Milan-Parma presentazione

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Photo by Marco Luzzani/Getty Images

Uno spavento, nulla di più. Il risultato di Milan-Dudelange dice questo. Una ventina di minuti di terrore in cui tutti noi abbiamo ripensato al Rosenberg e allo Zurigo di Tihinen, o per andare non troppo lontano con la memoria al Benevento di qualche mese fa, poi la reazione e le gerarchie ristabilite. Qualche segnale per il futuro però c’è stato, e interessa in particolare quelle seconde linee che erano chiamate come sempre a mettere il tarlo del dubbio a Gattuso. Bertolacci, soprattutto, era l’osservato speciale della serata, e ha lasciato a bocca aperta gli astanti di San Siro e i tifosi davanti alla tv. Nel senso che ha smentito l’assunto per cui “toccato il fondo si può solo risalire”.

Più in generale il verdetto, se di verdetto si può parlare, è che siamo corti. Troppo. Situazione certo accentuata da un’infermeria stracolma, ma è comunque un fatto. È la panchina a risolvere di tanto in tanto le partite, e di seguito i campionati. La nostra non è all’altezza del nostro nome e soprattutto delle nostre esigenze. Se la formazione titolare è di buon livello, è altresì vero che le situazioni intrinseche dei match e il fisiologico turnover diventano necessari nell’ottica del triplo impegno. Un titolare, per quanto di livello, non può giocare ed essere decisivo per 50 volte l’anno. Dalle nostre seconde linee è lecito aspettarsi di più, ma per il momento ciò che hanno dimostrato è sotto gli occhi di tutti. L’enigma, che ormai si ripete da anni in questo periodo, è sempre lo stesso: cercare soluzioni diverse già a gennaio o tentare di andare avanti così fino all’estate, risparmiando milioni da investire su giocatori di maggior qualità? Sapete che le opinioni del sottoscritto sono sempre sul filo dell’utopia, spinte da una voglia matta di tornare ad alti livelli nel più breve tempo possibile, quindi non vi stupirà quanto sto per scrivere. Vada per Ibra, ma altri acquisti li pondererei mille volte prima di definirli.

Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di far diventare parte degli attuali titolari le nostre riserve: solo così a mio avviso potremmo essere dei seri competitor per l’obiettivo Champions. Per far ciò sarebbe dunque necessario acquistare a suon di milioni calciatori superiori ai Kessiè, ai Biglia, ai Rodriguez, ai Bonaventura. Ed è chiaro che movimenti simili, oltre a richiedere un dispendio di denaro elevato, difficilmente possono essere finalizzati a gennaio. Chi più spende, meno spende, si dice. Sono convinto che ciò sia vero, motivo per cui stringerei i denti fino a fine anno, limitando il più possibile gli acquisti nella prossima sessione. Questo non vuol dire non tamponare falle evidenti, ma farlo coscienziosamente, senza sperperare troppi soldi.

Domani intanto arriva a Milano il Parma di D’Aversa, una squadra che può essere insidiosa, come si evince dalla classifica (in caso di vittoria addirittura ci supererebbero in classifica). Non stiamo parlando di un avversario estremamente temibile, ma di certo solido, e con caratteristiche che potrebbero mettere in difficoltà il 3511 d’emergenza di Gattuso. Da prestare attenzione alla velocità di Biabiany e Gervinho e alla fisicità di Inglese. Non serve un luminare per fare il pronostico più vecchio della Serie A, almeno nelle occasioni in cui le piccole calcano i grandi palcoscenici. Difesa e contropiede saranno probabilmente le armi dei ducali. Calabria e il tornante mancino (Borini o Laxalt, con il secondo che sarebbe la scelta più oculata) saranno chiamati agli straordinari. È lì che si giocherà la partita, saranno quelle le zone del campo dove la fase difensiva dovrà essere precisa e quella offensiva abbastanza accorta da non esporsi alle sgroppate in campo aperto delle due ali gialloblù.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.