Il centrocampo una volta per tutte

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Quale sarà il centrocampo del Milan del prossimo anno? Ad oggi è difficile dare una risposta, complici le grandi incertezze legate al periodo ma anche a quelle che saranno le scelte della (probabile) prossima guida tecnica. Quasi sicuramente a fine stagione saluteranno sia Biglia che Bonaventura, entrambi in scadenza, ma anche Lucas Paquetà sembra destinato a partire, a prescindere da quale sarà la formula (più probabile un prestito che una cessione a titolo definitivo). L’unico punto fermo ad oggi pare Ismael Bennacer, il che rende l’idea su quanto dovrà essere corposo il prossimo mercato della mediana.

Prendo spunto da questo articolo di Milan News per riflettere insieme a voi su un problema che ci portiamo dietro da oltre un lustro: il centrocampo. Da anni ruminiamo un calcio lento ed involuto, un calcio che prevede ore ed ore di tamburello con l’avversario di turno, un calcio di una noia mortale, una vomitevole deriva di un gioco inguardabile che desta conati di vomito multipli…o, nella migliore delle ipotesi un sonno comatoso. Da sempre mi aiuto con una cannula che, ad intervalli regolari, mi inietta dosi massicce di Biochetasi. È innegabile che il fulcro delle nostre problematiche sia rappresentato dal centrocampo, una specie di maledizione a cui non riusciamo mai a porre rimedio. Giocatori spesso lenti, fortemente limitati nella tecnica e nell’intelligenza, spesso anche cretini, hanno sempre ostacolato una manovra dinamica e divertente. Io la do a te, tu la ridai a me all’infinito, fino a quando un Calabria qualsiasi crossa oltre la tangenziale o un turco, più unico che raro, insegue una balistica avara e sorda. Questo è tutto il Milan. Punto. Inutile fare il resoconto della pletora di dirigenti che in questi anni hanno promesso ritorni al vertice e rivincite. Del tutto inutile.

In queste settimane, e anche nelle ultime ore, sono stati tre i nomi accostati con più insistenza al Milan: Florentino, Szoboszlai e Bakayoko. Il centrocampista portoghese è stato individuato come compagno ideale di Bennacer, tant’è che si parla di un principio di accordo col Benfica (anche se dal club rossonero frenano). Dal Portogallo si parla di un prestito biennale con diritto di riscatto per il giovane talento, un classe 1999 che il Milan aveva già trattato a gennaio. Florentino è un calciatore di rottura e sarebbe perfetto in una mediana a due, discorso diverso per Szoboszlai, collocabile come mezz’ala o al massimo in posizione più avanzata, considerata la somiglianza tattica a Milinkovic-Savic. Bakayoko lo conosciamo già: nel 2018/19 se l’è cavata alla grande a fianco di Kessie ma ha faticato molto come interno. Il francese sarebbe chiaramente alternativo a Florentino, in un ruolo da centrocampista centrale. Di conseguenza, tenendo conto di tutto questo, come intenderà giocare Rangnick o chi per lui?

La prossima sparizione del Reduce Biglia e del Jack di Pippe mi fanno guardare con ottimismo al nostro nebuloso ed oscuro futuro. Biglia è stato talmente disastroso da far rimpiangere il peggior Montolivo…e ho detto tutto. L’altro l’ho avuto sempre sullo stomaco…ed è un sollievo non da poco immaginare un Milan senza il suo sguardo da cane bastonato. Fermo restando il mio NO più assoluto al ritorno di Ciokko Baiokko e la mia ritrosia all’ennesimo portoghese, ecco che forse il solo Szoboszlai accende un po’ le mie fantasie. Tuttavia, aldilà dei nomi, è la tipologia di giocatori quella che mi interessa di più. Di certo li vorrei veloci e tecnicamente dotati, spregiudicati e capaci di fare le due fasi di gioco. E quanto costano simili giocatori? Chi li sceglie? L’ispettore Rangnick? Ben venga, ma qui torniamo al solito annoso problema: Singer vuole spendere o vuole tirare a campare? Per me sono soltanto chiacchiere e bisognerà vedere come finirà questo sgangherato campionato seguito da uno sgangherato mercato. E bisognerà anche vedere quanti degli attuali cazzoni, che abbiamo in rosa, saremo costretti a tumulare durante l’estate. Una società che è il nulla…non so cosa potrà organizzare nel nulla.

Gianclint

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.