No panic e occhi aperti

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La partita di lunedì sera contro la Roma ci ha portato un pareggio ricco di gol e ricco di amaro in bocca per quella che poteva essere una mini fuga. Fare un pokerissimo di vittorie all’inizio del campionato sarebbe stato oro colato, visto che Inter e Roma rappresentavano due ostacoli comunque difficili da affrontare. Nonostante il pareggio, però, la partita di lunedì sera non è da buttare ma invece ci deve far prendere degli spunti importanti sui quali riflettere bene. Poi, alla fine del post, richiamerò l’attenzione sul tenere gli occhi aperti perchè l’arbitraggio di Giacomelli è stato discretamente inquietante.

DONNARUMMA – Il primo spunto che voglio darvi riguarda il nostro portiere. Come sapete, non ho mai nascosto la mia poca stima del ragazzo come uomo ma sullo sportivo, per fortuna, possiamo dire ben poco di cattivo. Lunedì, mai come prima, abbiamo avuto la dimostrazione di come un ragazzone di ventuno anni sia diventato determinante per la fase difensiva psicologica. Uso un termine forte ma che penso renda bene l’idea. Chiedo a tutti i più attenti di vedere l’atteggiamento difensivo della difesa rossonera nelle partite precedenti e fino al quarto d’ora della partita con la Roma. Quando Donnarumma para e/o fa miracoli, la squadra difende con precisione e, soprattutto, senza ansia ed affanno. La sicurezza psicologica di poterti concedere un errore, permette di difendere con una certa qualità. Questa sicurezza è venuta a mancare sempre quando Donnarumma ha commesso qualche errore e anche subito dopo l’errore di Tatarusanu sul gol di Dzeko. Non è un caso che per la prima volta, da un pò di tempo, contro la Roma, dopo il pareggio del bosniaco, ho avuto sempre la sensazione di non essere in controllo difensivamente. Anzi, ho sempre avuto la sensazione che ad ogni nostro gol, sarebbe arrivato poi il pareggio dei giallorossi. Questo perchè si percepiva una sorta di “tensione” nella gestione difensiva. Emblema lampante ne è l’errore di Ibra sul 3-3. Direte che sono troppo filosofo ma credo che consciamente o incosciamente anche lo svedese sentisse la porta “non sicura” ed è stato indotto ad un intervento scomposto. Insomma, l’importanza di un portiere sicuro, in una squadra ancora non del tutto matura è fondamentale, ergo tappiamoci il naso con Donnarumma e tutto il suo entourage ma rinnoviamo. Rinnoviamo in fretta e non lasciamo a metà questo lavoro di crescita della squadra.

LA MATURITA’ – Il secondo spunto, anche se un pò in contrasto con il primo, è la maturità che questa squadra sta mettendo in campo. Premesso quello detto in precedenza sulla fragilità psicologica a livello difensivo, una volta appreso che in porta non c’era sicurezza, la squadra ha comunque tenuto sempre botta contro un avversario brutto da affrontare. Parliamoci chiaro, un anno fa questa squadra avrebbe perso dopo il primo pareggio della Roma oppure dopo il rigore di Veretout non avrebbe trovato il conseguente vantaggio parziale. Il processo di crescita mentale di questa squadra è sotto gli occhi di tutto. Dopo anni di implosione alla prima difficoltà, finalmente, c’è una reazione ad ogni evento avverso. La crescita di ragazzi come Kessie è evidente, la sostanza che l’ivoriano mette ogni partita è diventata imprescindibile. Stessa cosa vale per Calhanoglu che diventa sempre più importante da coinvolgere a livello qualitativo. Insomma chi pensa che l’avvento di una divinità a Milanello sia stata un’inutile capriccio si dovrebbe ricredere, la crescita mentale di una squadra giovane passa anche da uomini come Ibra.

LEAO – Ultimo spunto che voglio condividere con voi è una riflessione sul portoghese. in realtà è più una domanda. Ma se solo capisse che si gioca a calcio per novanta minuti che giocatore sarebbe? Ahimè non mi piace il suo atteggiamento e la sua costante incostanza di rendimento anche nella singola partita, però devo ammettere che tra Derby e Roma, tre gol e mezzo sono passati dai suoi piedi. Uno e mezzo contro i cugini, perchè il movimento sul rigore preso da Ibra ha un senso. Due gol lunedì sera con due accelerazioni devastanti, accompagnate dalla qualità nell’assist. Spero non sia un fuoco di paglia e continuo a rimandarlo alla partita successiva, in attesa di una valutazione, però qualcosa si sta muovendo, ovvio che in fase realizzativa deve migliorare molto, insieme agli inutili virtuosismi fatti a caso in ogni zona di campo che, onestamente, non fanno altro che renderlo troppo superficiale ai miei occhi. La mentalità serve anche a lui, soprattutto a lui.

Dopo le note positive e gli spunti, arriviamo a quello che è un problema che va affrontato e anche in fretta. Lunedì sera abbiamo assistito alla fine del progetto VAR e alla serietà delle decisioni arbitrali. Giacomelli, insieme a tutta la squadra arbitrale e VAR, ha combinato di  tutto. Abbiamo visto un rigore dato alla Roma per un calcio a Bennacer. Lo stesso Pedro al fischio dell’arbitro si è girato stupito della chiamata, eppure senza problema e con una flemma unica ha sostenuto la sua idea (folle) di un rigore inesistente. Qui poi entra in gioco il VAR, perchè è facile additare tutte le colpe all’arbitro (già scarsino di suo) ma in sala video forse stavano vedendo il film di De Sica su Sky Cinema Uno. Con tutti gli strumenti e le angolazioni video che hanno è impensabile che non sia stato possibile vedere l’azione per quello che era e che hanno visto tutti. Inclusi i cronisti di Sky, evidentemente perplessi. Non contenti appena Mancini calcia l’aria (cit.) e Calhanoglu sviene per mancanza di zuccheri, arriva un altro fischio assurdo che ha solo un significato. Compensazione. Eh no, mio caro Giacomelli e VAR, non funziona così. Avete capito che avete fatto la fritatta ma non è con un colpo Pilatesco che si sistema tutto. Anzi è ben più grave perchè lascia l’amaro dubbio che si sia voluto “sistemare” le cose, e questo, per me, è inaccettabile. Sorvoliamo sul cartellino giallo a Ibra per essere saltato di testa e il mancato giallo a Ibanez quando abbatte lo svedese in aria, nel primo tempo. In totale è stato un arbitraggio pessimo, per entrambi, ma che ci deve tenere allarmati per il futuro, perchè troppi errori, tutti insieme, non lasciano ben sperare. Che il VAR dia fastidio lo si sapeva, che se ne era chiesto un uso minore, lo si sapeva, ma che non si usi più lasciando in mano all’arbitro delle decisioni senza senso è molto grave. Occhi aperti perchè il percorso è lungo e ricordo che negli ultimi due anni ci siamo giocati Champions ed Europa Legue diretta per punti persi in giro a causa di scelte scellerate delle terne arbitrali.

Concludo con l’invito a collegarvi in massa questo pomeriggio, invitate amici, parenti, conoscenti, suocere e amanti. Dopo l’assemblea dei soci di questa mattina analizzaremo il bilancio e le impressioni che ne saranno scaturite dopo le parole di Scaroni e Gazidis.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.