Napoli-Milan presentazione

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Con tutto quel che il Milan ha fatto in questo inizio di campionato, se stasera dovesse perdere e le avversarie dirette vincessero tutte, scenderebbe potenzialmente in quarta posizione, sorpassato da Sassuolo, Napoli e Roma. Non voglio fare l’uccellaccio del malaugurio, ci mancherebbe, è solo per renderci conto di quanto poco in realtà abbiamo ottenuto finora e di quanto la concentrazione debba ancora restare alta. L’affanno dei rossoneri, palesatosi con il secco 0-3 subito a San Siro dal Lille e con la complicata rimonta in extremis contro l’Hellas Verona, è stato messo in stand by – speriamo definitivamente – dalla pausa nazionali. Ora è tempo di resettare tutto, cercando di tenere per noi quanto di buono è stato fatto e di imparare dagli errori e dalle sbavature di questa prima parte di stagione (fortunatamente poche), anche e soprattutto se consideriamo che da adesso fino a Natale saremo impegnati ogni tre giorni. Chiudere questo periodo ancora in testa alla classifica o anche tra le prime 3/4 squadre sarebbe positivo per poter poi affrontare il mercato di riparazione con l’obiettivo di assaltare la qualificazione Champions League, che continua a essere l’obiettivo minimo della stagione.

Davanti a noi stasera si presenterà il Napoli del grande ex Gattuso, che dopo una prima avventura napoletana abbastanza altalenante, in questa nuova stagione pare sia riuscito a trovare un diverso equilibrio per la squadra di Benitez prima e Sarri poi, la stessa squadra che proprio sotto i due allenatori sopracitati (e anche durante l’interregno di Ancelotti) faceva del bel gioco il proprio tratto distintivo. Sotto Gattuso i partenopei sono stati messi “sotto steroidi”, aumentando i muscoli e la fisicità grazie a Bakayoko e Osimhen, ma anche Petagna e a suo modo Demme. Un Napoli quindi meno bello e più pragmatico, meno unico e creativo, ma con qualche soluzione in più rispetto al passato. Comunque un avversario tosto. Stasera gli azzurri dovrebbero scendere con questa formazione: Meret, Di Lorenzo, Manolas, Koulibaly, Mario Rui; Fabian Ruiz, Demme, Elmas; Politano, Mertens, Insigne. Out Osimhen, Rrahmani e Hysaj, gli ultimi due positivi al COVID-19, il primo vittima di una lussazione alla spalla. Occhio alle due mezzali di Gattuso, Ruiz e il gioiello Elmas, tra i centrocampisti più tecnici e interessanti della A. Attacco leggero nel 433 di Rino: duelli Theo-Politano e Calabria-Insigne decisivi per portare a casa la supremazia sugli esterni e la partita.

E il Milan? I rossoneri scenderanno in campo di fatto con la formazione tipo e il solo Leao indisponibile. Il rientro di Rebic dal 1’ darà più soluzioni e concretezza all’attacco milanista, che ha peccato di prevedibilità nelle ultime uscite. Una delle cause anche lo smalto non memorabile di Calhanoglu, che dopo il ritorno dall’infortunio è parso in grande difficoltà e decisamente molto più opaco. A centrocampo la coppia rossonera che affronterà il trio azzurro sarà la solita e oliata Bennacer-Kessiè, che dovranno trovare in Saelemaekers (ala destra) un prezioso alleato per ripristinare l’equilibrio numerico con il trio della mediana napoletana. Il belga sarà quindi l’ago della bilancia di una formazione che per il resto continua per natura ad essere sbilanciata in avanti, almeno sulla carta. Per il resto l’11 rossonero rimane quello di default, ecco il dettaglio: Donnarumma; Calabria, Kjaer, Romagnoli, Theo Hernandez; Kessié, Bennacer; Saelemaekers, Calhanoglu, Rebic; Ibrahimovic.

Avanti con coraggio e senza paura anche al San Paolo, di certo molto meno caldo del solito causa assenza di pubblico. Che si vinca o si perda, sarà essenziale il modo in cui si giocherà, quanto il Milan deciderà di essere fedele a se stesso e alla propria capacità di fare gioco, di attaccare sempre con la propria cifra tecnica, il proprio stile. Non snaturiamoci per qualche punticino in più, almeno non ora che siamo ancora nella fase della crescita. Quando saremo abbastanza maturi per capire come comportarci al mutare delle situazioni sì, ma ora continuiamo a provare a essere ciò che siamo, senza scuse o compromessi. Magari capita pure che continuiamo a divertirci. O magari no. Ma comunque vada impareremmo sicuramente molto di più.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.