Tre cose che non avevo capito

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Pierre Kalulu (Milan) and Stefano Pioli (Milan) during the italian soccer Serie A match Genoa CFC vs AC Milan on December 01, 2021 at the Luigi Ferraris stadium in Genova, Italy (Photo by Danilo Vigo/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images)

Mentre scrivo non si è ancora spenta l’eco dell’intervista di Paolo Maldini alla Gazzetta dello Sport, datata venerdì 27 maggio. Un’intervista che ha turbato molti rossoneri e che forse ha un po’ guastato la gioia per il clamoroso Scudetto appena vinto.

Vi informo per pura cronaca che io non sono tra quelli: mi sono goduto e mi sto godendo quel triangolino tricolore sul petto in maniera totale. E assaporo ogni minuto di questa sensazione che ormai avevo dimenticato.

Lascio ad altri quindi di sviscerare le parole di Paolo nostro, posto che per avere un quadro più chiaro credo che si debbano aspettare gli eventi societari delle prossime settimane. Quindi poco da dire… vedremo.

In questo post mi voglio concentrare sull’autocritica, ossia sulle cose (solo quelle principali chiaramente, ce ne sarebbero diverse altre) che non avevo capito di questa squadra e che mi hanno sorpreso in positivo fino al trionfo di Reggio Emilia. Si sa che il web e i social sono pieni di profeti, tuttologi, espertoni, capiscer e influencer: qui invece ci si cospargerà copiose manciate di cenere sul capo. E siete ovviamente liberi di farlo anche voi, nei commenti, qualora ne aveste voglia e tempo.

PIERRE KALULU: questa è una mezza autocritica nel senso che il ragazzo mi è sempre piaciuto parecchio, fin dalle prime uscite nelle amichevoli di Milanello. Ed ero sempre contento quando, nella stagione passata, riusciva a ritagliarsi dei minuti importanti. Ma ho sempre pensato che la sua posizione fosse terzino destro e non centrale. Non ce lo vedevo proprio in mezzo alla difesa: e invece mi sono sbagliato di grosso. Il girone di ritorno di Pierino è stato da urlo, con l’invidiabile score (di squadra) di 2 gol subiti nelle ultime 11 partite di serie A (Gulp!). Daje Pierino!

STEFANO PIOLI: qui, se tutti avessimo la dose minima di onestà intellettuale, credo che sarei in buona compagnia. Accolsi con scoramento il suo avvento sulla panchina rossonera, pur considerando il fatto che al posto del giammaestro mi sarebbe andato bene anche Bortolo Mutti (cit.). Chiarisco che non ho mai avuto perplessità sulla persona, ma ovviamente, imparato ad apprezzarlo pienamente solo da quando ha iniziato per il suo lavoro alla guida del nostro Milan ossia dall’autunno 2019. Ma fino a febbraio/marzo dubitavo fortemente che potesse essere lui a farci tornare a vincere qualcosa. Ebbene mi sono sbagliato e alla stra grandissima. Questo scudetto è in primis un suo capolavoro, gestionale ma anche tattico e tecnico. Giusto per farvi capire: fino a Milan-Genoa il famoso PIOLISONFIRE mi faceva sorridere e, con un filo di sdegno, lo ritenevo eccessivo. Nelle settimane successive invece mi sono ritrovato a cantarlo a squarciagola sugli spalti, come un ossesso!

Questo trionfo è quindi un premio a una carriera da allenatore lunga e tormentata ma che, fino a una settimana fa, non aveva conosciuto la parola VITTORIA. Ora inizia un nuovo capitolo che dovrà sapere reinterpretare con la stessa voglia e capacità mostrata in questi due anni e mezzo al Milan. Da sottolineare anche la capacità, sua e dello staff, di lavorare su sè stessi e sui propri limiti spostandoli ogni settimana qualche metro più avanti. Sciapo’!

RAFAEL LEAO: e qui, nonostante il fatto che sia stato lui stesso ad ammettere di essere diventato un giocatore totalmente diverso quest’anno, la topica è stata davvero grande. Per due anni abbondanti ho sempre visto Rafa come un ragazzo dalle buone potenzialità (non ottime) e con un atteggiamento e una mentalità inconciliabili con l’attribuzione dell’etichetta di potenziale campione che arrivava da più parti. Quel suo ciondolare, ridacchiare, giochicchiare mi hanno sempre irritato da matti. Ma questa stagione e soprattutto il girone di ritorno che ci ha portato allo Scudetto mi hanno smentito: è sbocciato un giocatore devastante, con ampi margini di ulteriore miglioramento. Il premio di MVP della serie A 2021/2022 è lì a certificare l’impatto devastante dell’ex Lille.

Spero fortemente che i suddetti miglioramenti vengano fatti con la nostra maglia addosso e che l’ulteriore esplosione del numero 17 ci porti ancora più in alto nelle prossime stagioni. Mi tocca sul tema Leao rendere particolare onore al merito all’amico Matt LeTiss, da sempre accanito sostenitore del portoghese, anche in periodi in cui tra prestazioni mediocri e comportamenti a dir poco svogliati era davvero difficile difenderlo!

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!