Teoremi e corollari

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A corollario di questa giornata di campionato devo esprimere un concetto molto profondo. La vita è proprio strana, eh! Mai avrei pensato di arrabbiarmi di brutto per un gol preso dai cuginastri ad un soffio dalla fine. Mai! Si è capovolto il mondo, perché, invece, è successo. Lì mi è calato il sipario sul sogno Gobbi senza scudetto. La partita del Napoli è stato un doloroso corollario di un teorema che avevo già capito. Complimenti alla Fiorentina, che, a giudicare dalla foga con cui ha giocato, deve aver vinto qualcosa di molto, molto importante. Felicitazioni vivissime a Spalletti. Il buon Luciano, non pago delle precedenti esperienze con Santon, ha voluto riproporre il ragazzo anche ieri sera. Con l’Udinese era stato un bijou. Domenica scorsa non era riuscito per un soffio a far pareggiare il Chievo. Ha ritentato l’impresa. Questa volta togliendo addirittura Icardi. Gli è andata meglio. O vaghe stelle dell’Orsato, Gigi e Pjanic ti hanno stregato? Non preoccuparti, comunque. La protesta dei netturbini, stanchi di trovare un cuore al posto di un bidone della spazzatura davanti a casa tua, è rientrata. Hanno capito che sei una persona sensibile. Molto sensibile. Dai, almeno mi resta la speranza che in Champions vadano le Romane. Ma a quella era funzionale pure un pareggio. Come mi stava bene il 2 a 2. Me lo sono goduto per la bellezza di un minuto e mezzo. Amen. La Lazio mi ha dato una gioia. Peccato per l’infortunio di Immobile. Quando il gioco scorre veloce, però, può fare la sua discreta figura anche Caicedo.

 

Qua la mano, Max.

Ma come, scrivo il pezzo senza parlare della nostra vittoria in quel di Bologna? Rimedio subito, dai. Il fatto è che la partita non mi emozionava. Conseguenza della tremenda scoppola con il Benevento, arrivata oltretutto con le mie due punte? Sì. Ma c’è di più. Sono stanca delle continue illazioni su difficoltà finanziarie, aumenti di capitale a rischio, rifinanziamento del debito nebuloso, sfiducia nel DS. Il tutto senza che la Società abbia la capacità di reagire con forza. Questa debolezza comunicativa alimenta dubbi e incertezze che non fanno bene all’ambiente. Gattuso, nella dura conferenza stampa pre gara, ha fatto cenno anche a questa problematica. Io non credo che il triennale a Rino sia stato prematuro e sbagliato. A una condizione, però. Che si creda veramente nell’allenatore e che insieme a lui si modelli il Milan del futuro. Certo, sono poi fondamentali le disponibilità economiche che permettano anche di districarsi tra i vincoli del settlement agreement. E qui si naviga nell’incertezza. Alla base, in ogni caso, ci deve essere la chiarezza della scelta di un progetto di squadra e di gioco. Solo così si possono pianificare acquisti e anche cessioni che diano ossigeno al bilancio. Su Mirabelli ho poche e precise idee. Io sto dalla sua parte. Errori ne fanno tutti. Tanto più, quando devono lavorare in condizioni estremamente difficili. 240 milioni buttati? Chi lo pensa ha le sue ragioni, fondate sui risultati e non sulla sabbia. Dovrebbe solo sottrarre i ricavi delle cessioni. Io, comunque, non sono d’accordo. I numeri sono impietosi e parlano chiaro, checchè io ne pensi? Vero, ma continuo a ritenere che il lavoro non sia stato da buttare e che debba essere continuato. Una preparazione atletica adeguata e qualche innesto ad hoc. Questo voglio per la prossima stagione. Oltre al recupero di Conti. Se ripartiamo da un 4-3-3 basato su Suso, alzo le braccia e mi arrendo. Secondo me il nostro giocatore migliore è Calha. Cercherei, quindi, di metterlo nelle condizioni giuste per rendere al meglio. Desidero un Hakan che giochi al centro, preferibilmente dietro due punte. Teoricamente anche un 4-2-3-1 potrebbe andare bene. Ma richiederebbe troppi uomini diversi da quelli che abbiamo in rosa. E, quindi, boccerei questa soluzione.

Questione punte. I 63 milioni spesi sono uno dei principali capi di imputazione di Mira. André Silva è una scommessa che sembra persa. Io andrei piano prima di stilare giudizi definitivi su di lui. Noi, dovendo rifare una squadra, eravamo comunque obbligati a puntare su delle scommesse. Se non si crede nel ragazzo, lo si venda. Ritengo lo si possa tranquillamente fare senza avere minusvalenze. Dipendesse da me, l’anno prossimo Andrè sarebbe la seconda punta titolare. La prima la dobbiamo comprare. E’ una priorità superata solo dall’indispensabile acquisto di una forte mezz’ala sinistra. Un corollario è un teorema che discende da un altro o da un assioma in modo immediato. Tanto che la sua dimostrazione può essere omessa. Per esempio, un teorema dimostra che in un triangolo ad angolo maggiore risulta opposto lato maggiore. Ne deriva un corollario. In un triangolo rettangolo l’ipotenusa è maggiore dei cateti. ll calcio non è la Matematica, anche se io adoro i lanci, le rasoiate che tagliano gli spazi e profumano di Geometria Euclidea. Il teorema della nostra sterilità offensiva ha ampie dimostrazioni sul campo. Da questo, però, visto che non siamo nell’ambito di una Scienza esatta, possono derivare due corollari diversi. Il primo dice che ci manca una buona prima punta. Il secondo che la lentezza esasperante del nostro gioco mette la punta in grosse difficoltà. A maggior ragione se non è un drago. Io sono per la seconda opzione. Intendiamoci, potendo, prenderei di corsa un grande attaccante, eh! Il fatto è che da anni e annorum il nostro centravanti, chiunque esso sia, fa flop. E a me fa anche un po’ di pena nella sua solitudine e nella sua frustrazione. Se non possiamo arrivare ad un fuoriclasse nel ruolo, perché non pensiamo a una modifica nel sistema di gioco?

Per me Jack, se vuole, può restare, a patto che non pretenda di fare il titolare. Suso mi sembra un equivoco tattico, che regge fisicamente solo mezza stagione. Dobbiamo assolutamente uscirne. Kalinic? Ha reso meno di quel che poteva e doveva. Non solo per colpa sua. E’ l’impersonificazione della tristezza e dell’impotenza. Per lui da noi c’è terreno bruciato. Montella è stato cacciato anche dal Siviglia. Avessimo iniziato la stagione con un allenatore vero, saremmo messi meglio e, magari, ora non si parlerebbe di un Mercato fallimentare. Tant’è. Amen. Gattuso usa toni duri verso tutti. Revoca pure i due giorni di vacanza. Può essere un atteggiamento pericoloso, perché inimicarsi i giocatori vuol dire farsi remare contro e affondare. A mio parere, al punto in cui siamo, ha fatto bene. Spero e credo che parli, sapendo di avere il pieno supporto della Società. Sarebbe bello liberarsi dai lavativi. Bellissimo.

Tu mi piaci un sacco, Hakan.

Questi sono i miei pensieri nel pre. Sempre i soliti, del resto. Meno male che in campo c’è Calha. Per me è l’unico vero motivo di interesse di una partita verso la quale non ho buone sensazioni. Apprezzo la scelta di Loca al posto di Montolivo. Quella della prima punta non mi appassiona. Tanto…. Mi piazzo davanti alla Tv con una finezza invidiabile. Niente urla e strepiti. Potrei chiamarmi Madame la Finesse. La nostra incapacità di renderci pericolosi mi provoca solo una sottile, avvolgente, struggente malinconia. Un guizzo di passione me lo riaccende il bel gol di Calha. E provo un fremito, quando la rete si gonfia sul destro di Bonaventura, imbeccato da Hakan. Finisce il primo tempo. Siamo in doppio vantaggio con due tiri in porta. Bene! Ma io vorrei vedere qualcos’altro. Lo vedo nella prima parte della ripresa. Finalmente qualche bella azione! Calha mi delizia con controlli, tocchi e sventagliate che solo lui sa fare. Ora siamo davvero pericolosi, creando grosse e nitide occasioni da gol. Due pali, le ciofechine sotto porta di Suso, un errore di Cutrone a tu per tu con Mirante ci negano la terza rete. Ma siamo vivi, maledizione al secchio! Poi torniamo sulle nostre posizioni. Subiamo il gol e rimaniamo in costante apprensione fino alla fine. Spero che la sostituzione di Hakan sia dovuta a stanchezza, prevenzione e non al riacutizzarsi dell’infortunio. Portiamo a casa tre punti meritati. Torniamo a vincere dopo un’eternità. La cosa non guasta.

E adesso? Togliamoci lo sfizio di condannare matematicamente il Verona alla B e tifiamo Lazio, sperando di andare a Bergamo in vantaggio di un punto. Poi, se rimaniamo sotto all’Atalanta, all’ultima giornata via libera alla Fiorentina. Le regaliamo il sogno settimo posto, per il quale si è così virilmente e ferocemente battuta. Ho trascurato di parlare della Coppa Italia? Trattasi di un lapsus freudiano. Mi piacerebbe tanto battere i Gobbi e conquistare l’accesso alla Uefa League, mandando gli Orobici ai preliminari e gli altri a farfalle. Però….. Arrivassimo ottavi, non ne farei una tragedia. Ascolterei senza battere ciglio le critiche sul Mercato faraonico e i risultati pessimi, inferiori a quelli dell’anno scorso. Accetterei le accuse di fallimento. Sarebbe giusto così. Ma non mollerei di un millimetro e mi metterei a testa bassa a programmare il futuro, sicura di non aver sbagliato tutto nel mio primo anno di lavoro. Teorema: ” In Italia i Gobbi vincono sempre.” Corollario. “ A pelle, è una schifezza. A palle, mi girano vorticosamente.” Forza Milan!

Chiara

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.