E il settimo non lo voglio. Sarò accontentata. Arriveremo ottavi. La Coppa Italia? Figuriamoci. Quanto desideravo un tuo gol, Andrè. Difficile pensare che questa squadra afflosciata sia fisicamente che mentalmente possa concludere bene il campionato. Tra il difficile e l’impossibile sta il cuore, l’anima degli uomini. Ieri notte, sopraffatta dalla delusione, dall’amarezza per la disarmante impotenza mostrata in campo , ho pensato di troncare con il calcio. Di non scrivere più di Milan. Di impormi di pensare ad altro. Nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo ho girato su travel&living. C’era gente che cercava casa al mare. La cercherei volentieri anch’io. Era a Fuerteventura. Avrei voluto esserci anch’io! E invece sono sempre qui a soffrire per questo maledetto calcio. Perchè? E’ una bella domanda. Non so dare una risposta. Sta di fatto che oggi tiferò per Lazio e Chievo. E stasera per il Napoli. No, non devo dirlo. Porto una scalogna tremenda. Ti prego, dea Eupalla, fa’ vincere Orrendi, Samp e Gobbi! Ti scongiuro. Sono una faina? Mica tanto. Altrimenti non continuerei a sussurrare, alla faccia dei numeri e di chi per essi, “ Forza Milan”

Chiara

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.