Ritratti – Gianni Comandini e Federico Giunti

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Ripubblichiamo un vecchio aticolo su due protagonisti della nostra storia. Perchè c’è un tempo per ridere ed uno per piangere. E c’è un tempo per tenersi per mano in questi giorni tristi…

La teoria dell’eterno ritorno – Qualsiasi essere umano, purchè non influenzato da agenti esterni e non costretto con la forza, posto di fronte all’alternativa di scelta tra Milan e Inter opta per i rossoneri. A condizione che sia dotato di un quoziente intellettivo superiore a quello di una papera domestica. È la teoria che io chiamo dell’eterno ritorno. Siamo nati prima, abbiamo vinto in Italia prima, abbiamo vinto in Europa prima. Abbiamo vinto di più in Italia, abbiamo vinto di più in Europa, abbiamo vinto coppe che loro non possono più vincere. Prima che uno di loro possa opinare leggendo queste righe (ammesso e non concesso che ne possano afferrare grammatica, sintassi e contenuto) le elenco a scanso di equivoci: Coppa Latina, Coppa delle Coppe e Mitropa Cup. Esatto, io conto anche questa perché l’ho giocata e vinta. Andandone pure fiero, pensa che pirla…
Li abbiamo buttati fuori dalla Coppa più importante per due volte, abbiamo vinto il primo derby in assoluto, abbiamo vinto il derby con il maggiore scarto di reti. Serve altro? Si ritorna in eterno allo stesso punto: noi siamo superiori a loro.
Sì, perché anche quando non siamo i più forti, quando non siamo i più ricchi, quando non siamo i più “intercettosi”, quando non siamo i favoriti ti può sempre capitare di sbattere in Gianni Comandini e Federico Giunti…

CANTO I – 11 Maggio 2001 e questa data non la scorda più nessuno – Negli Stati Uniti si dice che se sei tifoso di baseball ricordi perfettamente il numero di “fuori campo” battuti da Babe Ruth; parafrasando possiamo dire che se sei tifoso del Milan quella data effettivamente non te la scordi più. La stagione non è un gran che. Esonerato Zaccheroni dopo l’eliminazione dalla Champions, eliminati dalla Coppa Italia, veleggiamo verso una modesta qualificazione in Coppa Uefa in attesa di rifare tutto l’anno successivo. Squadra affidata a Maldini Senior e Mauro Tassotti, due monumenti che servono per tenere tranquillo l’ambiente, che ha digerito male l’esonero di Zac e la storia del sarto e della stoffa scadente, fino al termine della stagione. Ma arriva l’11 Maggio. È, insolitamente, un venerdì, si gioca di sera e lo si fa solo per il primato cittadino visto che anche i tristoni in neroazzurro sono messi più o meno come noi.

CANTO II – Perché quel derby l’abbiam vinto 6 a 0 – Quel Derby l’ho visto a casa. Quelle con l’Inter e con la Juve sono due partite che sento troppo. Soffro a casa, figurarsi allo stadio. Così mi “limito” agli scontri casalinghi e le trasferte le guardo seduto sul divano o girellando per casa come se il pavimento scottasse come la spiaggia a mezzogiorno. Per fortuna mia sorella mi aveva chiesto di registrare la partita. Posso recitare a memoria la telecronaca di Caressa e Altafini partendo da un minuto a caso; è uno dei vantaggi di avere rivisto quella partita 108 volte. Al terzo minuto Serginho fa il comodo suo nell’area dell’Inter e la mette in mezzo per il liberissimo Gianniiii Comandini (mi viene Caressa anche quando scrivo…).

Gianniiiii Comandini

Stop. E Chi cacchio è questo?
Comandini Gianni, nato a Cesena il 18 maggio 1977, professione: centravanti di belle speranze. Arriva al Milan per 20 miliardi (un botto per l’epoca), segna un gol nel preliminare di Champions League, a fine stagione viene ceduto, inspiegabilmente, all’Atalanta per 30 miliardi (dove inspiegabili sono i 30 miliardi dopo una stagione così e così). Sarebbero finite qui le cose degne di nota in rossonero se non fosse che… Al diciottesimo Serginho si fa, anche lui, i fatti suoi sulla fascia sinistra, crossa in mezzo e Sentenza Comandini (copyright Pelegatti) con un movimento da centravanti vero, la inzucca alle spalle di Frey per il raddoppio. Orgia di festeggiamenti sotto la Sud per i 20 minuti più belli della sua storia di calciatore.
Finisce qui, ma alla domanda quanti gol ha fatto Comandini nel Milan la risposta di ogni milanista non è tre, come sarebbe corretto, ma due. Solo questi contano. Valgono per dieci, Gianni. Grazie.

CANTO III – Poveri pirla, vi conosciamo voi che credete di esser gli ultras di Milano – Quando le squadre rientrano in campo il dubbio è come reagirà l’Inter dopo che Bomber Gianni gli ha raffreddato il primo tempo. Per un po’ sembrano provarci poi, è l’ottavo minuto, sulla trequarti loro c’è una punizione per il Milan. Sulla palla ci va Federico Giunti, perugino e mancino di nascita. Un tantino lento ma con un cervello fino ed un goniometro tra i piedi inizia la carriera nel Perugia e lo porta dalla C alla A suon di passaggi, assist e gol tanto da meritarsi la nazionale. Quando cambia squadra inizia a perdersi ma fa a tempo a vincere lo scudetto di Zac. Da noi non ha lasciato grandi segni se non il colpo che mette definitivamente al tappeto quelli nati dopo e nati male. Il cross verso la porta di Frey viene sfiorato da molti ma toccato da nessuno e salta sul prato umido proprio davanti al portiere. Figuraccia del tamarro platinato e palla nel sacco. Non è un gran gol, non è nemmeno un bel gol ma è la palla di neve che causa la valanga. Quel cross entra in porta al di fuori della volontà di Giunti e la squadra capisce che può fare quello che vuole. Basta guardare l’esultanza di Giunti e Helveg; stanno prendendo in giro tutta l’Inter. Sono due di noi a caso che hanno capito che per quella sera possono fare quello che vogliono. E che hanno tutta l’intenzione di farlo

CANTO IV – Ma sempre muti, cariche zero, più che una curva voi sembrate un cimitero – Tranne che nella nostra fetta, sul resto dello stadio cade il silenzio. Anche quando cantavano loro si sentiva solo la curva sud con il suo ruggito da leoni. Da li in poi abdicano tutti. Società, squadra, tifosi ed ultras in una discesa che li porterà fino al derby delle torce. Un buco dal quale usciranno solo intercettando, truccando e mentendo. Non è merito del gol di Giunti, sicuro. Ma, certamente, da li comincia un periodo molto lungo in cui la città è solo nostra e la loro diventa vera e propria sudditanza. A seguito del tre a zero andiamo in porta come ci pare e piace e la televisione ci mostra una immagine che racconta noi e racconta loro. Dopo il 6 a 0 di Serginho sullo sfondo compare un tifoso dell’Inter che urla “Basta, basta”. Sta chiedendo pietà. È una icona senza tempo, come Buffon che va a destra ed il rigore di Sheva che si insacca dalla parte opposta. L’immagine del vero rapporto che c’è tra noi e loro. Noi trionfiamo e loro chiedono pietà. Alla nostra sera più bella contro l’Inter hanno contribuito in maniera determinante Gianni Comandini e Federico Giunti. Milanisti quasi per caso, eroi per un giorno.

Basta questo a farli degni di un ritratto su milannight?
Basta, basta. Eccome se basta…

POST SCRIPTUM: Chi avesse riconosciuto nel titolo dei quattro canti i versi di un coro che abbiamo dedicato per anni ai rattoni del Naviglio facendoli schiumare rabbia … ha ragione!

Ditemi che non vi è mai piaciuto canticchiarla…

Pier 

La prima volta che sono entrato a San Siro il Milan vinceva il suo decimo scudetto. Ai miei occhi di bambino con la mano nella mano di suo nonno quello era il paradiso. Migliaia di persone in delirio, i colori accesi di una maglia meravigliosa e di un campo verde come gli smeraldi. I miei occhi sulla curva e quello striscione "Fossa dei leoni" che diceva al mondo come noi eravamo diversi dagli altri, leoni in un mondo di pecore. Da allora ogni volta, fosse allo stadio, con la radiolina incollata all'orecchio o davanti alla televisione la magia è stata sempre la stessa.