Vatti a fidare delle apparenze e di Elliott

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Come diceva ieri Raoul Duke mentre vi scrivo siamo ancora in attesa dei tanto sospirati autografi in calce ad un contratto da parte di Paolo Maldini e Massara. Da quello che sto leggendo parrebbe (usiamo il condizionale) che Paolo quell’autografo tanto prezioso lo abbia messo in quel benedetto pezzo di carta. Però devo dire che avrei fatto volentieri a meno della live sui loro rinnovi, che mi ricordano tanto quelli dei bonifici di cinese memoria. Non ci meritavamo un mese di giugno del genere, proprio no. Perchè un mese fa c’erano circa un milione di persone in strada, che festeggiavano uno scudetto incredibile, e che se ne dica da questa situazione al quanto grottesca ne escono tutti sconfitti. Perchè sono riusciti nell’impresa di rovinare uno scudetto incredibile vinto contro tutto e tutti. Il tifoso rossonero, che negli anni ha imparato a fare il commercialista, il giurista e quant’altro, non meritava di tornare ad essere protagonista per vicende extracampo. Il tifoso del Milan come me, ha voglia di gioire, sognare e di parlare di calcio. Proprio quei tifosi che voi amate tanto quando entrano negli store e vi svuotano gli scaffali delle magliette o che fanno il sold out allo stadio. Mi dispiace cara società avete gestito questa situazione in modo dilettantistico e avete rispettato molto poco Noi tifosi, e questa è la cosa che più mi addolora.

“Siamo in scadenza e non abbiamo rinnovato. Devo dire che per il nostro percorso e per ciò che è successo in passato anche durante il periodo di crisi con Rangnick, trovo poco rispettoso il fatto che a oggi l’amministratore delegato ed Elliott non si siano neanche seduti a parlare con noi. Dico solo a parlare. Perché loro potrebbero anche dirci “il vostro lavoro non è stato abbastanza buono per continuare”. (P. Maldini)

Più o meno un mese fa Paolo Maldini ha rilasciato la famosa intervista alla Gazzetta dello Sport. Sopra trovate il passaggio saliente di quella chiacchierata in casa Maldini che ha spaventato me e buona parte dei tifosi rossoneri. Le parole pronunciate dal capitano in quel momento avevano sicuramente un peso specifico, ma io non sono stato in grado di dargli il giusto significato, perché il panico che Maldini potesse abbandonarci mi aveva terrorizzato e bloccato.
Rilette a distanza di qualche settimana, le sue parole assumono un significato molto diverso anche per gli eventi silenziosi che si sono verificati nel mese appena concluso.
Dalla conclusione del lockdown ho sempre pensato, sperato, sostenuto e sognato, che la situazione fosse migliorata e che durante i mesi di sosta per la pandemia si fossero svolti i colloqui chiarificatori necessari a decidere ruoli e competenze per le stagioni a venire. I fatti mi hanno portato a pensare che questo fosse avvenuto, perché in campo la squadra ha prodotto il meglio arrivando a vincere uno scudetto storico ed impensato, mentre dall’area marketing gli sponsor han cominciato a fioccare con regolarità, sospinti certo dai risultati conseguiti dai ragazzi sul campo.
A giugno però, col passare dei giorni, tutte le mie certezze piano piano si sono sgretolate e, rileggendo l’intervista di Maldini, le sue parole hanno assunto ancora un altro significato, riportando in superficie i problemi rossoneri. I risultati, di fatto, hanno coperto le incomprensioni esistenti ed io che credevo finalmente di avere alle spalle una società dinamica, organizzata e proiettata in avanti ho cominciato a vacillare. E il futuro, che mi sembrava più radioso che mai, ha cominciato ad offuscarsi.
In fondo comunque continuo a sperarci, anche se, tra Maldini e Gazidis, i problemi di convivenza ci sono sempre stati e probabilmente tutte le difficoltà evidenziate nei rinnovi e nelle trattative di calciomercato derivano da questa situazione.
Con questo non voglio puntare il dito contro il manager sudafricano che non fa altro che seguire le direttive della proprietà. Ed è qui che arriva il punto. Quindi alla fine che società abbiamo? Abbiamo vinto un bellissimo scudetto nonostante Elliott? Non lo so, sono molto sconcertato. Certo il passaggio di proprietà ha rallentato tante cose, ma non si può arrivare a rinnovare all’ultimo minuto i contratti dei dirigenti che ti hanno portato a vincere uno scudetto incredibile: in questo non c’è rispetto.

“Per me era molto importante conquistare Paolo. Un marchio come il Milan dovrebbe avere un impianto indicativo del suo potenziale globale” (G. Cardinale)

Chissà cosa si sono detti in quelle tre ore e mezzo di colloquio. Sicuramente Maldini ha firmato il rinnovo basandosi sulla fiducia derivata da quella chiacchierata, dalle promesse fatte da Cardinale, perché Paolo vuole solo poter avere maggior raggio d’azione affinché la procedura di un rinnovo o di una acquisizione sia più snella possibile. È innegabile, poi, che per fare bene in Europa si renderà necessario allargare i cordoni della borsa. Questo comunque non significa andare a prendere per esempio Dybala, di cui non si discutono le doti tecniche bensì l’inserimento nel nostro sistema di gioco. Lascia perplessi il fatto che, se l’area tecnica decide che un giocatore è adatto al nostro sistema e che ha certi requisiti tecnici e morali per la squadra, certe trattative vengano portate avanti per mesi chiedendo ai ragazzi coinvolti di aspettare all’infinito perché dobbiamo fare la conta dei fagioli. Facciamo un altro esempio: se Maldini e il suo staff decidono che Botman oppure Renato Sanches sono giocatori che servono, la trattativa deve essere chiusa in tempi brevi. Il primo Berlusconi prendeva i giocatori perché giocava di anticipo, cosa che ha fatto anche il buon Paolo ed io sono sempre più convinto che lui abbia come modello proprio quel Milan sia nella gestione che nel gioco.

“Come ho detto a suo tempo a me piace essere una sorta di garanzia per il milanista. Io non sono la persona giusta per fare un progetto che non ha un’idea vincente. Non potrei mai farlo.” (P. Maldini)

Non ci resta, quindi, che aspettare fiduciosi, perché Paolo è il nostro garante della bontà di quello che sta nascendo e sul mio, nostro essere milanisti.
Permettetemi una divagazione sul settore giovanile. In realtà non è che va tutto male, perché l’Under 15 di Bertuzzo ha vinto un meraviglioso tricolore e l’Under 16 di Abate ha perso lo scudettino ai supplementari. Ora però non sogniamo troppo e restiamo con i piedi per terra: lasciamo stare il Camarda di turno, è sempre un ragazzo di 15 anni che ha bisogno di vivere la sua età e di maturare nel modo più corretto possibile. La base per il futuro in ogni caso c’è. Resta da sistemare la squadra primavera, dove purtroppo la situazione appare ancora ferma.
Quindi che facciamo? Aspettiamo altro non possiamo fare, e io che speravo che lo scudetto appena vinto fosse il trampolino di lancio verso orizzonti con riflessi rossoneri. Vatti a fidare delle apparenze e di Elliott.

FVCRN

Harlock

"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.