Hellas-Milan presentazione

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foto acmilan.com

Si torna nel Triveneto per la seconda trasferta stagionale, dopo la prima, deprimente sconfitta di Udine. Il Milan visto in campo contro il Brescia ha mostrato qualche timido segnale di risveglio, soprattutto nella qualità della manovra e del palleggio. Il merito è in primis di Bennacer, che pur senza mettere in mostra tutto il proprio repertorio, ha ben giostrato il gioco del Milan contro le Rondinelle. Tanta sicurezza nei disimpegni, la solita qualità nei passaggi e velocità di pensiero, ma anche una rimarchevole bravura nella fase di copertura. Insomma, ha fatto tutto ciò che Biglia o Montolivo (per citare gli ultimi due “metronomi” del Milan) non hanno mai fatto, o hanno fatto con grande difficoltà. Dove il Milan ha mostrato ancora lacune è però la manovra offensiva, la cui sterilità resta il più grande difetto della squadra.

Non ingannino le quattro grandi occasioni avute sul finire del match: sono state figlie più della stanchezza del Brescia, che della capacità rossonera. Per il resto dell’incontro, il Milan ha sì mantenuto il pallino del gioco, ma mai ha dato l’impressione di assediare davvero la retroguardia dei ragazzi di Corini. Suso e Calhanoglu hanno deciso il match (assist dello spagnolo e gol del turco), ma sembrano sempre e ancora giocare troppo per sé stessi e troppo poco per la squadra. Buoni segnali da Castillejo, che rimane però… Castillejo. Un discreto gregario e poco più, e comunque anche lui troppo testardo nella continua ricerca di azioni personali. A livello tattico è tuttavia interessante quanto si è potuto vedere per alcuni tratti di match: il 433 (o 4321) si è a voltare trasformato in un 4231, con Kessiè arretrato al fianco di Bennacer e Calhanoglu, Suso e Castillejo alle spalle di Andrè Silva. Questa potrebbe essere una soluzione particolarmente interessante per il futuro della nostra stagione, a maggior ragione ora che possiamo contare su un elemento come Ante Rebic.

Il croato ha diverse qualità e può giocare in più posizioni: con il suo dribbling può far rifiatare le ali rossonere, ma può anche essere impiegato come seconda punta o addirittura come falso nove. Nel 433 il suo utilizzo più probabile sarebbe quello di esterno, ma in tal caso potrebbe essere addirittura “sprecato”. Non ha infatti l’accelerazione bruciante, né il dribbling dell’ala consumata. Si difende in entrambi i fondamentali, ma non sono il suo vero punto di forza, che è il riuscirli ad abbinare a un fisico decisamente robusto che lo rende funzionale al gioco di squadra e parecchio duttile. Rebic potrebbe dunque agire come “trequartista” dietro Piatek nel 4231 di Giampaolo, con ai suoi lati due tra Suso, Calhanoglu, Bonaventura, Castillejo e Borini, scardinando le difese e rendendosi pericoloso a rimorchio arrivando da dietro.

Il neo acquisto non dovrebbe intanto partire titolare nel Milan che stasera sarà di scena al Bentegodi di Verona contro l’Hellas. Squadra di casa decisamente abbordabile, per quanto sia sempre una nostra bestia nera. Juric dovrebbe sistemare i suoi ragazzi con un 3421: Silvestri; Rrhamani, Kumbulla, Gunter; Faraoni, Veloso, Amrabat, Lazovic; Verre, Zaccagni; Stepinski. Giampaolo, dal canto suo, riproporrà la formazione di due settimane fa (con Piatek per Silva). Da valutare la disposizione tattica: Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessie, Bennacer, Calhanoglu; Suso, Castillejo; Piatek.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.