Elliott e RedBird, nulla può uscire da un buco nero

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Il nulla. Questo è ciò che rappresenta la nostra dirigenza da ormai mesi a questa parte. Il silenzio autoimposto, per la loro incapacità nel gestire le talpe interne, sta portando a galla tutti i limiti di un gruppo di validi uomini di finanza ma dalla mediocre e scarsa capacità di gestione di una azienda del pallone. Basti pensare che al 7 giugno non sia stato nemmeno presentato un allenatore, non sia stata pianificata nemmeno un’idea della campagna abbonamenti e che, giocatori che dovrebbero essere già sui taccuini dell’irreprensibile GLI, cambiano costantemente in base al loro costo, all’ingaggio e alle commissioni. Questa è una gestione di un discount, con tutto il rispetto, e non di un’azienda. Il problema che questi signori, vogliono imporre il loro modo di vedere le cose, nonostante le porte in faccia si stiano sprecando senza soluzione di continuità.

Pensiamo al calciomercato, per esempio. La fanfara e i fatti ci dicono che la società fa un prezzo e poi da lì non si muove, fintanto che non si dia una limata alle richieste. Esattamente come in finanza e nell’acquisizione delle quote azionarie delle società, loro vanno avanti indisturbati nel loro credo. Purtroppo per loro , però, il mondo del calcio è ben diverso. Non stiamo parlando di scienza, nè di matematica quantistica ma solo di calcio, ma evidentemente ci sono fondi speculativi che queste cose le capiscono, e altri non ci vogliono proprio arrivare. Ebbene si, come in tutte le cose, le bugie hanno le gambe corte e quando sei fortunato, spesso vieni anche premiato, ma quando sei sciatto e arrogante la sfortuna gode a colpirti anche più forte. La situazione di Oaktree rischia di diventare la pietra tombale delle mille parole sprecate in questi anni da Elliott, RedBird e dalla fanfara. C’è chi capisce che le vittorie generano cassa e c’è chi continua a pensare che facendo cassa con cessioni importanti, ci sia poi la possibilità di raddrizzare sempre la baracca provando ad accedere alla Champions League. Pensate a quanto siano poco lungimiranti a livello sportivo questi personaggi usciti da un incubo. Pensate che al 7 giugno, dopo aver saputo da mesi che Giroud avrebbe salutato la compagnia del bilancio, sono lì in attesa dell’occasione per sostituire il fantomatico numero 9. Perchè di questo parliamo, di trovare un’occasione economica da sfruttare. Non c’è programmazione o ambizione, c’è solo la caccia alla poca spesa e tanta resa, che però, ormai, è palese non funzioni più. Sono così limitati nella visione sportiva che se l’anno scorso, per esempio, avessero deciso di cacciare l’allenatore, insieme a colui che l’aveva rinnovato, si sarebbero trovati in una situazione ambientale ben diversa. Delusione o polemica avrebbero capeggiato sicuramente, ma con un parco allenatori “liberi” molto più limitato, quindi con una pressione dell’ambiente ben diversa dell’attuale. Inoltre, con un solo anno negativo post scudetto, qualsiasi scelta sarebbe potuta essere digerita diversamente dai tifosi. Non ne sono sicuro al 100% ma penso che 12 mesi fa, se avessero messo sul tavolo un nome alla Lopetegui/Fonseca come allenatore, in sostituzione di Pioli, ci sarebbero state sicuramente meno proteste, meno hashtag e meno pressioni. Saremmo stati sicuramente meno sconcertati di oggi, dopo quello che abbiamo vissuto negli ultimi 24 mesi. Ma siccome la storia, oggi, ci dice che è stata portata avanti una scelta nè manageriale, nè sportiva ma semplicemente un semplice e volgare regolamento di conti interno, contro un manager “scomodo”, oggi è giusto e normale che piova letame da tutte le parti. Ammesso che poi scalfisca il loro disinteresse. Anche perchè, ad oggi, il GLI ha perso tutti gli obiettivi stagionali, esattamente come Maldini, quindi, chi paga oggi? La mancanza di lungimiranza sta in queste cose, quando la maggior parte della tifoseria era già giunta alla conclusione del rapporto con Pioli mesi e mesi prima, gli espertoni hanno pensato che il problema fosse altrove, la fanfara li ha appoggiati e supportati e lo ha fatto fino ad aprile di quest’anno, pensate alla progettualità che c’è dietro a tutto questo. Il nulla. Il loro problema è quello di sopravvivere e guadagnare fino a quando si potrà, per non dover immettere troppi soldi nell’assett, avere un bel bilancio pulito e lindo ed essere pronti all’uscita appena si palesi compratore vero all’orizzonte. Il nostro problema da tifosi, invece, è quello di evitarsi un’altra stagione come l’ultima, che, per quanto mi riguarda, è stata logorante e devastante. Non lo è stata perchè ha vinto l’inter, lo scrivo per la duecentesima volta, lo è stata perchè a novembre avevamo già tirato i remi in barca e l’anno precedente siamo arrivati a gennaio in fotocopia, con due anni da 20 punti dalla vetta della classifica.

Siamo stati ridotti alla schiavitù sportiva da una società che non parla, non protesta, non partecipa ad aste, non paga commissioni, non segue le regole del calcio italiano, non paga ingaggi monstre. E’ la società del NON. L’unica cosa che conosce è il profitto economico frutto di virtuosismi legati al bilancio, oltre alla solita storia dello stadio che, ormai, è l’ultima foglia di fico che rimane a Cardinale, a Singer e a Furlani. Il giorno che il progetto si arenerà per qualsivoglia motivo, la caduta libera sarà inevitabile. A livello sportivo, non esiste nessun GLI nel Milan, esiste solo quello che decide Furlani in compagnia di Elliott. E Cardinale con RedBird? Si limita a portare avanti i suoi affari, nella speranza di raccattare i soldi per pagare il “vendor loan” e provare a liberarsi di chi comanda veramente dal 2019. ma chi ci crede più che ci libereremo da chi ha messo in ginocchio l’Argentina. Che problemi avrebbero a metterci ancora più in ginocchio? Pensate anche al colpo perfetto che stanno mettendo in atto, ormai da tempo. Furlani che entra nel cda nel 2018 e pian piano scala posizioni fino ad arrivare a fare il CEO, quale migliore occasione di raccontare ai tifosi del suo milanismo rispetto alla sua totale mancanza di conoscenza dell’ambiente calcio, ma lui non è lì per quello, è lì per Elliott e per i suoi padroni, i Singer che devono monetizzare. Avete mai sentito raccontare di un Marotta tifoso dell’inter? Questa è la situazione e va considerata per quella che è, ovvero un incubo senza fine. Siamo sempre nella fase delle due teste, delle decisioni “condivise”, del mercato “condiviso”, del bilancio prima di tutto. Ma in realtà è tutto già pianificato e deciso, trovare sempre la soluzione più economica possibile che porti al rischio minimo di perdita. Poi ci si chiede perchè il tifoso del Milan ne ha le palle piene, dai petroldollari alla diversa fiscalità, dal ranking UEFA al bilancio sano per la continuità aziendale, dal Milan ereditato in condizioni economiche disastrose a solo con lo stadio di proprietà potremo fare investimenti sul mercato, sono più di 15 anni che sentiamo questo disco rotto, senza mai parlare di campo, di calcio, di trofei e di competitività. Siamo l’unica tifoseria in Europa che ha dovuto imparare prima il bilancio a memoria e poi ha cominciato a parlare di calcio. Siamo l’unica tifoseria in Europa che non ha potuto contare i trofei vinti in queste stagioni ma ha comprato il pallottoliere per contare i milioni di euro che fatturiamo ogni stagione. Questa è la schiavitù sportiva alla quale ci hanno piegati, non esiste ambizione, nè voglia di primeggiare. Alle richieste dei tifosi, le risposte sono sempre le stesse, il nulla. Il silenzio, insieme a decisioni prese solo per interesse economico e non sportivo. La storia di questo fondo la conosciamo ormai a memoria, ad ogni bivio, ad ogni scelta, ad ogni reale necessità sportiva di upgrade si è sempre scelto solo nella direzione del risparmio. Non esiste mai l’affondo deciso per il piano A, esistono solo piani economicamente più vantaggiosi per il “loro bilancio”. Ovvero, portano avanti il comportamento che terrebbero a Wall Steet per acquisire quote e/o azioni di altre aziende, compro a poco, rivendo a molto. Non facendo aste, facendo una bella ristrutturazione aziendale, tagliando i rami secchi e rendendo appetibile l’azienda sul mercato. Se non ci sono le condizioni che vogliono loro, non procedono all’acquisto. Guardate l’ultimo esempio di Paramount, c’erano due offerte, nessun rialzo. Prendere o lasciare. Ditemi voi, come possa essere applicata questa politica allo sport professionistico, soprattutto in Europa. Con anche di mezzo intermediari (i procuratori) e le variabili del campo di gioco. Ma come puoi pensare di applicare questa politica in uno sport dove i tuoi principali “fruitori” sono i tifosi, o fan (come piace dire a loro), ovvero fanatics, ovvero fanatici/tifosi che dalla Treccani vengono descritti come “…persona che mostri eccessivo entusiasmo per la propria fede ed intolleranza per qualsiasi altra posizione…”. Continuare a non voler capire questa cosa è il peccato più grande. Se lo coltivi, il fanatico, ti può arricchire. Se lo metti all’angolo, diventa intollerante. Dall’altra parte del Naviglio, lo stesso fondo speculativo, però, pare aver capito come funziona. Come mai? Sono dei geni? Oppure, avendo persone di calcio, sanno che possono mantenere alte le prestazioni sportive e lavorare sul bilancio, perchè a gennaio hai già pianificato 2-3 parametri zero e poi fai la cessione grossa d’estate, guarda caso, in campo, vai avanti lo stesso. Anzi, ti capita pure di vincere.

So che sto perdendo tempo, che ormai sono parole sprecate su fogli virtuali. Non cambierà nulla e saremo destinati a piangere lacrime e sangue fino a quando non ci libereremo di questo regime. Però continuo a ripetere nella speranza che qualcosa possa cambiare che, zero interesse per il campo, genera zero interesse fuori dal campo. Stadio sempre più freddo e vuoto, introiti sempre minori e sponsor che lentamente si allontanano. Perchè se avessero almeno l’umiltà di studiarsi la storia e non solo gli algortimi, gli sponsor arrivano quando la squadra compete, ma quando sei a distanze siderali dagli avversari e/o fai figuracce in giro per l’Italia, l’Europa e il Mondo, i rapporti si deteriorano, le casse piangono e ti riduci a fare la haka a San Siro. Hai voglia poi ad abbassare il monte ingaggi, non c’è salary cap che tenga alla mediocrità alla quale siamo destinati, il declino sarà inesorabile e non basterà il ritorno di fiamma di PIF per prendere i soldi e scappare, perchè gli arabi sono molto ricchi ma non sono per nulla stupidi. Senza una squadra forte e vincente con un brand forte e di valore, monetizzare sarà molto, molto difficile. Con o senza stadio.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.