Cogliere la realtà e la tragica fine del passerotto

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Ricordo a tutti che scrivo la sera prima e che parlo dello stato attuale. Questo comporta che sarò tacciato di pessimismo, ma io non scrivo per compiacere qualcuno, a differenza del querelatore seriale, scrivo per puro diletto e non ci guadagno nulla. Quello che scrivo è frutto dei miei ragionamenti e sbagliati e giusti che siano, sono questi. Non faccio tattiche e sinceramente, al mio livello, non devo più dimostrare niente a nessuno. Parlavo di stato attuale e qui passano i giorni ma non c’è alcuna ufficialità. Dopo l’intervista di Fangazzidis alla Gazzetta, io sinceramente non ho visto a livello formale alcun passo in avanti, ma solo congetture, ipotesi e fantasie, con la scadenza di fine mese per i soliti annosi problemi di bilancio. Per non parlare poi della fanfara, scatenata sul Guru Giampaolo e sull’arrivo di Boban. Chiaramente, fino a stasera, Fangazzidis ha solo convinto Maldini a firmare quando gli pare. Questi poi ha convinto Boban ad accettare un incarico che non si sa quale sia, senza un DS che faccia il lavoro sporco. Ah dimenticavo, nel frattempo è stato scelto un tecnico da un DT in pectore, tecnico che chiaramente non ha ancora firmato. Ma si, sono io che ci ricamo sopra, sono solo formalità. Giampaolo deve liberarsi dalla Samp del suo scopritore, che prima aveva preso Montella e adesso parrebbe buttarsi su Pioli. Palato fine. Però in materia, e qui non scherzo, Giampaolo è una persona seria e francamente mi fa simpatia, non fosse altro per questo suo aspetto da genio “momentaneamente” incompreso.

I fratelli Grimm mentre posano prima di firmare

Ma dicevamo di Boban; la sua intelligenza non si discute e anche il suo milanismo, anche se qualche sprovveduto detentore delle chiavi del carro del vero milanismo lo ha, in passato, infamato; ma di questo ne parliamo dopo. Io continuo ad essere molto scettico su tutte queste figure, ma non perchè non siano capaci, quanto perché non si capisce mai chi fa che cosa. Lo so che in altre società sono in tanti, lo so che alla Juve, all’Inter e bla bla bla, ma nella Juve, per citarne una, Nedved fa una cosa e Paratici ne fa un’altra. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo per tutto l’anno ci siamo chiesti: “ma Maldini che cazzo fa?” O mi sbaglio? Ci dicessero, se lo ritengono opportuno, chi fa cosa, oltre che stare schierati in 4000 in tribuna. Così, tanto per saperlo. Ma il direttore sportivo, cioè il garzone di bottega che andrà a prendere i caffè al bar di fronte e scoperà i capelli dal pavimento? Leggo nomi poco entusiasmanti, ma se ti riduci a cercarlo adesso chi trovi? Inventati o gente a spasso. Speriamo bene. E chi dovrebbe occuparsi delle immanenti ed essenziali cessioni? Chi dovrebbe andare a trattare Sensi, Andersen ed i fratelli Grimm? Aspettiamo, vorrei dire fiduciosi, ma sono e rimango scettico, pronto a scrivere di essermi sbagliato, come ho sempre fatto. Tornando al piano strategico di Fangazzidis, ho letto di giovani di talento da far crescere per tornare a vincere, quindi ci vorrà un altro lustro, perchè, ricordo a tutti, che lo scopo del calcio è vincere. E qualora non aumentassimo i famigerati profitti come si ripianeranno i bilanci? Lo dico a chi mi ha obiettato che Fangazzidis non lo ha detto. Certo che non lo ha detto, ci mancava pure che lo dicesse, ma implicitamente la via di fuga è quella. Sempre se non aumenterai i profitti. E come fare? Diritti televisivi? Non mi sembra che sia aria…, biglietti allo stadio? Beh, se la squadra di Giampaolo divertirà con Andersen ed i fratelli Grimm (gioco da favola…) chissà i tutto esaurito! E poi signori, siamo sempre in attesa degli sponsor che ci porterà, da qui al ritorno della cometa di Halley (29 luglio 2061) il leggendario Fangazzidis. Lo so, domani (oggi per chi legge…) sarò smentito e smerdato e avremo Apple, Prudential, Coca Cola e Aston Martin. Fino a domani possiamo ancora goderci le gomme ricoperte trovate dall’amministratore delegato al truccabimbi e quattro bottigliette d’acqua di pozzo trovate all’alimentari sotto casa da Fassone, e ho detto tutto. Però ottimismo dai, smettiamola con i de profundis e accogliamo con entusiasmo straripante Giampaolo! E Boban?

Partendo dal Ranking Uefa, oggi il vero tallone d’Achille del calcio italiano, e arrivando all’algebra, le cose che dice Adriano Galliani all’inizio fanno ridere, soprattutto chi è interessato a farlo, poi a pensarci bene la risata crassa se ne va e passa il testimone al tempo galantuomo. Alla metà dello scorso decennio, all’incirca 5-6 anni fa, Adriano Galliani lo ripeteva fino alla noia. Anche parlando ai propri tifosi che non andavano oltre il caccia la grana: “Il calcio italiano – sono frasi del 2005 e del 2006 – ha le ore contate, la fiscalità spagnola e gli stadi tedeschi e inglesi da una parte, i diritti tv tutt’altro che collettivi in Spagna e la maggior disponibilità economica a spendere sul calcio di un popolo con più soldi in tasca del nostro come quello inglese, indeboliranno sempre più il calcio italiano. In un contesto del genere è già un miracolo che il Milan sia al primo posto del Ranking europeo, cosa della quale siamo orgogliosissimi.

Fonte Tuttomercatoweb

Così scriveva l’esperto di editoria sportiva nei giusti toni nel febbraio del 2011, meno di due mesi prima dell’infausto Piano Marshall…, piano su cui la storia si è pronunciata abbondantemente. Il dio dell’epoca era il signor Galliani che si vantava di essere primo nel ranking. Come mai oggi siamo, mi sembra, oltre il settantesimo posto? La discesa negli inferi è sempre stata inesorabile in questi anni, eppure il sabato mattina chiunque criticava era bacchettato; non bastava affermare l’elegia, non era sufficiente arrimpicarsi sugli specchi, bisognava sempre criticare e fustigare, catalogare e punire (e magari chiudere la bocca, vero?) chi in quel tempo raccontava come stavano le cose e osava dare addosso ai suoi beniamini, quelli che aveva appesi nella sua cameretta. Noi abbiamo sempre raccontato, gratis…, la verità, qualcuno invece veniva pagato per mistificare la realtà. La storia ha detto chi aveva ragione e chi torto marcio.

Si fa seguire il dibattito interno al mondo romanista su David Pizarro. Il cileno, assente da molto tempo, aveva male. Molto male. Poi cambia l’allenatore e si scopre in una sera di tardo inverno, a Bologna, che poi forse non stava così male. In campo, nel giro di tre giorni, Pizarro ha trovato la forza e la salute per guidare i suoi alla vittoria contro la squadra di Di Vaio e Malesani. Il particolare ricorda una fase di vita vissuta di Alberto Zaccheroni nel mese di Marzo del 2001. Il tecnico di Cesenatico era stato appena esonerato dal Milan, subito dopo un pareggio rimediato in casa da un Milan rimaneggiato contro il Deportivo La Coruna che era costato ai rossoneri l’eliminazione dalla Champions League. La sera di quel pareggio, Boban in campo non c’era, era assente. Molto assente. Il giorno dopo, raccolte le proprie cose dal proprio ufficio di Milanello al mattino, il buon Zac seguiva in serata l’allenamento del Milan, su Milan Channel, dalla sua abitazione. La squadra iniziava la seduta di lavoro con i giri di campo e il campione croato era in testa al gruppo. Un pugno sul tavolo e via. La nemesi Bobaniana di Pizarro non è la prima e non sarà l’ultima.

Sempre Tuttomercatoweb e sempre quell’infausto e sfortunato febbraio 2011. Boban quindi una specie di infame, uno che si tirava indietro per delegittimare il tecnico dell’epoca e poi resuscitare con il tecnico nuovo. Non possiamo nemmeno chiedere una testimonianza al tavolo colpito, a Milan Channel non ci sarà rimasto nemmeno quello. Però Boban è risorto  e adesso, guarda caso, è il nuovo paladino del milanismo, ma guarda…

Boban è tecnico, è politico, è manageriale. Ottimissima scelta, in attesa dell’ufficialità. Quando Zvone è stato duro con il Milan, e lo è stato, lo è stato per amore. Per lui l’unica idea di Milan è il top, per l’ambiente rossonero il suo arrivo va interpretato proprio e solo in questo senso. Se all’esterno la sensazione è quindi di attesa, con i tempi lunghi che da qualche parte vengono rimproverati al Milan di inizio giugno, dall’interno l’impressione è che il cielo si stia rischiarando.

Ah ecco, chi criticava all’epoca, come Boban, amava il Milan e lo faceva per il suo bene. Noi invece avvelenavamo i pozzi, mentre il nostro buco nero del web inghiottiva il vero milanismo, di cui lui e i suoi seguaci del carro, erano i giusti detentori. Caro Zvone, nel 2001 te ne sei andato dal Milan e dieci anni dopo ti sei preso dell’infame congiurato. Ti è andata benissimo, di lusso direi, normalmente il rinnegamento avviene come i pagamenti: a 30/60/90…giorni. Siccome è molto confuso, eufemismo…, sul concetto di critica e voler bene ad un qualcosa che non sia la sua pagnotta, adesso tiro fuori uno dei miei eterni cavalli di battaglia, così, tanto per dare sfoggio, l’ennesimo,  di capacità di scrittura a chi millanta di saperlo fare.

Una volta c’era un passerotto piccolo piccolo che non sapeva volare e che se ne stava su un albero tutto infreddolito. La giornata era freddissima con un vento glaciale che sferzava le punte degli alberi, vento che portava dalle montagne alcuni fiocchi di neve. Il passerotto pensava tra se e se che doveva fare qualcosa, doveva tentare di volare, doveva cercare di arrivare a terra, dove avrebbe trovato più facilmente qualcosa con cui sfamarsi. “Povero me – diceva – come farò? Così morirò di freddo o di fame” Il vento aumentò la sua intensità e la situazione era diventata insopportabile. “Mi butto e cerco di volare”. Purtroppo il tentativo andò male, specialmente la manovra di rientro e si schiantò al suolo con i carrelli aperti. “Oh povero me, qui fa ancora più freddo e non c’è nulla da mangiare”. Mentre pensava ciò un bue gigantesco avanzava minaccioso verso di lui e a quel punto pensò che sarebbe morto schiacciato. “E’ finita, aiutooooo”. Ma quando ormai non nutriva più speranze, il bue si girò e lo ricoprì di merda. “Che puzza, che schifo! Affogo!” Non affogò, ma anzi, trovò la situazione non proprio negativa, almeno si stava caldi. Sfortuna volle che un’aquila vedesse la scena dall’alto e, con un urlo simile ad uno stuka che scende in picchiata, si avventò sul povero passerotto  e con gli artigli lo portò via per poi mangiarselo. La morale? Non sempre chi ti mette nella merda ti vuol male e chi ti ci toglie ti vuol bene.

La lezione è finita, te la regalo, anzi no…fanno 50.000…

Gianclint

 

 

 

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.