Maldini non è il Milan. Gli algoritmi non sono la soluzione

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So già che risulterò impopolare e insensibile ma la mia posizione sulla situazione Milan delle ultime giornate è un pò diversa dall’umore generale. Premetto che per me Maldini è stato, è e sarà un gigante del calcio giocato, senza dubbio il miglior difensore della storia e una delle bandiere più sfavillanti e vincenti del Milan. Questo, per quanto mi riguarda, non è in discussione minimamente e mai lo è stato. Parliamo di un idolo di gioventù. Di seguito, ognuno potrà trarre le conclusioni che meglio vorrà, ma i miei pensieri, sono esclusivamente basati su ciò che ho visto in questi ultimi mesi. Partiamo subito da un punto, per me fondamentale ed è anche il titolo del post, Maldini non è il Milan. La storia che ci raccontano ormai da tempo, io non la accetto. Il Milan c’era prima di Maldini, c’è oggi e ci sarà dopo Maldini. Il Milan è il Milan, penso che ognuno di noi tifi Milan e si sia innamorato di questi colori a prescindere dai giocatori, dalle vittorie e dagli insuccessi. Chi, oggi, eleva Maldini ad una divinità intoccabile può farlo tranquillamente, ma non dia lezioni di tifo corretto a nessuno. L’ultima cosa che serve oggi in questa realtà, è una divisione tra la tifoseria su un punto che deve essere superato il prima possibile. Per il bene del Milan.

Per comprendere al meglio che cosa è successo, si deve guardare tutta questa situazione, non solo dalla parte della “vittima” Maldini ma anche con gli occhi della proprietà. Non ci sarà mai una giustificazione ma penso che, se lo si vuole, si potrà comprendere al meglio il perchè di certe scelte. La prima pietra sulla quale costruire tutto il discorso, spero, sia ben solida per tutti. RedBird, Cardinale ed Elliott non sono arrivati qui a Milano perchè indossavano la maglia del Milan da piccoli o perchè si collegavano su ESPN per vedere le finali Intercontinentali del Milan, a Tokyo. Sono qui a Milano con uno scopo solo, fare soldi e creare divindendi per i propri azionisti. In primis fare soldi grazie all’edificazione dello stadio con annessi e connessi. Se ci pensate sarebbero disposti a costruirlo anche in Valtellina, piuttosto che aspettare ulteriore tempo. In secondo luogo vogliono poter monetizzare con il brand Milan, che rimane sempre un brand molto riconsciuto nel Mondo. La compenente sportiva, se possibile, passa in secondo piano. Certo la vittoria è importante, ma per loro ha il giusto peso, ovvero poco. A Redbird arrivare 4° ogni anno e in semifinale di Champions ogni anno, sarebbe il piano perfetto per mantenere alto il brand e monetizzare con i vari proventi. Se poi, per caso, ti capitasse di vincere qualche trofeo, sarebbe un di più ma non ricercato con la smania e l’ansia. Insomma per RedBird, vincere non è l’unica cosa che conta. Se partiamo da questa base, che spero sia solida e certa per tutti, possiamo vedere anche i prossimi passi. Se invece credete ancora al presidente tifoso, al tesoretto, al regalo di fine mercato, al calcio dei sentimenti vi chiedo di rimanere delle vostre convinzioni ma di non insultare e/o fare casino sotto il post con chi non la pensa come voi. Inoltre, da questa vicenda RedBird/Maldini adesso si cerca di far passare il messaggio che non siano previsti investimenti. Ma con Maldini in precedenza si sono viste spese folli? No. Qualcuno ha detto che non verranno fatti acquisti? No. Sono state dette le stesse cose che sosteneva Maldini qualche mese fa, ovvero parametri da rispettare. Se stai ancora leggendo e non hai iniziato a insultarmi gratuitamente, sei entrato nella forma mentis della proprietà americana. Ora ti aggiungo un altro punto. Nelle grandi multinazionali, americane e non, ci sono delle regole ben precise, non scritte, ma che devono essere seguite per poter mantenere il proprio posto di lavoro e, possibilmente, crescere. Una è quella del ROI (return of investment), un’altra è il rispetto dei ruoli e delle gerarchie, la terza è il sapersi adattare alle situazioni. O questo lo si accetta anche per il mondo del calcio, oppure rimaniamo legati ad un modello di business preistorico. Riguardo questi punti citati, mi spiace molto, ma Maldini non è stato all’altezza e, anzi è stato recidivo. Per fare un rapido esempio, dei 50M€ messi sul tavolo da RedBird l’estate scorsa, purtroppo, a parte Thiaw, sono stati tutti letteralmente buttati. Giocatori scelti da lui e dal team degli algoritmi. Non hanno generato un valore minimo. Di questo se ne è parlato per mesi, sui giornali, sui social e in ogni angolo. Tutti richiamavano ad un mercato deficitario, si è sempre detto anche per giustificare l’annata e proteggere PepdiParma. Ergo, i soldi spesi non hanno reso quanto atteso. Sono arrivati incassi dalla Champions ma grazie alla stessa rosa dell’anno prima. Per le aziende americane 1M investito non vale 1M di ritorno, ma deve portare almeno 3-5 volte tanto. Sul rispetto delle gerarchie, ahimè, per la seconda volta nel giro di un anno, c’è stato il suo più grande errore. Esporsi pubblicamente chiedendo più investimenti, nonostante i risultati non ti stessero aiutando, parlare di coerenza di progetto, lanciare qua e là messaggi alla proprietà non è una cosa accettabile. Soprattutto se fatta come l’ultima volta, citando, per esempio, Dybala, mandando un messaggio a qualcuno. Ovvero il tuo CEO.
Queste cose non sono accettate non solo da RedBird, ma proprio nel mondo del lavoro in generale. Queste cose vanno risolte vis a vis, senza troppi proclami. Il dirigente sgamato, lo fa così. Pensate che Marotta appoggi ogni idea della famiglia Zhang? Ma pubblicamente non dice una parola fuori posto, nell’interesse della società. Nel mondo reale funziona così. Si cerca di mediare, se sei un dirigente con a cuore le sorti del “tuo” Milan. Ricordo sommessamente che appena terminata la festa per lo scudetto della passata stagione, sceso dal pullman, Maldini rilasciò un’intervista non autorizzata, sparando siluri contro Elliott, Gazidis e in generale sulla politica societaria. Dopo, peraltro, essersi seduto qualche settimana prima, al tavolo di Investcorp, per trattare come se lui fosse il Milan. Oltre ad aver pianificato operazioni di mercato come Botman, Sanches avendo un contratto in scadenza alla fine del mese di giugno 2022, con conseguente preventivazione di un esborso di denaro da parte della proprietà, non ancora autorizzato. Proprietà che stava cambiando, nel frattempo. Se tutto questo è normale, vale tutto, ma un’analisi anche di questi comportamenti vanno fatti. Cardinale non è un pazzo che manda a casa un pezzo da novanta come Maldini, se lo fa, ha anche le sue ragioni. Lo scudetto vinto la stagione scorsa, è stato solo il paracadute della precedente trattativa Maldini/RedBird, altrimenti, penso, si sarebbe già chiuso il rapporto con dodici mesi di anticipo. Questo scenario non può non essere considerato. La visione Maldinocentrica di questa situazione è limitante, lecita ma limitata ad un solo punto di vista. Che ci fossero pochi milioni di euro sul tavolo lo sapevano anche i muri di Casa Milan, insistere per avere più investimenti era solo un rischio inutile di “innervosire” ulteriormente la proprietà che già sopportava il tuo “disagio”. Voler avere autonomia di gestione è un’utopia che va compresa, o andava compresa fin dall’inizio. Se vuoi l’autonomia ti compri una squadra tua, se sei dipendente di un’azienda, fai quello che ti viene chiesto. In caso di divergenze, si mandano giù i rospi e si va avanti. Se non ti va bene te ne vai senza fare casino. Se veramente è il Milan la tua priorità, fai in modo che non si vada allo scontro, non si vada sui giornali e non si apra una frattura così ampia tra tifosi, tra tifosi e società e tra giocatori e società. In questi casi, un mio vecchio capo mi disse “profilo basso e si ricomincia”.  Invece, l’essere Paolo Maldini, non lo ha aiutato. Maldini non può (per suo standing indiscutibile) e non vuole tenere un profilo basso, ma attenzione, non lo fa per difendere il Milan, lo fa per difendere la statura della sua storia personale. Dal mio punto di vista, nessuno può essere più grande della sua azienda. Mi dispiace. Parliamoci fuori dai denti, domani mattina non ci saranno Real Madrid, Bayern Monaco o Barcellona a bussare alla porta di Maldini per fargli fare il dirigente, lui è Maldini sì, ma non è il miglior dirigente sportivo del Mondo. È un campione ed uomo immagine dei nostri colori, non un dirigente spendibile in qualsiasi angolo del mondo. Inoltre lui il dirigente lo farebbe solo alle condizioni che vuole e questo è molto limitante. Vedremo se mi sbaglierò. Ma tutto questo, purtroppo, per me, non è amore per il Milan. Hanno sbagliato a licenziarlo? Probabilmente dovevano farlo in maniera più italiana e meno americana, ma negli USA funziona così, a volte ti arriva solo una mail e arrivederci e grazie. Maldini era garanzia di investimenti? Falso, non è Maldini a mettere sul tavolo i soldi, lui deve farli “fruttare” al meglio. Oggi ci saranno gli stessi soldi ma gestiti da persone diverse.

Detto questo, per me, la parte più preoccupante non è l’allontamento di Maldini, i modi e le ragioni ma è la soluzione posta al licenziamento. Su questo sono molto perplesso. Affidarsi ai numeri, agli algoritmi, alle statistiche e gente poco avvezza al campo è una inversione a U molto pericolosa. Il sistema calcio è un pò diverso rispetto a quello degli sport americani, quindi affidarsi solo a quello, è una rivoluzione copernicana che rischia di rimanere fine a se stessa. Qui non si tratta più di mettere sul tavolo più o meno soldi, un pò come chiedeva la curva domenica scorsa. Qui si tratta di fare mercato in maniera diversa e molto rischiosa. Questo mi preoccupa e mi lascia perplesso ma aspetto e giudicherò a fine mercato. Avere Moncada, Furlani e PepdiParma in cabina di regia mi lascia tranquillo come navigare in mezzo all’oceano su un canotto bucato, condotto da Schettino. C’è di meglio, insomma. Questa scelta è veramente pericolosa ma non fa che accrescere in me la delusione per il comportamento di Maldini, che se solo fosse stato più “umano”, avrebbe abbozzato e mediato, oggi non staremmo qui a commentare tutto questo gran casino. Anche perchè, mettersi a fare il duro con gente come questa qua, ne esci con le ossa rotte. Sempre. Soprattutto se ti hanno “risparmiato” già un’altra volta. Se molti tifosi e la fanfara hanno festeggiato lo scudetto del bilancio, esaltando il lavoro di Maldini, che seguiva le direttive aziendali, come mai oggi lo scudetto del bilancio non va più bene? Serve un garante anche per quello?

Aggiungo, se ci dovesse essere una diaspora volontaria dei giocatori, quindi non messi sul mercato da RedBird, la cultura del Milan tramandata da Maldini sarebbe pari al nulla, e anche qui torniamo al discorso precedente, il carisma di Maldini è fine a Maldini, ma come detto Maldini non è il Milan.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.