Troppe domande

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Mi risulta difficile scrivere o dire qualcosa di sensato dopo queste partite, ma ahimè oggi tocca a me. Io che sono un innamorato cronico del Milan e non dormo alla notte quando capitano questi periodi, forse dovrei smettere, ma la passione e l’amore che provo per questi colori mi frega sempre.
Inutile fare tanti giri di parole, la nostra crisi parte da lontano non dalla partita con la Roma. La partita con i capitolini può essere stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e da lì è una emorragia senza fine, che si fa fatica ad arginare.
Però voglio provare, o almeno ci provo, ad analizzare la situazione con un po’ di obiettività, quella poca che mi è rimasta.

“Oggi il Milan con una visione strategica di alto livello può andare a competere il prossimo anno con le più grandi. Se invece si scegliesse una visione di mantenimento, senza investimenti, senza una idea da Milan rimarremmo nel limbo tra le migliori sei o sette squadre in Italia per tentare di rivincere lo scudetto e qualificarci in Champions. Per questo è il momento che la proprietà, Elliott o quella che potrebbe arrivare, chiuda il triennio e capisca che strategia vuole per il futuro. Con due o tre acquisti importanti e il consolidamento dei giocatori che abbiamo possiamo competere per qualcosa di più grande in Champions” (P. Maldini)

Quello che vi ho riportato sono le parole che Maldini dice in quella famosa intervista del 27 maggio alla Gazzetta dello sport. Cinque giorni dopo la conquista dello scudetto.
Tutti ricordiamo come abbiamo vissuto quel periodo dove per un mese il rinnovo della dirigenza è stato in bilico. Accordo che arriva alla sera del 30 giugno.
Chiaramente tutti, dopo essere diventati campioni d’Italia, ci aspettavamo un rinnovo automatico di tutto lo staff dirigenziale e anche un certo tipo di mercato. Perché dal 2020 dopo il caso Boban e il lockdown per il covid, il Milan ha fatto un percorso di continua e costante crescita societaria e tecnica.
Quindi nel filone del miglioramento ci aspettavamo un qualcosa di diverso e anche Paolo molto probabilmente se lo aspettava. Ma tutta questa attesa per il rinnovo dei dirigenti, del cambio di proprietà tra Elliott e RedBird ha portato ad una modifica dei piani e a fare un mercato diverso dalle idee originali.
Proprio perché sei Campione d’Italia non puoi pensare e organizzare come gli anni precedenti. Molto probabilmente lo scudetto è arrivato in anticipo, e la vittoria della scorsa primavera ha sparigliato i programmi. Perché ora le aspettative sono diventate più alte. Concetto che posso provare a comprendere, però con il tricolore sul petto hai l’obbligo di ragionare e programmare in modo diverso. Invece quest’anno, fino al giorno d’oggi, tutto si è fermato, tutto si è cristallizzato e non c’è nessun segno di crescita. Tutto fermo, tutto piatto non dai più quella sensazione di unità societaria. Proprietà che nel frattempo è cambiata ma è impalpabile perché a parte l’intervista di insediamento dove Cardinale tra un great e un beautiful altro non ha fatto seguire. E vedere a Riyad Gordon Singer seduto a fianco di Maldini anziché proprio lo zio Gerry io qualche domanda me la sono posta.
Ma alla fine chi ci comanda?
Perché Gordon e non Gerry?
Che forma abbiamo di società?
La forma dell’acqua?
Non è che Cardinale è l’ennesima testa di legno per togliere dalla visibilità i Singer?
Ho sempre più la sensazione che possa essere un anno di passaggio, sperando che sia uno solo. Chissà cosa si sono detti in quella famosa chiacchierata tra Cardinale e Maldini in sede di rinnovo. Azzardo una ipotesi: “Caro Paolo sistemiamo ancora qualcosina e poi fra un anno abbiamo più margini di manovra.” Non lo so, non ho la verità assoluta e guardando come stanno andando le cose è una risposta ad una mia domanda che mi sono dato da solo. Peccato che questo anno di pseudo passaggio sia avvenuto dopo una vittoria importante come lo scudetto.
Con tutte queste vicissitudini la stagione seguente non poteva iniziare bene e le dichiarazioni di Maldini a Lecce non fanno che aumentare tutti i miei dubbi e le mie domande.

“Quando tutti versano lacrime di coccodrillo perché il calcio è in difficoltà, noi dovremmo essere presi di esempio. Noi ci sentiamo competitivi, siamo Campioni d’Italia in carica e abbiamo queste quattro competizioni da giocare, quindi non faremo grandi investimenti” (P. Maldini prima di Lecce-Milan)

Paolo, non starai mica diventando aziendalista anche tu? Tu che sei stato il mio eterno garante del milanismo e che le cose vengano fatte con una certa logica per il bene del Milan.
Perché è evidente che la rosa ha delle lacune a cui è stato cercato di porre rimedio, però purtroppo non è andata come ci si aspettava. Origi ad oggi è un acquisto sbagliato, e non credo ci sia nulla di male nel dirlo. I giovani che sono stati presi hanno bisogno di tempo, che non hanno. Perché tutti facciamo l’esempio di Tonali e Leao ma loro a differenza di Charles avevano tempo. Giocavano in Milan in ristrutturazione, Leao è arrivato con Giampaolo, ma sicuramente non era un Milan che doveva vincere forzatamente. Un portiere serve come il pane, un attaccante che dia il cambio a Oliviero, tornato dal mondiale spompato e deluso: serve. Un centrocampista a far tirare il fiato a Isma e Sandro: serve. Solo per fare alcuni esempi. Oppure cambiamo modo di giocare ma qui entriamo in un altro discorso. Paolo dici che siamo competitivi, ma Kessie, che non era un fenomeno ma funzionale al nostro gioco è stato sostituito solo a livello numerico con Vranckx ma non in campo e idem Romagnoli.
Paolo mi stai preoccupando se dici così.

“Dobbiamo capire che questo è un altro campionato. Dobbiamo mettere un punto e ripartire da zero.” (S. Tonali)

E arriviamo alla squadra. A Bergamo, Tonali aveva già fatto la fotografia di quello che saremmo diventati, rileggendo a distanza di questi mesi mi viene una domanda mista e riflessione: quanto questo gruppo è riuscito a mettere quel famoso punto?
Quanto il gruppo è riuscito a metabolizzare la vittoria del campionato scorso?
Quanto il gruppo non è riuscito a gestire quel meraviglioso trionfo? E quando dico gruppo intendo società, giocatori e mister.
Sono domande che mi continuo a porre da agosto perché i problemi tecnici li abbiamo sempre avuti fin dalle primissime amichevoli estive, ero a Vicenza ai primi di Agosto e non dimentico come è stata approcciata la partita.
Ora siamo qui tutti ad invocare il ritorno di Ibra, ma anche qui mi sorgono delle domande:
Quanto Ibra sta pensando al gruppo?
Perché non era in Arabia con loro? Non penso che nel super mega Albergo saudita non potesse fare rieducazione per tre giorni.
Quanto sta pensando da calciatore?
E quanto sta cercando di capire se può rientrare o porre la fine della sua carriera?
Io voglio molto bene a Zlatan, perché il Milan dello scudetto è molto merito suo, però avrebbe fatto bene finire la carriera con il famoso tavolo rovesciato a Reggio Emilia, d’altronde la sua promessa l’ha mantenuta.
E quando rientra da un infortunio pesante e lungo sarà ancora decisivo?
Alla fine stiamo pagando una gestione abbastanza caotica, perché con i problemi tecnici e societari di Juventus e Inter non aver provato ad affondare il colpo per mettere più distanza tra noi e loro, per me è un errore grave. E qui mi faccio un’altra domanda (lo so sono troppe, perdonatemi): perché non lo abbiamo fatto?
Solo per tenere fede alla programmazione originale?
Paura di accelerare troppo?
Non si chiedeva di andare ad acquistare giocatori da 100 milioni, ma nemmeno prendere dei giocatori di troppa prospettiva. Perché che piaccia o no, la squadra tecnicamente è più debole della scorsa stagione.
Volere bene al Milan non è nascondere la polvere sotto il tappetto ma elogiare quando le cose sono fatte bene e criticare in modo costruttivo quando ci sono i problemi, ed in questo periodo di problemi che fanno nascere domande c’è ne sono tanti e non sarà Zaniolo a risolverli.
Cosa possiamo fare noi tifosi? Semplicemente stare vicini alla squadra, perché i ragazzi hanno bisogno di noi. Sarò un inguaribile romantico ma amo troppo il Milan.
Come si scriveva una volta sui muri e sui libri W Milan

FVCRN

Harlock

"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.