Le decisioni importanti si prendono adesso (e forse è anche tardi)

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So già che questo post scatenerà diverse polemiche ma è da un pò di tempo che volevo scriverlo e soprattutto, avevo già premesso questo mio pensiero qualche settimana fa. Inutile girarci troppo intorno, penso che sia arrivato il momento di fare un ragionamento sull’allenatore, sul nostro e sul suo futuro. Pioli rimane ed è una persona eccezionale, un uomo che è stato in grado di farsi scivolare addosso settimane di articoli che inneggiavano Rangnick per il futuro rossonero. Ha tenuto la barra a dritta ed è stato in grado di farsi voler bene dai propri giocatori. Il “Pioli is on fire” rimarrà sicuramente un bel ricordo di questa stagione, come le diverse settimane in testa alla classifica grazie ad alcune idee che aveva messo in campo. Però, c’è sempre un però.

Pioli non doveva vincere il campionato, sia chiaro, non era questo il suo obiettivo. Doveva fare una discreta figura in Europa ed entrare nelle prime quattro in Italia per accedere alla successiva Champions League. Ad oggi, il primo obiettivo è stato centrato, nonostante le serate contro il Lille, la Stella Rossa e lo United al ritorno, che hanno però messo in evidenza la poca esperienza dei giocatori in ambito europeo, oltre ad alcuni limiti tecnici accentuati dalla superiorità di alcuni avversari. Il secondo obiettivo è ancora in gioco, tra diverse difficoltà e con una bagarre aperta, ma partiamo da una posizione di vantaggio, pertanto, cerchiamo di essere positivi. Il problema che vorrei sottolineare però è il rendimento di Pioli come allenatore che sta dando dei chiari messaggi, o almeno credo li stia dando, sui limiti che ha e sulle ambizioni che noi, come Milan, dovremmo avere. Gestire ed allenare un Milan giovane non è facile, l’aiuto di alcuni giocatori di esperienza come ibra e Kjaer l’hanno aiutato ma serve un allenatore che adesso porti mentalità.

Cosa intendo per mentalità? Semplice, un martello. Uno che non lasci tregua e spazio allo svacco o alle parole ma che invece pretenda fatti su fatti. Per intenderci ci serve uno che ci faccia fare un upgrade, qualsiasi sia il risultato finale di questa stagione. Dobbiamo avere un allenatore che porti a questi giovani o gran parte di loro, un’idea di cosa vuol dire giocare in una grande. Che porti idee tattiche e piani partita vari e diversi a seconda dell’avversario. Parliamoci chiaro, il vantaggio di Pioli di quest’anno e mezzo è stato quello di viaggiare a fari spenti e fare l’underdog, tutti, e sottolineo tutti, sapevamo che non avevamo una rosa adatta a vincere uno scudetto, lui è stato bravo a rendere possibile l’impossibile per un certo periodo dell’anno ma quando sono arrivati degli scricchiolii, la barca ha iniziato ad imbarcare l’acqua. Insomma, quando hanno capito come affrontarci in Italia, Atalanta e Spezia in primis, il film è finito. In Europa, questa squadra, oggi, può fare veramente poco, troppo divario accumulato in questi anni. Aldilà dei ritmi e del pressing a tutto campo, sono bastate delle impostazioni e delle marcature su alcune nostre fonti di gioco ed siamo andati in difficoltà imemdiata. Da sorpresa ci siamo trasformati in realtà ma gli altri ci hanno studiato e ci hanno preso le misure. Dall’altra parte, noi siamo andati avanti con il nostro spartito ma con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Oltre al fatto che, i risultati dicono, che lui e la squadra siano andati meglio in situazioni di estrema emergenza, rispetto ad un vantaggio.

Anche il famoso “approccio” alla partita, sta diventando un problema che però, a mio modo di vedere, non può essere addebitato solo ai giocatori. L’approccio e l’impostazione della partita spettano all’allenatore, soprattutto in una squadra di ragazzotti. Le partite vanno preparate, bene e a fondo, vanno date le indicazioni ai giocatori e vanno fatti capire i concetti. Se stai allenando undici Seedorf o undici Rui Costa, puoi permetterti di lasciare a loro l’approccio e la preparazione alla partita, nonostante sia fondamentale l’apporto dell’allenatore ma quando ci sono giocatori come Theo o come Leao, che sono di un’ignoranza tattica e mentale rare da trovare, devi seguirli nel dettaglio. Continuamente. Vi porto anche un altro esempio concreto. Se tu prepari Milan-Sampdoria con mezza squadra con le Nazionali e l’altra metà con i giorni liberi, quale può essere l’approccio alla partita successiva? Chi sono stati i peggiori di sabato pomeriggio? Theo e Castillejo, gente che è stata a Milano ma che ha passato più tempo libero che ad allenarsi. Un allenatore serve a dare mentalità anche in queste piccole cose, che piccole non sono.

Pioli non può essere l’allenatore del futuro. L’ho scritto. Il passato ce lo insegna e ci abbiamo fatto il callo con Montella, con Gattuso e con il Maestro. Gente che poi ti porti avanti per non si sa quale motivo e poi sei costretto ad esautorare a novembre (Gattuso a parte, che però era già arrivato a fine ciclo), perdendo un’altra stagione. Che sia Champions o no, oggi va presa una decisione sulla panchina. Con coraggio e senza remore. Ci sono nomi ancora in giro, pronti a sedersi su quella panchina ma vanno presi oggi, vanno bloccati oggi, vanno contattati oggi. Perchè inizierà il valzer delle panchine e, o ci sarai dentro o ci sarai dannatamente fuori. Sarri è un nome appetibile e, soprattutto, con la rosa attuale lavorerebbe ad occhi chiusi. Spalletti finirà la sua prigione dorata e Suning si libererà volentieri di un lauto ingaggio. Due nomi a caso ma c’è dell’altro, sicuramente però non fantasie stile Rangnick che, se fosse arrivato, oggi sarebbe già discoccupato da almeno 3-4 mesi. Serve uno pronto per l’Italia e subito.

So che non è facile ma dobbiamo prendere le cose buone che ci sono e farle fruttare al meglio, tutti sappiamo e lo sa anche Pioli, che il massimo è stato dato, più di quello visto in questo anno c’è poco da dare, anche con gente nuova e più forte. Serve una svolta importante, siamo senza allenatore da almeno un decennio, serve come il pane, uno che metta a posto i tasselli per poi ambire ad altri traguardi. Non possiamo permetterci di perdere un altro anno.

Pioli finisca la stagione, portando a casa tutto quello che riuscirà e poi lo si ringrazierà e lo si ricorderà come colui che piantò il primo mattone ma per costruire una nuova casa (e un nuovo stadio da riempire) serve un altro architetto, al costo di rinunciare a qualche rinnovo pesante, ma l’investimento va fatto in quella casella.

FORZA MILAN

Johnson

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.