Costi quel che costi

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Finito il campionato il tifoso rossonero rimane in attesa della decisione della camera giudicante del CFCB per capire quale sarà il mercato del club. Ad oggi tutto ciò che ruota attorno al mondo Milan appare ingessato e può essere racchiuso nell’arrivo a parametro zero di Reina e Strinic oltre al rinnovo di Alessio Romagnoli.
A proposito di mercato, quest’anno il Milan ha dimostrato come la propria fase offensiva sia deficitaria per caratteristiche tecniche e tattiche, in pratica un mix letale su cui si è avvitata la nostra stagione. Difficile dare delle sentenze definitive soprattutto a causa dell’avvicendamento in panchina, ma dall’analisi dei dati e del tipo di gol realizzati si possono sviluppare una serie di considerazioni su ciò che è stato, ma soprattutto su dove sarà necessario intervenire anche con scelte forti.
Il punto cardine di tutto ciò è il dato dei gol segnati vera e unica cartina di tornasole sulle qualità offensive individuali e di squadra. Il Milan ha terminato il campionato con 56 gol realizzati (settimo attacco della serie A) equivalente alla quarta peggior performance degli ultimi 20 anni per i rossoneri, oltre ad essere il quinto anno consecutivo in cui non si è raggiunta (e superata) quota 60 gol in campionato. Questo dato è estremamente preoccupante perché il superamento di “quota 60” è condizione necessaria (ma assolutamente non sufficiente) per poter anche solo sperare di qualificarsi alla champions league, con numeri inferiori si è destinati a rimanere a guardare.
L’ultima volta che il Milan riuscì a superare questa quota il parco attaccanti era costituito, tenetevi forte, da El Shaarawy (16 gol), Pazzini (15gol) e Balotelli (12 gol). Con tutto il rispetto non un attacco fantasmagorico. I gol però non sono solo frutto delle qualità dei calciatori, ma risentono in molti casi della manovra e degli interpreti alle loro spalle ed in questo il Milan attuale presenta numerosi limiti. Partiamo però da un primo dato: questa squadra ha poca qualità individuale in avanti. In pratica i nostri attaccanti difficilmente riescono a fare la differenza da soli, ma hanno bisogno di situazioni favorevoli.
Riguardando i gol realizzati e lo sviluppo delle azioni che hanno portato alle marcature i freddi numeri appaiono ancora più spietati:

1 il numero di gol realizzati in contropiede.
Ecco il primo tasto dolentissimo: il Milan in tutta la stagione ha saputo imbastire un solo contropiede terminato col gol, stiamo parlando di una sola marcatura su 56 reti, qualcosa di inconcepibile. Il contropiede è un’arma letale da saper sviluppare in maniera precisa e armonica, un’arma che pure le piccole sanno utilizzare proprio per sopperire alla qualità superiore degli avversari.
Per ricordarsi di questa segnatura bisogna risalire a Chievo-Milan dove Calhanoglu trafisse il portiere avversario su assist di Kessié. Non è un caso che i due protagonisti siano l’ivoriano e il turco: il primo ha una forza fisica straripante ed è in grado di arare il campo portandosi due avversari a tracolla, il secondo sa dove posizionarsi nelle azioni di ribaltamento (gegenpressing docet). Questa rete rimarrà comunque un unicum per due problemi ben precisi che andranno risolti. Il primo è tattico, non sappiamo fare il contropiede. Spesso le nostre ripartenze muoiono sul nascere per evitare di scoprirsi troppo. Una bestemmia. Il secondo è legato agli interpreti perché due dei giocatori più dotati tecnicamente (Suso e Bonaventura) hanno una idiosincrasia per il contropiede: lo spagnolo vuole la palla praticamente da fermo per poi dribblare, il marchigiano carica a testa bassa senza preoccuparsi di ciò che gli sta intorno. Parte delle nostre fortune passerà dal loro futuro o dalla loro voglia di mettersi in discussione.

2 il numero di gol realizzati direttamente da punizione.
Nonostante il Milan abbia dei buonissimi interpreti rispetto agli anni passati (Calhanoglu, Suso e Rodriguez) probabilmente ne segniamo meno rispetto al passato. In questo caso il problema principale è la manovra che trova sbocco quasi esclusivamente sulle fasce mentre la zona centrale è lasciata pressoché deserta con conseguente penuria di calci piazzati pericolosi (legati anche all’incapacità di sviluppare il contropiede). Questo limite è da imputare sia ai mister che si sono succeduti sulla panchina, sia al tipo di centrocampo. Biglia è un volano e non ha nelle corde la percussione, Bonaventura quando ha la palla o si sposta verso la fascia o tira da fuori. L’unico capace di andare per vie centrali è Kessié.

3 come terzino.
Uno dei grossi problemi della stagione è stato l’infortunio di Andrea Conti, un giocatore capace di fornire una grande spinta sulla fascia con cross, inserimenti e gol. I suoi numeri sono certamente mancati in questa stagione, ma ancora di più è mancato Ricardo Rodriguez. Calabria ha fornito buone se non ottime prestazioni in avanti con 3 assist e un bellissimo gol in inserimento, il più quotato svizzero è rimasto inchiodato a zero assist ed ha segnato solo su rigore. Che sia scelta tattica o meno quella di un Rodriguez rivettato nella nostra metà campo non è dato sapere, ma è stata sicuramente una delle cause della prevedibilità della nostra manovra con conseguente scarsa pericolosità in avanti.

4 i gol da azione personale.
Questo dato fotografa in maniera impietosa uno degli aspetti su cui intervenire: mancanza di qualità. In questa statistica, frutto della giocata del singolo, guarda caso è Suso a spiccare con 3 gol (l’altra rete è di Bonaventura contro la fiorentina). Lo spagnolo personalmente mi irrita, ma è stato l’unico durante la stagione a saltare l’uomo (sporadicamente) facendo poi fare il segno della croce al portiere avversario.

5 i passaggi filtranti trasformati in gol.
E veniamo a quei passaggi che ti mettono davanti alla porta, quelli dopo i quali l’attaccante non può che ringraziare il proprio compagno per avergli servito un vero cioccolatino. Qui nessun giocatore spicca rispetto agli altri (2 calhanoglu, uno a testa per Suso, Kalinic e Montolivo), ma è sorprendente notare come nessuno dei centrocampisti titolari abbia fornito un contributo in tal senso. Anche questo dato rimarca la povertà tecnica del nostro centrocampo dove, mantenendo lo stesso modulo, occorrerà intervenire acquistando una mezzala di grande qualità.

6 Franco Baresi

7 i gol realizzati da Cutrone nell’area piccola.
I numeri non mentono, il 70% delle marcature arrivano dall’area piccola in molti casi rubando il tempo al diretto avversario. Con le dovute proporzioni lo potremmo assimilare ad Inzaghi nel senso che ad oggi non è un attaccante a cui puoi chiedere di fare manovra, guadagnare punizioni o far salire la squadra: tu dai un pallone pericoloso e al resto pensa lui. Uno degli errori di quest’anno è stato pensare che potesse tenere su la squadra o fare da boa, non è così, lui deve essere sfruttato per fare gol.

8 i gol da lontano.
Discreto bottino, ma se consideriamo la miriade di palloni calciati da fuori area da Suso, Bonaventura e Calhanoglu allora il numero è davvero basso per non dire preoccupante: ben tre di queste marcature sono azioni personali di Suso (che sarebbe un’ala di ruolo) e due sono dei “gol della domenica” (Romagnoli col Napoli e Bonaventura contro il Torino). Anche questo numero certifica come la squadra necessiti quantomeno di una mezzala tecnica a centrocampo

9 Marco Van Basten

10 le reti segnate dal nostro miglior marcatore.
Questo dato lo conoscono anche i sassi, ma non può essere dimenticato: solo all’ultima giornata abbiamo iscritto nella classifica marcatori un giocatore in doppia cifra. Al Milan serve un vero bomber a tutti i costi, un giocatore capace di toccare palla e buttarla dentro perché è forte.
Cutrone ha le carte in regola per diventare un vero rapace d’area, ma è molto giovane. Ora sta alla società rivoluzionare l’attacco.

11 gli assist di Suso.
Ebbene sì, tra assist diretti e indiretti (tiri che hanno causato la cattiva respinta del portiere) lo spagnolo ha permesso di realizzare ben 11 reti, in pratica una squadra susocentrica. Liberarsi di lui ha senso vista la sua innata capacità di uccidere il contropiede, affittare una zolla di 5 mq e fare sempre la solita cosa, però tutto va valutato con estrema cautela perché chi dovrà sostituirlo dovrà essere capace di saltare l’uomo (oggi è l’unico che sa farlo arrivando al gol) e segnare ben più di lui.

Infine due considerazioni su Suso e Bonaventura e sulla loro importanza nell’attuale rosa. Lo spagnolo ad oggi è stato l’unico in grado di saltare l’uomo e tirare fuori il coniglio dal cilindro, mentre il marchigiano è l’unico giocatore in rosa con i tempi di inserimento per far male alle difese avversarie. A mio giudizio sono però giocatori troppo condizionanti per la crescita della squadra e proprio in quei ruoli occorrono degli upgrade tenendo possibilmente i due come dodicesimo e tredicesimo uomo perché mai come quest’anno abbiamo capito che senza riserve all’altezza non si va da nessuna parte. La parola d’ordine dev’essere qualità. Costi quel che costi.

Seal

P.S: ormai rimangono davvero pochi posti disponibili per la festa di Milan Night, per chi volesse partecipare basta seguire le indicazioni riportate QUI. Una bella  serata in allegria e una buona azione, cosa si può volere di più?

Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.