Milan-Inter presentazione

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C’era una volta…

Un solo gol su azione segnato in tre partite, giocate, per onor di cronaca, contro Udinese, Brescia ed Hellas Verona. Vale a dire, sempre per onor di cronaca, due neopromosse e una provinciale che da diversi anni si salva con diversi patemi. Insomma, non proprio il più lusinghiero dei ruolini di marcia con cui presentarsi contro una difesa composta da Skriniar, De Vrij e Godin. L’attacco del Milan continua a essere più deprimente della trilogia della morte di Inarritu, un pianto greco con pochi altri eguali nella nostra storia. Certo, direte voi, abbiamo però la difesa meno battuta del campionato, almeno finora. A farci compagnia in testa a questa classifica c’è proprio l’Inter, anch’essa (come d’altronde noi) abile a beneficiare di un calendario – Lecce, Cagliari e Udinese – che non ha messo sotto stress la difesa a tre di Conte. Insomma, più o meno a parità di performance difensive, offensivamente le due squadre hanno visto un rendimento diametralmente opposto, ed è proprio questo il primo dato che emerge dal molto sommario e superficiale confronto tra rossoneri e nerazzurri.

Un Sensi in grande forma che ispira più di quanto facciano Paquetà e Calhanoglu messi insieme, Lautaro come spalla intelligente di Lukaku, e lo stesso belga-congolese che, al netto di un ambientamento ancora in evoluzione, ha lasciato intravedere qualcosa di buono. In più, Candreva e Asamoah che sembrano rinati (occhio però a valutarli sul lungo periodo, eh!), Brozovic a dare qualità e Barella/Vecino a rompere le trame avversarie per ripartire in transizione. In più, quella difesa lì che schifo non fa. L’Inter è una squadra costruita con tanto raziocinio, per quanto non certo rodata come il Napoli o con i nomi della Juventus. Credo sia palese che, almeno sulla carta, si presenta come la terza forza del campionato, anche e soprattutto grazie a Conte. In molti ripetono da anni che gli allenatori non contano più di tanto, ma, almeno in Italia, il salentino incide per il massimo che può. Le sue squadre praticano un calcio forse elementare (motivo per cui in Europa ha per ora sempre deluso), ma estremamente efficace. E se ha un obiettivo in testa, nove volte su dieci lo raggiunge.

Qualche punto debole i nerazzurri lo hanno, per carità, il dubbio è semmai se riusciremo a sfruttarli. In primis lo schieramento con il centrocampo a cinque impiega due soli esterni, contro i quattro del Milan. I terzini (Conti e Rodriguez) dovranno essere più aggressivi che mai, anche a costo di trascurare la fase difensiva. La loro presenza chiamerà il terzo di difesa o l’interno di centrocampo di uno dei due lati a raddoppiare, creando spazi centrali da sfruttare con i nostri centrocampisti (o il trequartista), ma anche scoprendo i nerazzurri sul lato opposto. Cambi di gioco e giropalla saranno essenziali strumenti per aprire una squadra che, a mio avviso, almeno nei primi minuti lascerà in nostra mano il pallino del gioco.

Le formazioni? Fosse per me il Milan dovrebbe schierarsi con un 4231, impiegando contemporaneamente Piatek, Rebic, Suso e uno tra Castillejo, Paquetà e Calhanoglu. Nonostante tra i tre sia quello che preferisco meno, credo che in questo caso la mobilità del numero 7 sia quella che potrebbe essere più utile nello svolgimento della gara. In mediana, invece, Kessiè e Bennacer. Le probabili formazioni parlano invece di un 4321 con Biglia in cabina di regia, Calhanoglu mezzala e Suso e Rebic dietro Piatek. Per l’Inter invece formazione quasi sicura, con i quattro di difesa straconfermati, così come il centrocampo che vedrà ancora Vecino preferito a Barella e la coppia offensiva Lautaro-Lukaku. In definitiva, sul match sono molto poco ottimista, credo si sia intuito da questo pezzo, ma siamo ancora alla quarta di campionato e di tempo per mettersi in carreggiata ce n’è ancora. Cerchiamo però di non partire battuti, ma soprattutto di tirare fuori il carattere che troppo spesso mostriamo solo quando dobbiamo difendere il risultato e rarissimamente quando dobbiamo conquistarcelo. Questo continua a essere un nostro grande limite. Perché la cattiveria dell’Inter non l’abbiamo ancora, e se non cominciamo a tirarla fuori, allora sì che saremo battuti ancora prima di calcare il prato verde.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.