Una domenica come le altre

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Sembra ieri ma è già passata una settimana. Verona doveva essere fatale, per alcuni anche letale, invece si è trasformata in un’altra curva pericolosa superata con una lieve derapata ma che non ha mai messo in discussione l’esito del finale di gara. Prova importante e di carattere, da tempo non c’erano entrambi su quel rettangolo verde con indosso i nostri colori. Nonostante la roboante vittoria del venerdi, dei favoriti numeri uno allo scudetto, nessuno dei nostri ha sentito tremare i polsi e ha messo in campo la giusta cattiveria agonistica che ha subito messo in ordine le parole blaterate in settimana dalla sponda gialloblu.

Adesso non siamo più ai calcoli, non siamo più alle tabelle, non esistono più nè favoriti nè favori (almeno per noi). Esistono solo il coraggio, la testa e le palle. Domani ci sarà uno stadio che vibrerà dal primo pomeriggio, pochi dei ragazzi in campo con i nostri colori sanno, o hanno saputo, cosa vuol dire un San Siro che spinge e trema così. Domani chi non avrà coraggio verrà preso in braccio e trascinato, chi non avrà la testa verrà condotto e chi non avrà le palle verrà spinto a dare tutto, fino all’ultimo secondo di gioco. Domani dovranno risuonare nella testa di tutti i calciatori i cori di Bergamo del dicembre 2019, i ghigni di Gasperini con i suoi saltelli. Gli olè degli atalantini che festeggiavano sul 5-0 contro una squadra morta nell’animo e nelle forze. Molti dei ragazzi in campo domani c’erano in quella disfatta, ci hanno umiliati, ci hanno dileggiati, il cerchio va chiuso. Nell’unica maniera possibile. Domani ci sarà un popolo ferito da anni di sofferenza che spingerà sul pedale dell’acceleratore per superare questa penultima curva, l’ennesima in salita ma ormai l’auto è lanciata e dobbiamo assecondarla. Non curatevi delle varie statistiche sull’Atalanta a San Siro che stanno riempiendo i giornali degli ultimi giorni. Quando sei con l’acqua alla gola, solo la propaganda può ancora darti una mano, che brutta vita che avete avuto…

Loro, come al solito, non faranno nulla per rendere più comoda la nostra serata, saranno tignosi, collosi, fastidiosi, fallosi e sporchi. Faranno come i loro degni sodali della settimana precedente, giocheranno la finale di Champions League su ogni palla fino al 96′. Giusto che sia così, nessuna polemica, ma ricordiamocelo sempre, anche in futuro. Tanto prima o poi, tutti si lotterà per qualcosa di importante, dall’Europa alla retrocessione. Ma che questo Milan non sia simpatico è ormai assodato, ma meglio partire sempre da underdog. Profilo basso e palle cubiche, al resto pensa il campo. Stanno preparando la partita a “porte chiuse”, manco fossimo a Pasadena nel 1994 ma tant’è, facciamoci trovare pronti alla battaglia e San Siro farà la sua parte.

Non c’è manifesto migliore della parole di Alessandro Florenzi nel post-Verona, visibili a tutti e quelle di Ibra negli spogliatoi, che non abbiamo potuto vedere, ma che dicono essere state forti e traccianti. La storia si fa solo così, tramite imprese e risultati importanti. Questa squadra, a prescindere da tutto, ce la ricorderemo. Ci ha ridato voglia di urlare, ci ha ridato voglia di non dormire la notte pre-gara, ci ha regalato emozioni come domenica sera. Ma, come spesso capita nello sport, quello è già passato remoto, conta solo quello che si fa la settimana dopo e quella dopo e quella dopo ancora. Il gruppo sa che solo così si può entrare nell’Olimpo. Vincere nello sport è difficile ma non impossibile, rimanere competitivi a lungo è la sfida più complicata, soprattutto contro lo scetticismo degli avversari e, spesso, anche interno (mi ci metto in primis essendo stato sempre iper critico). Dobbiamo stare lì, fino alla fine, non possiamo avere rimpanti, non ora. Tutto dipende solo da noi, quelli là sono forti, sono più belli e si sa, meritano di fare il bis ma, in attesa che cambino il regolamento, dipendono da quello che facciamo noi e questa cosa, alla lunga, ti logora.

Domani sarà una domenica come tutte le altre dell’anno, godetevi le famiglie, fate l’amore, bevete un buon rosso a pranzo, fate una mezza pennica e cominciate il rituale pre partita, quasiasi esso sia. Sarà tutto come sempre, almeno fino alle 17.59. Poi al segnale del Signor Orsato di Schio, San Siro scatenerà l’inferno. Dai Milan. Dai Rossoneri, facciamo in modo che si possa dire un giorno, sia voi in campo che noi fuori “Quel giorno c’ero anche io a San Siro”.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.