Forza Christian!

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Mamma mia, che paura! E che sollievo, poi. Dunque, comincio a scrivere il pezzo, mentre è iniziata da poco Danimarca Finlandia. Avvelenata dal rancore verso Zizzo, accarezzo l’idea di un titolo: “Adrem!” Con tanto di foto dell’indegno. Rifletto un attimo. Tendo ad accantonarla a favore di “ Cappuccetto rossonero.” Perchè? Zizzo andrà al Paris, dicono. 12 milioni netti a lui e una ventina abbondanti a Raiola, il Gran Visir dei mercenari. Il vero vincitore. Stento a credere a queste cifre, che esulano dalla logica aristotelica. Davvero difficile pensare a esborsi del genere in un caso in cui non c’è concorrenza e la controparte è quindi in una situazione di svantaggio. Robe da sceicchi, narrano. Per loro i milioni di euro sono bruscolini. Bruscolini che spargono negli ingranaggi del calcio dei poveri e dei sognatori con la compiacenza dell’Uefa. Mica come quei cattivoni ammazza sogni della Superlega. A differenza di molti, avrei voluto che andasse dai Gobbi. Perchè? Be’, sono un Cappuccetto rossonero. Che orecchie grandi hai. E’ per sentirti meglio. Che occhi grandi hai. E’ per vederti meglio. Ecco, lo desideravo dai Gobbi per insultarlo meglio. Quanto sarebbe stato bello vederlo ricoperto di improperi e di disprezzo in ogni stadio italiano. E gustarsi il culmine della catarsi liberatoria a S. Siro.

Sei un Grande, Simon.

Sì, non sono una buonista. Detesto gli ipocriti e il loro politicamente corretto del cappero. Devo scrivere dell’ottima vittoria della Nazionale, di Calha, del Mercato, penso. Nel frattempo guardicchio distrattamente la partita. Sono riuscita a tifare Italia nonostante il profondo disgusto che provo per il suo portiere. La cosa non era poi così scontata. Io mi commuovo quando sento l’inno di Mameli. Non ho nessuna difficoltà a passare sopra la presenza di gente diversamente simpatica come Chiellini, Bonucci o Barella. Ma come reagirò con in campo Zizzo, che detesto con tutta me stessa? Intendiamoci, vederlo mi provoca un fastidio che sa di repulsione. Nonostante tutto, comunque, la cosa non mi impedisce di trepidare per gli Azzurri. Sono proprio un’italiana vera. Provo quasi un moto di orgoglio. Nel mio cuore, però, il posto principale è occupato dal Milan. Mi sembra perfino superfluo dirlo. Così i miei pensieri si indirizzano verso il Mercato, quando…. Eriksen stramazza a terra senza aver subito nessun contatto. Oddio. In campo c’è disperazione. Mi si gela il sangue. Temo la tragedia. Kjaer si precipita da lui per aiutarlo. Arrivano i medici. Le espressioni affrante, le lacrime dei giocatori mi terrorizzano. Presagisco il peggio. La moglie si precipita in campo. Kjaer la conforta e l’abbraccia. I compagni fanno da scudo contro la curiosità alimentata dall’occhio delle telecamere. Circondano la barella ed accompagnano Eriksen fuori dal campo. Speriamo bene. In quel momento, però, di speranze ne ho poche . Invece il ragazzo riprende coscienza. Dall’ospedale arrivano notizie confortanti. Bene! Ce l’hai fatta, Christian. E io sono felice. Troppo felice. Davvero bravi coloro che ti hanno soccorso, salvandoti.

Il calcio è una metafora della vita, diceva qualcuno. Di più. E’ una parte della vita e oggi ha generato un’angoscia tremenda, uno sgomento, uno smarrimento, che si sono poi fortunatamente trasformati in un meraviglioso senso di sollievo. Nel calcio ci sono persone come Donnarumma e persone come Kjaer. Gente che sta agli antipodi. Sei grande, Simon. Un giocatore magnifico e un Uomo con la U maiuscola. Ti voglio bene. In alcuni momenti di fronte a certe emozioni è giusto fare un passo indietro. E allora adesso preferisco non parlare di Mercato, di Kessie, come avrei voluto. Avremo modo di discuterne presto e a lungo. Dico solo che sono preoccupata. Non è complicato intuire le ragioni. Un’altra idea per il titolo dell’articolo era: “ Don Rodrigo o l’Innominato?” Anche in questo caso è facile capire le motivazioni. Il lavoro di Maldini sarà difficilissimo. Di solito finisco i miei pezzi con un bel “ Forza Milan!” Stavolta lasciatemi dire “ Forza Christian!”

Chiara

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.