Cagliari-Milan presentazione

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Rivoluzione in corso? Così pare. Quando non sai che pesci pigliare, cambia tutto, ché peggio di così non può certo andare. Non che il dinamico duo al timone del Milan (il terzo, Gazidis, manco lo calcolo) non abbia le sue ragioni per pensare ciò. Dalla difesa all’attacco sono pochi i giocatori che si sono dimostrati all’altezza del Milan, o almeno del suo nome, perché oltre quello poco è rimasto. Calabria, Conti, Caldara, Musacchio, Rodriguez, Calhanoglu, Biglia, Paquetà, Kessiè, Suso, Borini, Piatek… di questi elementi pochi hanno davvero reso positivamente con continuità, anzi, di fatto nessuno. Gli investimenti spesso ingenti riversati sul mercato non sono stati proporzionali al rendimento, quindi ci sta pensare alla rivoluzione. Tuttavia, proprio perché i milioni spesi rischiano di essere definitivamente buttati al vento causa svalutazione in seguito alle prestazioni, forse è il caso di valutare ogni singola situazione come a sé stante. Se infatti Suso può essere a ragione considerato come una zavorra per la rosa attuale, lo stesso non si può dire ad esempio di Caldara, di fatto mai messo alla prova causa infortunio, a maggior ragione se dalla cessione dell’ex atalantino non si incasseranno denari per i prossimi diciotto mesi, come pare. Non ho intenzione di cambiare rotta rispetto a quanto scritto fino a una settimana fa, tutt’altro, ma la delicatezza del momento rossonero (sportivamente e finanziariamente parlando) impone parecchi ragionamenti.

Uno di questi è la questione allenatore. La scorsa estate, quando si scelse di scommettere su Giampaolo, l’opinione che portai all’attenzione dei lettori de blog fu la seguente: finché non avremo un allenatore di livello, sarà complicato capire davvero il valore degli elementi in squadra. Le guide tecniche non potranno trasformare dei ronzini in cavalli da corsa, siamo d’accordo, ma possono incidere positivamente sulla mentalità e le prestazioni dei calciatori. Non è necessario riportare l’esempio di Conte, ma citare nuovamente il mister salentino è utile per portare un esempio a dimostrazione di quanto vado dicendo: davvero scambiereste Kessiè con Politano, con il rischio che l’ex CT della Nazionale possa rendere l’ivoriano un centrocampista con gli attributi? Anche solo pensare a questa eventualità, come più di un tifoso ha fatto in queste ore sui social, è, se non la dimostrazione che quanto affermo è vero, almeno indizio dell’esistenza di un grillo parlante che ci mette il tarlo in testa. Personalmente potrei comunque essere favorevole al repulisti della rosa, ma solo in presenza di un vero progetto di riqualificazione della stessa. Cambiare va fatto per il meglio, non tanto per scommettere ancora su altri parvenu. Arriverei a comprendere più facilmente due-tre cessioni per monetizzare subito e investire in estate, quando si potrà pensare a una nuova guida tecnica di spessore (Spalletti?) e quando maggiori opportunità si profileranno all’orizzonte. Sarà un mio limite, ma cedere ora Caldara e Kessiè per sostituirli con ad esempio Kjær (a meno che non sia davvero in prestito secco semestrale gratuito) e Politano mi sembrano dei movimenti tanto per, altri azzardi di cui non abbiamo certo bisogno. Ricapitolando: vendere i nostri mediocri? Sì. Venderli a squadre che li possono valorizzare (vedi Inter)? No. Venderli all’estero? Sì. Venderli e sostituirli – rimettendoci soldi – con altre mezze seghe? No. Venderli e sostituirli con qualche riempitivo in prestito per poi ricostruire in estate? Sì.

Intanto cosa dire dell’ennesimo pareggino in casa? Che non si segna da circa 300 minuti, per esempio. E che in meno di mezza partita Ibra ha creato più di quanto non abbiano fatto Suso, Calhanoglu e Bonaventura insieme. È ormai evidente a tutti quanto sia complicato per questa squadra buttarla dentro. I motivi sono a mio avviso due: il primo è di uomini, il secondo tattico. I tre moschettieri citati poco più su sono troppi accentratori di gioco, collaborano poco (tra loro e in senso assoluto) e sanno compiere quasi esclusivamente scelte scellerate. “Eh, ma segnano e fanno assist!1!!1!”. Grazie, Graziella e graziealcà. I palloni passano sempre e solo dai loro piedi, e come si suol dire anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno. O Pioli riesce in questi cinque mesi che ci separano dalla fine della stagione nel miracolo di renderli offensivamente produttivi, o continueremo a soffrire tremendamente. Per fare un esempio cestistico, nella squadra NBA che tifo da sempre, i Dallas Mavericks, gioca un fenomeno classe 1999 chiamato Luka Doncic. Quando è in campo, circa 32’ su 48’ di partita, ogni azione passa dalle sue mani. I Dallas Mavericks hanno attualmente uno dei migliori attacchi della storia della lega americana. Perché? Perché quando Doncic ha la palla in mano, quasi sempre l’azione si conclude segnando punti. Ogni 100 possessi, i Mavs segnano oltre 110 punti, un rendimento che rischia di riscrivere la storia del basket d’oltreoceano. È ovvio che stiamo parlando di due sport completamente diversi e che nessun calciatore può essere decisivo ogni singola volta che tocca palla, ma sarebbe interessante vedere ogni quanti possessi di Calhanoglu, Suso e Bonaventura il Milan segna una rete. Di certo il calcolo delle ultime tre partite è semplicissimo, non avendo mai segnato. La seconda ragione, quella tattica, è la totale, estrema, avvilente solitudine che vive il terminale offensivo, che sia Piatek o Leao. Abbandonati a sé stessi come cani in autostrada, il polacco e il portoghese sono la peggior coppia gol dell’intera Serie A. È urgente ritornare a giocare a due punte, a maggior ragione ora che è arrivato Ibra, e – per ricollegarci al discorso mercato – non cedere il pistolero, dandogli un’ultima chance di valorizzazione.

Questa pare essere anche l’opinione di Pioli, che per la trasferta odierna in terra sarda pensa al 442: Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Hernandez; Castillejo, Kessiè, Bennacer, Calhanoglu; Ibrahimovic, Leao. Un compromesso tra il 433 e il 4312, con Suso e Bonaventura out e il solo Calhanoglu a creare, accentrandosi e tentando di ispirare i punteri rossoneri. Vedremo come funzionerà l’ennesimo esperimento contro una squadra, quella di Maran, che gioca un calcio intenso e spregiudicato, che presidia le fasce adeguatamente con Pellegrini e Nandez e che avrà in Nainggolan un pericoloso portatore di pressing in fase di uscita. Non sarà facile nemmeno oggi, ma d’altronde questo lo abbiamo intuito già da fine agosto.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.