Milan-Sassuolo presentazione

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Un’altra vittoria, un’altra buona prestazione e tre punti in cascina, con due lunghezze rosicchiate all’Inter terza, pur “subendo” la rete al 95′ di Dzeko che ha steso il Frosinone, permettendo alla Roma di rimanere in scia del Milan. Martedì, poi, una prestazione meno brillante, ma uno 0-0 comunque positivo per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia di fine aprile. È un Milan solido, quello di questo finale d’inverno, un Milan che ha fatto della difesa il proprio punto di forza, tra un Gigio in forma e la coppia Musacchio-Romagnoli che è stata in grado di trovare l’equilibrio che mancava ai rossoneri nella primissima fase della stagione. Il Milan sta mostrando una mentalità magari non da grande squadra, ma una capacità di gestire i momenti del match con parecchia sicurezza e maturità. Prendiamo la partita con l’Empoli: dopo un primo tempo così-così un Milan diverso avrebbe rischiato di andare in sofferenza, magari subendo il più classico dei contropiedi letali al 90′ o giù di lì. Per carità, i toscani si sono dimostrati avversari non irresistibili, per usare un eufemismo, quindi la vittoria può dare sì indicazioni positive, ma fino a un certo punto. È però evidente che oggi il Milan riesce a gestire le partite e allontanare la sofferenza.

Questo pomeriggio la partita con il Sassuolo ha una grande importanza, anche decisamente evidente. Non è certo uno scontro diretto, ma potrebbe permettere al Milan di guadagnare terreno nella corsa Champions. La sconfitta di ieri dell’Inter darebbe ai rossoneri, in caso di vittoria, la possibilità di scavalcare i cugini e piazzarsi al terzo posto. Stasera, poi, il Derby capitolino Lazio-Roma potrebbe far perdere qualche punticino importante ai giallorossi, dando al Milan un minimo in più di slancio verso l’Europa che conta. L’occasione è ghiotta, così come la prova che attende i giocatori che scenderanno in campo: vincere pur con addosso una pressione non indifferente. D’accordo, manca ancora tanto alla fine del campionato e non stiamo certo parlando della finale dei Mondiali, ma la quantità di pressione da sopportare non è data tanto dall’importanza del match, quanto dalle attese dell’ambiente. Il Milan non gioca una partita in Champions dal 2014, cinque anni. Lunghissimi. Vincere oggi, non nascondiamocelo, sarebbe per tutti noi il segnale che aspettavamo: ce la possiamo davvero fare. La nostra fibrillazione atriale, i nostri battiti accelerati e la nostra attesa sono le stesse dei calciatori o di Gattuso, e per questo stasera è richiesto sangue freddo, testa libera e lucidità. Un altro step verso la nostra crescita, insomma.

Più che delle formazioni parliamo di Suso e Cutrone, due giocatori un po’ sulla graticola in questi giorni. Il primo, lo sapete, non mi fa impazzire. La tecnica c’è, anche la testa per calibrare al meglio le giocate decisive, ma manca di continuità. È questo il suo più grande difetto, questo il motivo per cui a 26 anni è ancora al Milan (con tutto il rispetto per noi, ci mancherebbe). Suso ha caratteristiche da ciliegina sulla torta, ma non è abbastanza forte per esserlo. Non è indispensabile nell’apporto tattico o tecnico, anche senza di lui la squadra gira, segna, vince. Suso è un ottimo giocatore per questo Milan, che dopo le mie parole certamente segnerà una tripletta, ma il vero errore è stupirsi di questi blackout. Per quanto riguarda Cutrone, invece, mi fa sorridere una cosa: nell’ultimo anno e mezzo, sin dalla sua esplosione, credo mai nessuna testata ha mai pensato di accostare il suo nome ad altri club che non fossero il Milan. Oggi, improvvisamente, Cutrone è cercato da Roma, Napoli e persino Tottenham. Quando un procuratore si attiva…. Onestamente non mi scandalizzano troppo le sue dichiarazioni, possono anche starci. Ha 21 anni e vuole giocare, non ha voglia di fare panchina tutto l’anno, pur a un Piatek che scoraggerebbe ogni altro compagno d’attacco. Patrick deve avere pazienza, questo sì, ma eviterei di gettargli troppo la croce addosso. Sono sfoghi che capitano, e anzi, da un certo punto di vista sottolineano quanto tenga a far bene con il Milan.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.