Eppur si muove

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Seconda vittoria consecutiva in campionato ed in rimonta, in pratica un evento ormai diventato rarissimo, roba che per un club come il Milan dovrebbe essere la normalità eppure era diventata un’eccezione.
Questo Milan non incanta né riesce a metter sotto gli avversari regalando una domenica di tranquillità a noi tifosi, ma prova a crescere cercando di uscire dalla melma in cui era sprofondato. Se analizziamo quanto fatto finora dalla squadra di Gattuso c’è uno strano parallelismo con il suo esordio nella primavera dove partì malissimo subendo 8 gol nelle prime due partite per poi migliorare sensibilmente. Anche in questo caso la partenza è stata un attentato alle nostre coronarie con 10 gol subiti in 6 partite nonostante l’unica sfida con un buon coefficiente di difficoltà fosse quella casalinga con l’Atalanta. Le ultime quattro hanno però mostrato un’inversione di tendenza con un totale di 2 gol subìti nonostante il derby e due trasferte non semplici come Firenze e Cagliari.
E’ presto per dire se la squadra abbia imboccato la strada giusta, ma sicuramente Gattuso sta puntando su un gruppo ben preciso per dare quelle sicurezze e quegli automatismi che possano permettere anche l’ingresso di chi oggi gioca meno. Da segnalare anche una migliore condizione atletica della squadra, in grado di tenere meglio il campo senza andare per forza in apnea. Un esempio? Lucas Biglia.
Ricordo ancora il mio primo intervento a radio rossonera in cui Pietro mi domandò cosa ne pensassi degli acquisti di Biglia e Kessié e devo dire che non ero esattamente entusiasta. Su Kessié mi son fatto una mia opinione più precisa in breve tempo, mentre su Biglia, complice infortunio e forma scadente, non riuscivo proprio ad esprimermi perché è un giocatore che non mi ha mai entusiasmato. Adesso con una condizione accettabile devo dire che non sarà certo uno xavi, modric, pirlo o iniesta ma è un giocatore di raccordo che si muove per occupare al meglio gli spazi oltre ad offrire al portatore di palla un appoggio in caso di necessità con giropalla di prima. Tralasciando il primo quarto d’ora domenica gli ho visto fare spesso questo lavoro poco appariscente, soprattutto nel primo tempo, mentre nel secondo è cresciuto anche in fase di interdizione. Non sapendo se avessi avuto un abbaglio o meno ho controllato le statistiche sui km percorsi e per la Lega Serie A risulta essere il giocatore che ne ha percorsi di più durante il match. Sicuramente deve crescere rispetto a questa prestazione, ma non necessariamente crescere vuol dire aver la palla tra i piedi se poi la si tiene troppo senza portare un reale beneficio, crescere vuole anche dire fare movimenti senza palla, coprire gli spazi, interrompere linee di passaggio, fornire un appoggio o una soluzione in più.

Se come detto si notano segnali di ripresa è anche vero che alcune situazioni sembrano non accennare a migliorare. Se da una parte Biglia e Calhanoglu crescono, dall’altra Ricardo Rodriguez mi sta fortemente deludendo. Giocatore con un gran tocco palla e la nomea di terzino capace di fornire bei cross oltre a calciare ottime punizioni, lo svizzero non ha fatto vedere quasi nulla di queste sue caratteristiche. Tralasciando l’espulsione di domenica (secondo giallo inventato dall’arbitro) il 68 rossonero domenica è andato in difficoltà più volte in fase difensiva, ossia l’unico elemento in cui finora aveva sempre brillato. Vedere Calabria che si propone, arriva sul fondo e crossa mentre Rodriguez non fa nulla di tutto ciò fa pensare, e non poco. Tolto qualche episodio estemporaneo è dall’inizio della stagione che lo svizzero sembra aver sempre paura di saltare l’uomo, spesso rinunciandovi, oltre a non mostrare uno scatto degno di un giocatore di fascia. Non ho mai creduto potesse avere lo scatto di Serginho o Cafu, ma così sembra più un centrale di difesa prestato a fare il terzino: mai una discesa, mai un guizzo in grado di spaventare gli avversari. Spero che questo giocatore torni a mostrare le doti per cui è stato acquistato altrimenti per la prossima stagione occorrerà un nuovo terzino sinistro a meno che non gli si voglia dare soli compiti di contenimento.

L’altro problema da risolvere è l’attacco spuntato. Per vincere contro il Cagliari è stata necessaria la doppietta di un centrocampista perché davanti son tutto fuorché prolifici. Se da una parte Suso si è impegnato di più in fase di recupero è anche vero che tende a tenere troppo la palla tra i piedi facendo perdere almeno un tempo di gioco. Calhanoglu dal canto suo non sembra un finalizzatore, quanto più un uomo capace di fornire gran palloni di prima e partire in contropiede a gran velocità nonostante domenica sia stato poco cercato in queste situazioni (vedasi alcuni contropiede in cui è stato totalmente ignorato). Insomma, con queste caratteristiche tutto o quasi dovrebbe essere sulle spalle della prima punta ma Kalinic non è un bomber e la nostra stitichezza diventa così quasi cronica, di difficile soluzione quest’anno. L’unico rimedio potrebbe essere una manovra di gioco importante, capace di far segnare più interpreti indipendentemente dalle loro qualità realizzative. Il nostro miglior realizzatore (Suso) occupa la 23^ posizione nella classifica dei marcatori a dimostrazione di come si debba fare l’impossibile per mettere in condizione i nostri di segnare.
Inutile negarlo, ci sono luci ed ombre, ma fortunatamente qualcosa si muove e chissà che un po’ di consapevolezza nei propri mezzi non riesca a sopperire alle nostre lacune.

A proposito di lacune chissà se qualche pretoriano si è letto il report della Deloitte sui fatturati dei club calcistici. I decanter della stampa incartapecorita sicuramente non avranno notato come il report Football Money League relativo alla stagione 2016/17 (ultima dell’era Berlusconi e Galliani) ci segnala addirittura in 22^ posizione come fatturato ed ovviamente in calo.
Se ricordate l’analisi svolta qualche tempo fa questa situazione era ampiamente prevedibile. Ormai il Milan era come quel pescatore a cui è entrata l’acqua negli stivali che rischia di non uscire più dal fiume se non con un aiuto esterno, e così è stato. Se stessimo ancora in certe mani staremmo iniziando ad affogare con buona pace dei matusa della stampa. Solo 12 anni fa, non un secolo, il Milan in questa classifica era terzo con davanti solo il Real e lo United, quest’anno invece il report ci segnala dietro a una corazzata come il Lione che a quanto mi risulta non ha petroldollari, non gioca in premier e non vince nulla dal 2012. Che la condizione a cui è stato ridotto il Milan sia aberrante è certificato anche da un trafiletto dedicato ai rossoneri nello stesso report in cui viene evidenziato come questa sia la prima volta in cui il Milan esce dalla top20 dei fatturati dopo che fino alla stagione 2012/13 era sempre stato nella top10. Complimenti a chi ha distrutto tutto in circa 10 anni e complimentoni agli imbrattacarte che ancora ci rompono l’anima.

A proposito di anime: tantissimi auguri di buon compleanno al nostro Herbert Kilpin nato 148 anni fa a Nottingham, pioniere del calcio in Italia e fondatore del Milan. Ancora oggi le sue spoglie riposano in un triste loculo al Monumentale quando meriterebbe senza dubbio una sepoltura più consona nel famedio perché, comunque la si voglia vedere, il calcio inteso come sport moderno lo ha portato lui in Italia oltre ad aver dato vita al Milan, primo club calcistico meneghino famoso in tutto il mondo. Nonostante ciò sembra che intitolare una piazza o una via a Kilpin, ma soprattutto dargli una sepoltura più degna, non sia automatico…roba da ridere se non ci fosse da piangere.
Qualcosa bisogna fare, qualcosa la città di Milano deve fare perché caro Herbert meriti ben altra considerazione e bisogna ottenerla.

Seal

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.