La Riconoscenza

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Dopo un periodo abbastanza intenso e dove tutti abbiamo provato a dire la nostra, io stesso ho posto troppe domande, e ho provato a trovare un senso a tutto quello che stava accadendo nel mondo rossonero, mi sono rifugiato nel silenzio. Nella mia solitudine ho provato a mettere un freno a tutte le mie emozioni negative e a provare a riflettere a mente fredda. Nel frattempo che che elaboravo i miei pensieri siamo arrivati al terzo 1-0 di capelliana memoria, ed in questo momento va bene così. Siamo partiti anzi ripartiti dalle cose semplici, la prima non prendere gol, e vista la grandinata di gol subiti nel mese di gennaio essere arrivati al terzo clean sheet è tanta roba. Questo serve per portare un po’ di tranquillità nel gruppo, e a calmare bollenti spiriti, compresi i miei.

“Questo Milan è leggermente malato rispetto a quello che ha vinto lo scudetto l’anno scorso.” (P. Maldini)

Purtroppo attualmente questo gruppo non riesce più a produrre quel bel “giuoco” che ci ha abbagliato la scorsa stagione e ci può stare.
Questo Milan deve badare al sodo, non può più permettersi di perdere, perché non qualificarsi in Champions League sarebbe gravissimo e farebbe solo dei danni enormi, oltre che economici anche tecnici, come ho espresso nel mio ultimo post potrebbe rischiare anche Maldini e per me sarebbe la picconata definitiva al milanismo dentro la società.
Io credo che l’errore più grande che tutti abbiamo commesso, e molto probabilmente anche Maldini, è nel pensare che con la vittoria dello scudetto le cose sarebbero cambiate. E la squadra sarebbe stata gestita in un modo a noi più conosciuto, quello di acquistare dei giocatori più esperti.
Invece il trionfo tricolore del maggio scorso non ha scalfito di un millimetro il modo di gestire il club da parte di Singer/RedBird.

“Condividiamo il progetto ma ci vuole tempo per realizzarlo compiutamente” (P. Maldini)

Gli investimenti vengono fatti in base ai ricavi e non ai trofei, poi ci sono stati tanti errori, qualcuno anche da parte di Maldini. E Voi sapete quanto mi costa dire questo ma bisogna essere obiettivi e d’altronde nessuno è infallibile.
Purtroppo la riconoscenza nel mondo sportivo porta più a guai che a cose positive, di esempi ne abbiamo molti. Invece se vuoi rimanere ad alto livello questa emozione non può trovare spazio. Il fatto di aver confermato il buon Tatarusanu e Mirante, complice il lungo infortunio di Maignain, ha portato una serie infinita di problemi non ultimo e non trascurabile il fatto delle liste, e prendere un portiere italiano ed affidabile era certamente una cosa auspicabile. Anche l’acquisto di Origi purtroppo si sta rivelando fallimentare, mentre su Charles De Katelaere sospendo il giudizio perché credo che il ragazzo abbia stoffa e talento ma ha bisogno di molto più tempo, il problema è che il tempo è sempre troppo poco soprattutto in un a squadra che deve vincere.
Per qualche tempo ho abbinato la parola sostenibilità al risparmio economico, invece dietro a questa parolina magica che noi sentiamo spesso nelle varie interviste è sinonimo di una filosofia di lavoro.
Questo può essere ottenuto attraverso un lavoro strutturato ed organizzato, un lavoro dove bisogna “sporcarsi le mani” e girare il mondo alla scoperta dei giovani talenti, prima che esplodano. Parlare con la loro famiglia, parlare con i ragazzi, insomma conoscerli. È un lavoro sfiancante ma solo così nascono le scoperte Kalulu e Thiaw. Dietro a tutte queste scelte c’è una filosofia di lavoro, un nuovo modo di fare mercato, un nuovo modo di costruire una squadra che si spera dia dei risultati nel tempo e a lungo. Però se si vuole perseguire questa strada bisogna avere il coraggio fino in fondo e quando ti si presenta la possibilità di prendere i Fernadez o i Kvaratskhelia devi cogliere l’opportunità e non imbastire una trattativa lunga per risparmiare qualche soldo, con il reale pericolo che altri te li portino via alla velocità della luce, perché noi stiamo ancora aspettando il benestare della proprietà. Bisogna essere più funzionali e reattivi.
Capisco che non è semplice entrare in questa ottica ma mi sto sempre più convincendo che la strada intrapresa dal Milan è questa. Poi capitano le annate come lo scorso anno che diventano magiche, come quella del Napoli di quest’anno.
Il mercato nel suo complesso, per il modo di operare appena descritto, forse non è del tutto sbagliato, perché che piaccia o meno non credo che la prossima estate la filosofia di acquisto sarà diversa. Che poi il mercato estivo sia stato troppo in prospettiva a mio modo di vedere è vero, perché solo ora si sta intravedendo qualche frutto, vedi Thiaw, un giocatore eccezionale, tra l’altro uno dei pochi giocatori acquistati a titolo definitivo. E questo mercato di troppa prospettiva non ha certamente aiutato Pioli, perché il Mister ha continuato a lavorare come prima, intestardendosi con il 4231, poi con grave ritardo ha capito che la riconoscenza verso il modulo tricolore ci stava portando a picco ha cambiato con una logica antica: non prenderle.

“Cambio di modulo dettato dal momento….” (P.Maldini)

Sicuramente ci sarà qualche purista a cui non piacciono le soluzioni difensive accorte si dovrebbero ricordare che il Milan lo scorso anno ha vinto lo scudetto perché ad un certo punto non prendeva più gol, non vorrei sbagliarmi ma credo che avessimo la miglior difesa. Andando a rispolverare vecchie foto, il Milan di Sacchi, che viene ricordato per il gioco espresso, vinse lo scudetto con la migliore difesa.
Quindi c’è sempre questa regola non scritta ma vecchia come l’esistenza del calcio se ti difendi bene hai maggiori possibilità di vincere. E pur non concedendo nulla allo spettacolo, lasciando da parte il bel “Giuoco” soprattutto contro il Tottenham abbiamo giocato davvero una grande partita, da squadra vera, compatti, combattivi, tignosi, sospinti da un San Siro incredibile. Il tifoso rossonero non si smentisce mai per la vicinanza alla sua squadra. Ho ricominciato a rivedere giocatori con umiltà, spirito di sacrificio e voglia di aiutarsi reciprocamente.
A mente fredda e con una certa lucidità abbiamo avuto anche un concentrato di situazioni inimmaginabili tutte assieme. Per esempio la “distruzione” della fascia destra, con Calabria e Saelemakers fuori per tre mesi, se poi ci aggiungiamo anche Florenzi (forse altro errore di riconoscenza) il quadro è completo. Ti rientra la fascia destra e va in tilt quella sinistra con Theo rientrato dal mondiale in condizioni psicofisiche devastanti e Leao reduce da mondiale pure lui, ma sicuramente distratto dal rinnovo di contratto e poi il mese orribile di Kalulu e Tomori che ha veramente ha dell’incredibile se li paragoniamo ai giocatori delle ultime tre partite, soprattutto Pierino, che sembra essere ritornato a sui standard a cui ci aveva abituato.
Insomma tutta una serie di sfighe incredibili, poi sul capitolo infortuni rivoltiamo il coltello nella piaga. Vedi l’ultimo caso Bennacer, per non parlare di Maignan.
Giocatori con infortuni lievi che spariscono, o altri che diventano infiniti e qui secondo me senza entrare nel dettaglio perché non ho competenze in merito, ma sicuramente c’è un difetto di comunicazione e qualcosa che va sicuramente migliorato.
In chiusura permettetemi due ricordi, il primo è per Ilario Castagner, l’allenatore del mio primo Milan, quello della stagione 1982/1983 che ha segnato il ritorno in serie A, la stagione in cui ho consegnato la mia anima al diavolo. In tanti lo ricordano per la sua plateale reazione in cui mando a quel paese Blissett nel famoso gol sbagliato a porta vuota nel derby, ma quel Milan di serie B è stato uno dei più bei Milan che io ricordi e che porto sempre nel cuore. Ciao Ilario, anche se poi sei passato nell’altra sponda del Naviglio il mio affetto per te è rimasto immutato.
Il secondo è per El Paron Rocco, il 20 febbraio 1979 ci lasciava uno dei padri fondatori del Milanismo, ho avuto il piacere e forse l’incoscienza di provare a raccontarlo, anche qui sul Night. Ciao Nereo e ogni tanto di la tua perché il gioco del calcio è semplice: “Scopo del zogo, ostrega, xe de meter el balon dentro la porta”. Ciao Nereo

W Milan

Harlock

"Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero" Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit....Grazie per avermi fatto milanista.