Milan-Inter presentazione

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Con questo spirito (e la stessa malizia di Rino di quella volta)

Derby, finalmente. In un momento della stagione che potrebbe rivelarsi decisivo per le restanti partite, in un frangente a noi favorevole e invece complicato per i nostri avversari, in casa. Dopo la cocente delusione dell’andata, con il volo da novello Icaro di Donnarumma e la zampata vincente di Icardi, il Milan di Gattuso è chiamato a vendicare la sconfitta patita qualche mese fa, allungando sul quinto e sul quarto posto occupato dai cugini e inguaiandoli ulteriormente nella corsa Champions. Il tutto, magari, sperando nello sgambetto dell’Udinese al Napoli, riaprendo così (clamorosamente) la corsa per il secondo posto. Cerchiamo però noi stessi di non imitare Gigio nel match di andata, facendo troppi voli (stavolta pindarici) e i conti senza l’oste. Un oste che si chiama Luciano Spalletti, apparso in confusione nelle ultime settimane, ma che è sempre in grado di avvelenare i pozzi da cui sgorga cristallina l’acqua del gioco avversario, ribaltando l’andamento di una partita che potrebbe ai più ottimisti sembrare già indirizzata verso una vittoria milanista.

Non è così, naturalmente. Perché l’Inter è una bestia ferita dai risultati e dal proprio capitano, perso ormai tra polemiche, rinnovi contrattuali e concessionarie di auto di lusso, cercando faticosamente di smaltire un infortunio immaginario come i mali della sindrome di Münchhausen. L’Inter è temibile perché ha uno spirito imprevedibile, nel bene e nel male: può stupire positivamente in un momento assai negativo, così come crollare sul più bello, magari nella stessa data in cui anche Napoleone ha esalato il suo ultimo respiro. Nainggolan, Miranda e Vrsaljko indisponibili, Brozovic in dubbio, Icardi come detto ancora escluso: Spalletti ha gli uomini contati, con il “toro” Lautaro sugli scudi. Perisic e Politano le due frecce che possono creare noie al centrocampo a tre di Gattuso, D’Ambrosio e Asamoah larghi in difesa a supporto dei centrali De Vrij e Skriniar. A completamento dell’undici iniziale anche Handanovic, Joao Mario dietro le punte nel 4231 spallettiano, Borja Valero (in ballottaggio con Brozovic) e Vecino. Una formazione iniziale senza troppi guizzi, ma come ben sappiamo è spesso l’interpretazione del match che conta, più dei nomi scritti sulle spalle.

Il Milan dovrà sfruttare al massimo il vantaggio dettato dalle migliori condizioni psicofisiche e dal fattore campo, senza contare il riposo infrasettimanale di cui hanno goduto i ragazzi di Gattuso, che hanno potuto esultare in panciolle all’esclusione dall’Europa dei propri dirimpettai. Da giovedì a stasera sono solo 72 le ore di riposo e di preparazione del Derby che si sono potuti concedere i nostri avversari, contro le 220 (ho calcolato a mente, spero di non aver scazzato) dei rossoneri. Senza considerare le scorie di un’esclusione dall’Europa League che peserà sulle spalle della banda Spalletti. Insomma, condizioni più favorevoli di queste era difficile averle: ora tocca però ai giocatori, chiamati a dare un colpo ferale ai cugini.

Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessiè, Bakayoko, Paquetà; Suso, Piatek, Calhanoglu. Formazione tipo, ideale. A centrocampo, come d’altronde capita spesso nel calcio, la chiave della partita: cinque uomini dell’Inter sfideranno i tre rossoneri. Questo significa che Suso e il turco dovranno aiutare i propri compagni, mostrandosi ricettivi in fase di uscita del pallone per cercare di evitare il pressing avversario. Questa ricettività potrebbe farci perdere pericolosità offensiva (se le due ali si abbassano troppo, lasciano la punta sola e mettono troppo campo tra sé e la porta avversaria): per questa ragione la squadra dovrà seguire uno dei dettami di Gattuso, quello di tenere la difesa alta, quasi a livello della linea di metà campo. Credo Spalletti lascerà al Milan l’onere di fare la partita, sfruttando le eventuali sbavature dei centrali di difesa e dei tre mediani. Il Milan dovrà mostrare la personalità e la tecnica di cui è in possesso, con una buona dose di sangue freddo. Non sarà una passeggiata, dovremo prenderci i nostri rischi, ma il premio finale, se tutto dovesse andare come speriamo, sarebbe un passo decisivo in più per il ritorno del Milan in Champions League. Non male, direi.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO!

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.