In panchina con la numero 8

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Diciamo la verità, una partita come quella di Cagliari fino ad un mese fa l’avremmo pareggiata 2-2, stile Benevento, che qualcosa sia cambiato mi pare palese ma la fortuna te la devi anche cercare e soprattutto meritare.
Rino Gattuso non è uno scienziato della panchina, lo sa lui, che non perde occasione di dirlo nelle sue conferenze stampa e ce lo ricorda sempre anche la stampa stessa che invece lodava continuamente il suo predecessore anche perché scelto dall’ex Amministratore Delegato, predecessore che, sebbene abbia vinto le sue ultime partite in Spagna non mi farà cambiare opinione su di lui neppure se andrà ad espugnare 0-15 il Camp Nou o il Bernabeu, quello che ha combinato in questa stagione da noi è stato gravissimo e devastante. Dover rifare la preparazione fisica a dicembre la dice lunga sulla sua gestione. Di lui non mi vorrò più occupare.
Dicevamo di Rino, non uno stratega del calcio ma meriti ne ha e molti.
In panchina sta indossando la sua maglia numero 8, da tutto, finisce stremato, senza voce e spende intere giornate a Milanello per raddrizzare la nostra situazione.
Si sta dimostrando schietto e sincero con la squadra, non guarda in faccia nessuno e ha palesemente scelto i suoi “11”.
Ha avuto il coraggio di cambiare quella stramaledetta difesa a 3, messa su senza alcun concetto, sbagliata in ogni nostro singolo movimento, credo abbia parlato e chiesto alla squadra di decidere insieme il modulo che li faceva sentire più sicuri.
Ha iniziato con Montolivo al centro perché, diciamo la verità, quel Biglia era improponibile, appena l’argentino è entrato un po’ in condizione lo ha messo subito dentro e ha panchinato Montolivo. Ha provato Borini in tutti i ruoli ma quando ha capito che forse più che di ruoli per il buon Fabio era un problema di mediocrità generale lo ha fatto sedere subito. Ha dato fiducia ad Hakan Cahlanoglu e ha puntato sulla sua tecnica anche perché per recuperare il turco mentalmente e fisicamente andava solo fatto giocare.
Gattuso mi sta piacendo anche nelle conferenze stampa, non sono mai né banali né noiose, dice quel che pensa sia prima che dopo la partita, questo è quello che tutti volevamo ascoltare e sentire senza sorrisini ironici sia in caso di vittorie sia, soprattutto, in caso di sconfitte.
Non credo a Rino quando dice di aver detto no alla società che gli proponeva qualche movimento di mercato, lo fa giustamente per proteggere la società stessa e il gruppo ma è ovvio che una mezzala sinistra la vorrebbe eccome.

A mio parere il problema del Milan è soprattutto li, fa di nome Giacomo e di cognome Bonaventura, buon giocatore che svetta se messo al fianco di Kucka, Lapadula e Paletta ma non appena alzi un pochino l’asticella comprendi il suo vero valore.
Porta troppo palla e gioca a troppi tocchi, deve sveltire la sua manovra, a Rino piace e ci lavorerà ma li a sinistra abbiamo qualche problema con Rodriguez che dopo un ottimo inizio di stagione sta giocando in modo pietoso. Lo svizzero aveva un mercato importante, lo hanno cercato in tanti e deve ritrovare fiducia e condizione. Credo che il suo futuro possa essere da centrale di difesa a 3, un po’ come Azpilicueta al Chelsea, chissà magari sarà l’attuale allenatore di Azpilicueta a cambiargli ruolo nella prossima stagione. Per ora ci teniamo stretti Rino, le sfide con la Lazio ci diranno molto ma non possiamo non sottolineare quel che Rino sta facendo. Da tutto quello che ha e anche di più, non mi pare poco di questi tempi….

MattLeTiss

"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione". Per questo ho amato alla follia Dejan Savicevic e Matt Le Tissier. Milanista da generazioni, cuore Saints grazie a "Le God". Sacchi mi ha aperto un mondo, Allegri me lo ha chiuso. Sono cresciuto col Milan di Arrigo, quello per me era il gioco del calcio, tutti gli altri prendono a calci un pallone.