Non so se…

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Se è vero che siamo solo all’ottava di campionato i primi verdetti cominciano ad intravedersi. Da una parte non si può non essere contenti per la crisi in cui versano i cuginastri. Quattro sconfitte in otto partite, tra le quali un derby perso in malo modo, sono un bilancio pesantissimo dal quale è difficile risalire ed anche la Giuve non sembra l’avversario che si poteva temere ad inizio campionato. Di contro aver davanti Napoli, Lazio, Atalanta, forse l’Udinese (lo vedremo stasera) e ad un solo punto la Roma, che quest’anno sembra volersi candidare per una delle posizioni di testa, non lascia tranquilli. Se non credo che Lazio, Atalanta e Udinese, possano tenere il passo lungo tutta la stagione, per quanto sia una stagione anomala per i motivi che abbiamo sottolineato più volte, Napoli e Roma in tutta franchezza preoccupano.

Ma, avversarie a parte, prima di tutto è bene guardare in casa nostra. La partita di Domenica contro l’Empoli ha mostrato alcuni limiti. Per come siamo scesi in campo, per il gioco piacevole, per la facilità con cui riconquistavamo palla e la facevamo girare in scioltezza, mi sarei aspettato di chiudere il primo tempo con un paio di golletti e di giocare il secondo gestendo ed amministrando con una certa tranquillità. Invece da una parte ci siamo mangiati l’impossibile, abbiamo pure rischiato su un tiro rasoterra potente in basso a destra che il Tata è, non so come, riuscito a prendere (ma non vorrei che in società pensassero solo per questo che abbiamo “un portiere…” e speriamo che IronMike rientri al più presto…) per poi andare in vantaggio solo al 79’ e poi soffrire l’Empoli, che è una squadra onesta ma nulla più, oltre il lecito e prendere il pari su una punizione che doveva essere evitata.

Di contro aver segnato due gol in pieno recupero, riuscendo a portare a casa tre punti preziosissimi dice quanto questi ragazzi ci credano e non mollino mai. Un plauso a Mister Pioli che evidentemente è riuscito ad infondere la mentalità giusta e motivare tutta la rosa a prescindere da chi scende in campo. Insomma, un Milan, fino ad ora a luci ed ombre e che deve crescere in mentalità se vogliamo davvero provare a conquistare la tanto agognata seconda stella. Ora, tra Champions contro il Chelsea e la Giuve in campionato, ci aspettano due impegni che diranno parecchio sulle potenzialità di questa stagione. Questa settimana ci darà indicazioni più attendibili perchè quanto successo fino ad ora rischia di essere poco indicativo e farci prendere, nel bene o nel male, grossi abbagli su quello che sarà il risultato dell’intera stagione.

Chiudo con la favola di Ballo. Un giocatore ai margini della rosa, che ha giocato pochissimo e che è sceso in campo solo ed esclusivamente per mancanza di alternative, che segna un gol così importante in pieno recupero ed anche con merito visto che l’azione l’ha scientemente seguita e si è fatto trovare al posto giusto nel momento giusto. Saranno anche ragazzi privilegiati, che mal che vada il loro “stipendiuccio” di tutto rispetto lo portano a casa comunque, ma sono pur sempre esseri umani e, al di là di soldi e privilegi, immagino quale felicità possa aver provato in quel momento. Felicitazioni Ballo, e grazie per questa prodezza che rischia di essere davvero così importante in prospettiva.

I commenti li lascio come sempre a Voi che io davvero… non so se… ma colgo l’occasione e cambiando completamente argomento Vi riporto queste parole…

“Dormivamo in 14 in una stanza. Mia nonna Emma nel letto e noi tredici fratelli sul pavimento. Mio padre e mia madre si erano separati e se n’erano andati lontani, la nonna aveva radunato tutta la famiglia in una stanza e affittava il resto della casa per qualche soldo. Mangiavamo riso. Riso e basta. Avevo sempre fame. Brutta cosa, la fame…

Tra paludi e zanzare, nella baraccopoli di Clara Town, vicino al porto di Monrovia, sono cresciuto per strada, mi arrangiavo con mille lavoretti, giocavo a carte, fumavo…

Non ho mai rubato, ma se avessi dovuto farlo, per fame, l’avrei fatto.

Amo il calcio, gli devo tutto. Quando giocavo al Milan, nelle giornate a Milanello, alcuni compagni di squadra giocavano a biliardo, altri a carte, altri leggevano sui divani cronache di calcio. Sempre calcio, calcio, calcio… Non è questa la vita. Al fischio finale dell’arbitro, il calcio non era più il mio primo pensiero. Tornavano a galla i ricordi dei morti della guerra civile: parenti, amici, cugini, ragazzi con cui sono cresciuto. Negli anni a Monaco, a Parigi, a Milano ho cercato di non essere sempre lì con la testa. Sennò non avrei potuto giocare. Invece dovevo giocare, e bene. Era il mio lavoro. Per 90 minuti c’era solo il pallone. Ma appena finiva la partita, tornavo con la testa li, in Liberia”.

Tanti Auguri Giorgione, noi qui al Milan non ti dimenticheremo mai !!!

FORZA MILAN,

Axel

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.