Costi quel che costi, almeno la coerenza…

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Inizio con lo sposare una tesi di Raoul Duke e Johnson che condivido. La discesa è iniziata con Ibra che va a Sanremo. Lo so, sembra riduttivo ma provate a rifletterci. Nel girone di ritorno dello scorso anno, grazie ai risultati, alle buone partite, alla sorpresa di una squadra che vinceva contro avversarie sulla carta molto più forti, grazie a questo ed a quello si era creata una situazione ideale nello spogliatoio. Tutti uniti, squadra, allenatore, società, tifosi. Il campionato nuovo riparte e la squadra continua a stupire tanto che ci si ritrova, alla fine del girone d’andata e contro ogni pronostico, in cima alla classifica. Pure giocando bene, ben messi in campo, determinati, uniti e compatti. Sono i tempi del “Pioli is on fire”.

cosa ci sarà da ridere dopo aver preso tre pere dalla Lazio?

Poi scoppia la prima polemica. Ibra, in un momento topico della stagione, mentre abbiamo infortunati a go go (lui incluso) va a fare la sua comparsata a San Remo. In quel momento, scoppiano altre grane. Tutte cose che sapevamo già, per carità, nulla di nuovissimo, ma il quel momento diventano tutti i giorni l’argomento del giorno. E Zizzo rinnova si, no, va qui, va là, alla Giuve, al PSG, al Real, nel vuole 10, no 11, no 12, no duemilaquattrocentocinquantadue e senza contare le provvigioni a Raiola. No, anzi, vuole rinnovare a 10 ma per un anno perché, ma che furbone il Raviolone, in piena pandemia trovare chi riempie di fiorini lui e Zizzo non è così facile ma nel dopo non sarebbe un problema. Se Zizzo rinnovasse per i classici cinque anni non potrebbe darlo “aggratis” e ci rimetterebbe una montagna di soldi di provvigioni. A traino, arriva Calha che per sei mesi fatti bene crede di essere diventato Kakà e chiede la luna pure lui, Romagnoli (sempre di Raiola) che ne vuole cinque (manco fosse Nesta redivivo).

Provo a pensare se fossi stato uno di quelli che tirano la carretta. Tipo Kessie, Saelemaeker, Kijaer, Rebic… Quelli che in campo si fanno un sedere come un cestone, che corrono per 90’, che si sbattono. Come avrei preso queste primedonne che si fanno i cazzi loro come Ibra (che per sopramercato decide di tornare in nazionale a 40 anni suonati e pieno di acciacchi), o che chiedono la luna, non rinnovano e tengono società, dirigenza e tifosi col fiato sospeso e giocando quando ne hanno voglia? Gente che, come Tomori è in prestito e non sa se sarà riscattato (perché 28 per il suo cartellino sono una follia mentre i 30 lordi per il rinnovo di Zizzo normalità?) e come Diaz e Dalot (che già non sono questo granchè) che hanno capito torneranno da dove sono venuti. Insomma, perché doversi sbattere per l’interesse altrui? Fossi lì, fossi uno di quelli, non so davvero che motivazioni potrei avere. Le partite cominciano ad andare storte, i risultati vanno a catafascio, si perdono punti importanti contro squadre che non avrebbero quasi più nulla da chiedere alla classifica come Udinese e Sampdoria (che giocano, quelle si, per il puro gusto di giocare e fare risultato contro una delle prime…). Ibra è più fuori che dentro e, secondo me, ha pure perso credibilità con i compagni perché se, come usa spesso catechizzare, l’obiettivo viene prima di tutto non puoi farti gli stracazzi tuoi in questo modo, ti smentisci da solo e si perde anche l’effetto “Z” che un peso l’aveva avuto di sicuro. Aggiungiamoci un mercato invernale dove l’arrivo che doveva risolvere il buco più grosso in rosa è un ex giocatore che tra preparazione ed acciacchi è disponibile dopo tre mesi ed il quadro è completo.

Risultato la squadra si sfilaccia in campo, perde quella compattezza che l’aveva fatta overperformare, gioca slegata e con ognuno (fatto salvo kessie e Saele che l’impegno lo mettono sempre) che sembra giocare per se stesso cazzeggiando in dribbling inutili e passaggi a caso che finiscono per fare perdere palloni sanguinosi. Si torna con i piedi sulla terra, e ci si riscopre mediocri e limitati fino ad arrivare alla figuraccia di lunedì sera dove una Lazio sotterrata dal Napoli qualche giorno prima sembra il Real Madrid di Puskas che gioca una amichevole contro la Carapellese… Due gol presi ed altri quattro (puliti, tra cui un palo pieno) sfiorati. Per carità, qualche cosa creiamo anche noi ma, quando si deve metterla dentro, manca sempre il tiro, la stoccata, la spizzata vincente che trasforma una mezza occasione in un gol. Insomma, proprio nel momento in cui ci giochiamo l’intera stagione i più, quelli che dovrebbero fare la differenza, sembrano pensare ad altro.

Apro una parentesi. Ho detto due a zero, si perché di gol ne hanno fatti due. Non sarebbe cambiato nulla, per come abbiamo giocato avremmo perso lo stesso (e male) e non mi attacco a questo, ma per dovere di cronaca, il secondo gol laziale è stato un gentile omaggio di Orsato e se qualche speranza potevamo pure coltivarla il secondo preso così ha definitivamente spezzato le gambe. Ora, va detto, se tu arbitro sei sicuro di aver visto bene lo accetto (a malincuore ma lo accetto) ma se ti richiamano al VAR, vai e fingi di non vedere solo per non smentire la tua decisione sei solo il solito arrogante. Non ci vedo nemmeno la mala fede, solo una totale, infinita ed assoluta, arroganza.

Ed adesso ci ritroviamo in uno scomodissimo terzo posto a parimerito con un Napoli lanciatissimo che ha un calendario più che favorevole ed a giocarci l’ultimo spot CL con loro, la Giuve (ed abbiamo lo scontro diretto al cessum) e la Lazzie a due punti (potenzialmente, ma sono certo che se dovesse essere la discriminante per la qualificazione lo scontro con Torino sarebbe una formalità, e lascio stare il come ci si è arrivati che è meglio), che soffierà il fiato sul collo di tutte e tre.

Ora, da buon tifoso da Bar quale sono finchè la matematica lo permette ci spero sempre e, nonostante il morale a terra, non mollerò proprio adesso ma un lupino masticato non me lo giocherei. La fede non è, né sarà mai, in discussione ma una cosa la pretendo. Che a fine stagione, vada come vada, si faccia chiarezza e, per quanto possa essere doloroso, pure le pulizie di primavera. Costi quel che costi, almeno la coerenza…

FORZA MILAN

Axel

PS: scuserete se non mi dilungo oltre ma, a parte lo scoramento, scrivo dopo essere stato ricoverato d’urgenza e da un letto d’ospedale scrivere è scomodissimo e la preoccupazione per lo stato di salute non aiuta. Non preoccupatevi le analisi hanno escluso cose gravi ma sono stato ricoverato d’urgenza alla premiata clinica “Piccola Milano” per un improvviso quanto fortissimo e fastidiosissimo bruciore al posteriore. Mi hanno tranquillizzato, pare sia solo un problema … come dire… meccanico… che si risolverà  in un mesetto al massimo ma fino ad allora mi toccherà sopportare il disagio ma, mi assicurano, non morirò per questo anche se qualche postumo rimarrà a lungo e quanto a lungo non è dato saperlo… Mi dicono pure che ultimamente c’è stata una esplosione di casi simili. Pare che il bruciaculo sia molto più diffuso di quanto non credessi… ne sapete nulla?

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.