DIECI

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Per il ritorno in Champions League del Milan ci vuole Magia.
Chiaro, non è che improvvisamente si può fare il mercato degli sceicchi. Sarà un Milan che, di certo, nella massima competizione partirà molto molto indietro alle altre e non c’è problema in questo. Purchè ogni partita, contro chiunque, contenga una speranza. E chi meglio di un Numero 10 può accenderla sempre e comunque?
Ibra se si riprenderà almeno per qualche decina di partite sarà comunque l’uomo della Provvidenza e insieme il direttore dei sogni. Ma il 2021 del grande Zeta, per quanto sia ancora considerato il titolare, sposta le nostre speranze su territori più simili alle fantasie irrealizzabili. Serve altro.

Un 10 il Milan ce l’ha, Hakan Calhanoglu. Non mi sembra di sottovalutarlo, nè di sopravvalutarlo, se scrivo che lui per il Milan di Elliott è quello che Bonaventura era per il Giannino: un giocatore di rendimento, adatto nel caso di Jack a periodi di sussistenza, nel caso di Hakan a quelli di ricostruzione.
Il Calha nella versione migliore è un giocatore dai molti talenti. Formatosi nel Bayer Leverkusen di Schmidt, è stato per qualche anno nei mirini di vari club della Premier per la capacità di giostrare in vari ruoli all’interno della stessa partita, conservando lucidità nelle esecuzioni di tiro e di passaggio. Un connettore universale, capace anche di prodigi balistici (ah, la famosa balistica del Calha…) non solo da fermo. Si può dire di aver visto quel Calhanoglu per alcune partite e periodi, ma anche di aver visto la sua versione meno carica per periodi più estesi. Indecifrabile agitatore della trequarti, senza il guizzo geniale, soprattutto senza quella capacità di colpire da ogni posizione che sopperiva alla carenza abbastanza evidente di capacità di entrare nell’azione al momento giusto per finalizzare.
Hakan col Milan ha iniziato male. Ricordo una sua punizione contro l’AEK a San Siro, a giro bemolle, fuori di 10 metri con uno STONK sui cartelloni pubblicitari nel silenzio…insomma, sembrava destinato a scomparire in breve. Invece col Milan ha disputato 172 partite segnando 32 reti e 48 assist (secondo Trasfermarkt). Per collocarlo in termini di albo, è il 79esimo giocatore per presenze (1 in più di Gullit, 6 in più di Cafu e Ancelotti), il 55esimo per reti segnate, l’11esimo per numero di assists (1 in più di Rui Costa). Insomma, anche contestualizzando (e bisogna farlo), non l’ultimo dei pirla. Fuoriluogo i paragoni con varie bestie transitate recentemente (il nippone limonato ad esempio) o la eccessiva riduzione dell’apporto che il turco ha dato al rilancio dell’AC Milan.
E allora perchè non esalta?
Beh sicuramente per caratteristiche, è un giocatore davvero troppo tattico ma anche caotico per i gusti dei milanisti. Io sicuramente non lo giudico male, ma nemmeno mi fa impazzire proprio perchè non sai mai quando è in giornata o meno, non ne capisco i movimenti, non mi esalta nemmeno quando si mette sulla linea di centrocampo a battagliare. Inoltre il suo apporto in termini di assist è perlopiù da fermo e da corner. Che non è che valga di meno, ma non contribuisce a formare un’immagine forte di leader tecnico.

L’ultimo anno di Calhanoglu è stato una sintesi. Ha agito da raccordo attacco/centrocampo perlopiù, in qualche partita da esterno sinistro. In campionato ha segnato 4 gol, di cui 1 su rigore; ha siglato 8 assit, di cui 7 da calcio piazzato. Ha effettuato 62 tiri da fuori, senza mai segnare, ha colpito 5 pali. Non si può non dargli dei meriti nel secondo posto ottenuto, tuttavia il suo contributo è stato perlopiù oscuro.
Non ha ancora firmato il rinnovo, e a quanto pare non avrebbe intenzione di farlo. Si vocifera del Qatar, ma sarebbe abbastanza clamoroso che un giocatore comunque di un certo livello, decida di approdare per soldi in un calcio minore a 27 anni; scelta insignificante specie per uno come lui che è forse uno dei prodotti più spinti di un certo tipo di calcio avanguardista, frenetico, fuori dagli schemi.
Con chi sostituirlo dunque? Dei giornali c’è poco da fidarsi, Maldini non parla con nessuno e in Italia è anche facile che non faremo operazioni. Tuttavia ci sarebbero due nomi in Serie A che, per tornare a monte, potrebbero accendere le fantasie milaniste: Rodrigo De Paul e Luis Alberto.
Tecnici, eleganti anche se entrambi anche energici, specie l’argentino; maestri nel far filtrare palloni e scavalcare le difese, padroni della trequarti.
Diamo un occhio a questo confronto di rendimento fra i due e il nostro Calhanoglu nell’ultimo torneo (fonte dati Wyscout).

Don Rodrigo – Il giocatore lascerà sicuramente l’Udinese, bisogna vedere per dove. L’approdo all’Atleti è quasi certo, ma chissà.
De Paul nasce come trequartista/ala ‘molto fumo, poco arrosto’, che unito al carattere fumantino, fecero del suo passaggio a Valencia un mezzo disastro. L’Udinese dimostrò di saperci vedere ancora lungo quando lo riportò in Europa per 3 milioni. Nelle 5 stagioni friulane Rodrigo passa da essere un’ala frizzantina a un 10 moderno, conservando l’attitudine a decentrarsi sulla destra e l’aggressività su uomo e spazio, ma sviluppando doti di leadership tecnica che nella classe media della serie A semplicemente non esistono più; De Paul è sostanzialmente l’unica presa di valore della fascia media del nostro campionato.
E’ nella top 10 a livello europeo per dribbling, filtranti, passaggi chiave, passaggi nella trequarti (cioè che partono dalla propria per finire in quella avversaria), smarcanti, assist e second assist. Sono 9 i passaggi vincenti, di cui 1 solo da fermo, e 9 gol di cui 3 rigori.
E’ forte nei duelli, copre tutto il campo, ha un allungo notevole ed efficace, perde pochi palloni. Unico dubbio è che l’Udinese ha una sola fonte di gioco, cioè lui, e questi numeri sono figli anche di questo; inoltre è abituato ad agire in un 352 conservativo, dove il contropiede è l’arma principale. Il Milan però basa molti attacchi sul ribaltamento e necessiterebbe proprio di un giocatore con queste caratteristiche: aggressivo e rapido, ma capace di leggere il contropiede e ordinare il caos, piuttosto che sguazzarvici come il buon Calha.
Ci fosse la possibilità, nemmeno da pensarci, va preso. Anche al costo di sacrificare Hauge che è un giocatore dal sicuro avvenire ma francamente poco collocabile a livello tattico e bisognoso di giocare con frequenza.

Lupo Alberto – Luis Alberto Romero Alconchel è quasi l’ultimo dei Mohicani. Se finisse all’Inter, che speriamo non possa muoversi in questo senso, sarebbe doloroso. Se c’è un Rui Costa dopo Rui Costa (e non c’è), sarebbe lui. Felpato, ordinato, intelligente; rispetto al portoghese ha meno estetica e meno visione visto che Rui vedeva anche te sugli spalti che ti scaccolavi, Luis si limita ai movimenti dietro e ai lati della linea difensiva. Ma ha più corsa ed energia, corre tantissimo l’Alberto per essere un 10, infatti Inzaghi lo ha schierato quest’anno da mezzala pur senza rinunciare ai suoi inserimenti. Fondamentale tattico in cui è micidiale: quando l’area si sgombra, le marcature di dispongono e l’azione si dipana sulla fascia (spesso dopo un cambio gioco proprio suo), arriva Luis Alberto in perfetto orario. Può punire di prima intenzione in area, dopo controllo e tiro da fuori, dopo dribbling e tiro anche nello stretto. 9 gol per lui, xG 6.6 ma solo perchè la statistica assegna a questo genere di conclusioni un valore basso visto che spesso le fa partire dal limite; per me avrebbe potuto segnarne anche di più. 1 solo assist, ma lì bisogna chiedere ai suoi compagni visto che ne ha prodotti 10 in potenziale.
Allontanato dalla porta, Luis Alberto ha trasformato il suo apporto offensivo da una costante ricerca di spazi e geometrie a un’attesa paziente fatta di consistenza difensiva, regia spicciola e percussione offensiva al momento opportuno. E’ nella top 10 europea per filtranti, passaggi nella trequarti, smarcanti, attacchi in profondità, third assists; ed anche per tiri da un’azione di gioco, ben 48, dato che certifica l’abilità di inserimento.
Personalmente lo preferivo sulla linea della trequarti, posizione da cui ha siglato 15 assist l’anno scorso, dando spesso a Correa e Immobile palle pronte solo a essere scaraventate a rete. Ha dimostrato però che anche in un ruolo più difensivo può essere fra i migliori.
Facile vederlo sulla trequarti milanista, molto facile. Con la fantasia ovviamente.

Mi sono limitato a nomi nostrani, è chiaro che ce ne sono tanti altri. Fateli nei commenti.
Il sunto è, se non dovesse rinnovare Calhanolgu e sarebbe meglio perchè ci sarebbero risorse per altri colpi, che bisogna spendere.
10 è Sogno, ma è anche necessità.

Larry

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.